Politica

I VERBALI

L'ultima verità di Luigi Lusi
"Alcuni nella Margherita sapevano"

"Non rubavo, investivo": l'ex tesoriere del partito di Rutelli, poi confluito nel Pd, si difende così dall'accusa di essersi appropriato di 25 milioni di euro ai danni del partito. "Ho svolto un'attività fiduciaria". E sugli acquisti di immobili, c'era qualcuno informato. "Ma non faccio nomi" di CARLO BONINI

3 minuti di lettura
ROMA - Cosa ha raccontato esattamente Luigi Lusi al procuratore capo Giuseppe Pignatone, all'aggiunto Alberto Caperna, al pm Stefano Pesci? Quali parole ha usato, quali circostanze ha indicato che interpellano l'ex vertice della Margherita?

"FIDUCIARIO PER CONTO DEL PARTITO"
 Sostiene a verbale il senatore di non essere "il predone" di 25 milioni di euro. Di "aver operato come tesoriere della Margherita per creare una serie di posizioni finanziarie e immobiliari di carattere fiduciario". "Non rubavo", dice. "Investivo" per conto del Partito, utilizzando le società "Luigia ltd." e "TTT srl.".

Ed "era inteso", aggiunge, che "quando la Margherita avesse esaurito la sua liquidità di cassa, le ville con tenuta di Genzano e Ariccia, l'immobile in via Monserrato acquistati con i soldi del Partito sarebbero stati dismessi e liquidati a vantaggio e nell'interesse della Margherita".

Prova ne sia, aggiunge, la decisione (formalizzata ieri dal suo avvocato Luca Petrucci) di cedere alla Margherita le quote della Luigi ltd., la sua cassaforte immobiliare. "Fiduciari", a suo dire anche i "prestiti infruttiferi e in contanti" (mai restituiti) per oltre 500 mila euro al fratello Angelo, ai nipoti, ad alcuni amici, così come "le spese di ristrutturazione per gli immobili di Capistrello". Mentre, del tutto ignari, e dunque "innocenti", sarebbero sua moglie Giovanna Petricone, suo genero, i suoi nipoti Emanuele e Micol.

"ALCUNI SAPEVANO"
Quanto alla consapevolezza dei vertici della Margherita della sua "attività fiduciaria", racconta: "Dopo il 2007, quando il Partito confluì nel Pd, si pose il problema di assicurare un futuro ai rimborsi elettorali, ingenti, destinati in futuro alla Margherita. Per gli immobili, nessuno mi conferì un mandato specifico. Mi fu detto in generale di investire la liquidità nei migliori modi possibili. Per altro, dell'acquisto degli immobili alcuni sapevano, ma preferisco non farne i nomi, perché so bene che nessuno confermerebbe quanto dico".

Del resto, a suo dire, il vertice della Margherita, a cominciare da Rutelli, aveva fiducia in lui perché "garante" di un "patto" sull'uso delle risorse destinate alla politica, stretto sempre nel 2007. "C'era un accordo, di cui ero considerato garante, per la ripartizione dei fondi e delle spese tra Popolari e rutelliani. Il 60% ai primi. Il 40% ai secondi. I Popolari sapevano bene come le risorse erano distribuite tra di loro. Lo sapeva anche Rutelli. Mentre i Popolari non sapevano quanto aveva Rutelli. Bocci e Rutelli erano attenti alle rispettive spese. Forse, tra le due correnti, Rutelli ha avuto qualcosa in più, perché con lui eravamo in sodalizio politico da sempre ed era comunque il Presidente".

"NON SO COME ABBIANO SPESO I SOLDI"
Il "Patto", il "garante", "gli investimenti fiduciari". E' una difesa che tutto vuole riportare alla dimensione "politica" dell'affare. Spaghetti al caviale e convegni. Ville, viaggi e uso delle risorse di un Partito. I pm, scettici e a tratti increduli, sollecitano l'ex tesoriere. "Qualcuno, nella Margherita" ha utilizzato le risorse del Partito per usi diversi dalla politica? "Non lo so", risponde Lusi. "Quando si sarebbero dovuti vendere gli immobili di Genzano, Ariccia, Monserrato?". "Presto, perché la liquidità del Partito si stava esaurendo". "Era davvero così conveniente investire in immobili, pagandoci anche 5 milioni di tasse?". "Si. Se oggi rivendessimo gli immobili otterremmo una cifra superiore".

ANNOTAZIONI E ASSEGNI
Lusi dice di non avere prove del "patto", né del mandato "fiduciario". La sua parola, insomma, contro quella degli ex compagni di strada. Sugli assegni con beneficiario in bianco, tratti dal conto del Partito (parte dei quali utilizzati per comprare la villa di Ariccia) fa fede la sua memoria. Sulla ripartizione delle risorse della Margherita, spiega, "dal 2009 ho annotato quanto distribuivo proprio per garantire che l'accordo fosse rispettato". Quanto poi alla contabilità opaca, "Non la posso negare. Ma l'opacità non era una mia esigenza. E' propria di tutti i partiti ed era necessaria a mascherare le operazioni fiduciarie".

I PRESTITI
Per dimostrare ai pm di non avere più nulla da nascondere, l'ex tesoriere indica ai pm operazioni effettuate con denaro del Partito, sin qui non individuate dall'indagine. Prestiti infruttiferi e sin qui non restituiti. A suo dire, anche queste curiose "operazioni fiduciarie". "Ho prestato 100 mila euro a mio fratello Angelo, 120 mila a mio nipote Emanuele, circa 360 mila a Giovanna Meloni e Roberto Canulli (due amici ndr.), 130 mila a mio nipote Giovanni Tuteri".

VIAGGI? MI SPETTAVA UN COMPENSO
Lusi tuttavia sa bene di dover spiegare cose che con gli investimenti fiduciari davvero non hanno nulla a che fare. I viaggi, gli hotel, i ristoranti, nonché il denaro che dal conto di sua moglie, Giovanna Petricone (1 milione e 600 mila euro) e dalla "TTT" (273 mila euro)  arriva alla società canadese "Filor", che - ammette - "vengono impiegati per un mio investimento privato. La costruzione di una casa nel paese in cui è nata mia moglie".

La mette così: "Le mie spese per viaggi stanno nel sistema di cui ho parlato. Quanto alle mie spese personali, alla fine del mio incarico di tesoriere avrei fatto un conto tra quanto avevo speso e quanto ritengo che il Partito mi avrebbe dovuto versare come spettanza". Un compenso "implicito". Ma concordato con chi? "Ritengo di non rispondere", dice.

I FONDI DEL TERREMOTO
C'è un ultimo capitolo di questa storia che i pm affrontano: 85 mila euro che Lusi raccoglie per i terremotati dell'Aquila. Che all'Aquila non sono mai arrivati e che si spostano da un conto di Lusi a quello del fratello Antonino (sindaco pd di Capistrello). "Mi ero sposato - spiega - e chiesi come regalo di nozze un contributo per i terremotati. Sono soldi che intendo dare al sindaco dell'Aquila Cialente, che ho incontrato nel dicembre scorso, per realizzare un parco dell'acqua. Sono stati depositati per un periodo sul conto di mio fratello per evitare che fossero oggetto di un'esecuzione da parte di Atac nei miei confronti".
 
I commenti dei lettori