ROMA - La Camera ha approvato la legge di riforma del finanziamento dei partiti con 291 sì. I voti contrari sono stati 78, gli astenuti 17. Ora il provvedimento passa all'esame del Senato. 'Avevamo detto dimezzamento e
dimezzamento e' stato - ha commentato soddisfatto il segretario Pd Pier Luigi Bersani - e il Pd ha tirato il carro". Sono stati molti, però, i momenti di scontro in aula e fuori.
Uno dei punti più discussi è l'articolo 6 della riforma dei rimborsi ai partiti, approvato dai deputati malgrado il possibile conflitto con la Corte dei Conti esploso con la lettera del presidente Luigi Giampaolino inviata a Gianfranco Fini. Alla commissione ad hoc cui sarà affidato il compito di controllare i bilanci dei partiti che abbiano conseguito almeno il 2 per cento alla Camera o che abbiano eletto almeno un deputato o un senatore o un parlamentare europeo o un consigliere regionale o un consigliere delle province di Trento e Bolzano. La commissione sarà composta da cinque membri, di cui uno designato dal primo presidente della Corte di Cassazione, uno designato dal presidente del Consiglio di Stato e tre designati dal presidente della Corte dei Conti. Due di questi ultimi devono essere revisori contabili iscritti nel relativo registro. Ai componenti della commissione non è corrisposto alcun compenso per l'attività prestata ai sensi della legge sul finanziamento pubblico. Per la durata dell'incarico (quattro anni rinnovabili una sola volta) inoltre i membri non possono assumere altri incarichi o funzioni. Per il presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, la commissione così composta "rappresenta una semplice attenuazione" di quel "vulnus costituzionale" da lui evidenziato nella lettera inviata a Fini, in cui rivendicava all'organo da lui presieduto il controllo dei conti dei partiti. La soluzione della commissione a 5 è "accettabile - precisa Giampaolino - solo e nella misura in cui il coordinamento della commissione sia attribuito ai rappresentanti di questa Corte".
L'articolo 6 stabilisce anche che i partiti che non presenteranno il rendiconto o la relazione della società di revisione o il verbale di approvazione del rendiconto, verranno sanzionati con una sanzione amministrativa pecuniaria consistente nella decurtazione dell'intero importo attribuito per l'anno in corso a titolo di rimborso delle spese elettorali e del contributo per il cofinanziamento. Per le altre violazioni le sanzioni sono molto varie ma non possono comunque superare nel loro complesso i due terzi dei rimborsi elettorali e dei contributi per il cofinanziamento complessivamente attribuiti per l'anno in corso. Verranno puniti anche i partiti che non abbiano destinato una quota pari almeno al 5 per cento dei rimborsi elettorali ricevuti ad iniziative volte ad accrescere la partecipazione attiva delle donne alla politica. La sanzione è di un ventesimo dei rimborsi elettorali e dei contributi per il cofinanziamento. In caso di sanzioni, verranno puniti anche i tesorieri che perderanno la legittimazione a sottoscrivere i rendiconti relativi agli esercizi dei cinque anni successivi.
La lettera della Corte. "I controlli spettano a noi". E' una dura bacchettata quella che la Corte dei Conti riserva in mattinata al presidente della Camera Gianfranco Fini. Oggetto del contendere l'esame del testo sui controlli dei bilanci e i finanziamenti ai partiti. Nella missiva, resa nota in aula dal radicale Maurizio Turco, si sottolinea che "la competenza a svolgere qualsiasi tipo di controllo su tale pubblica contribuzione non possa che spettare alla Corte stessa in ragione della sua posizione costituzionale di organo ausiliario del Parlamento e suprema magistratura in materie di contabilità pubblica". L'alto magistrato sottolinea che si tratta di una "mia opinione condivisa da tutta la Corte che ho l'onore di presiedere". "Conseguentemente- è scritto ancora nella missiva- soluzioni diverse quale pure quella che è stata prospettata di affidare un simile controllo a un organismo composto" da esponenti delle "tre supreme magistrature", ossia una commissione ad hoc, "non potrebbe non apparire sospettabile di incostituzionalità". Secca la replica di Gianclaudio Bressa del Pd: "Quella di Giampaolino è una interpretazione creativa della Costituzione".
Dopo l'approvazione del dimezzamento del finanziamento dei partiti e soprattutto della rata di rimborso elettorale in scadenza nel mese di luglio, l'esame procede con i restanti articoli compreso quello che stabilisce la delega al governo per l'adozione di un testo unico delle leggi sul finanziamento e per l'armonizzazione del regime relativo alle detrazioni fiscali. Inoltre i partiti non potranno investire la propria liquidità derivante dalla disponibilità di risorse pubbliche in strumenti finanziari diversi da titoli emessi da stati membri dell'unione europea.
Soldi ai terremotati. I 150 mln di euro risparmiati con il taglio dei rimborsi elettorali, sono stati assegnati ai terremotati dell'Emilia Romagna e alle popolazioni che hanno subito danni causati da eventi naturali negli ultimi tre anni. Lo ha deciso l'aula di Montecitorio, votando all'unanimità un emendamento.
Rimborsi anche con condannati. I partiti e i movimenti potranno continuare a ricevere i rimborsi elettorali anche se tra i loro candidati e tra i loro eletti ci fossero dei condannati. L'Aula della Camera, con 325 no, ha infatti respinto l'emendamento dell'Idv, prima firma Di Pietro, che puntava a interrompere l'erogazione delle risorse pubbliche in presenza di candidati o eletti condannati anche con sentenze non definitive. Contro la bocciatura hanno protestato anche i finiani. Lo Presti (Fli) ha annunciato la sua astensione sull'intero provvedimento.
Le reazioni. "All'interno del Parlamento noi dell'Italia dei Valori vogliamo far riflettere. Si sta, anzi stanno per votare l'ennesima legge porcata. Non rispettano la volontà popolare che chiaramente ha chiesto l'abolizione del finanziamento ai partiti, ma anche che a controllare i conti dei partiti sia un organo eletto ad hoc" dice il leader dell'Italia dei Valori Antonio Di Pietro.
dimezzamento e' stato - ha commentato soddisfatto il segretario Pd Pier Luigi Bersani - e il Pd ha tirato il carro". Sono stati molti, però, i momenti di scontro in aula e fuori.
Uno dei punti più discussi è l'articolo 6 della riforma dei rimborsi ai partiti, approvato dai deputati malgrado il possibile conflitto con la Corte dei Conti esploso con la lettera del presidente Luigi Giampaolino inviata a Gianfranco Fini. Alla commissione ad hoc cui sarà affidato il compito di controllare i bilanci dei partiti che abbiano conseguito almeno il 2 per cento alla Camera o che abbiano eletto almeno un deputato o un senatore o un parlamentare europeo o un consigliere regionale o un consigliere delle province di Trento e Bolzano. La commissione sarà composta da cinque membri, di cui uno designato dal primo presidente della Corte di Cassazione, uno designato dal presidente del Consiglio di Stato e tre designati dal presidente della Corte dei Conti. Due di questi ultimi devono essere revisori contabili iscritti nel relativo registro. Ai componenti della commissione non è corrisposto alcun compenso per l'attività prestata ai sensi della legge sul finanziamento pubblico. Per la durata dell'incarico (quattro anni rinnovabili una sola volta) inoltre i membri non possono assumere altri incarichi o funzioni. Per il presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, la commissione così composta "rappresenta una semplice attenuazione" di quel "vulnus costituzionale" da lui evidenziato nella lettera inviata a Fini, in cui rivendicava all'organo da lui presieduto il controllo dei conti dei partiti. La soluzione della commissione a 5 è "accettabile - precisa Giampaolino - solo e nella misura in cui il coordinamento della commissione sia attribuito ai rappresentanti di questa Corte".
L'articolo 6 stabilisce anche che i partiti che non presenteranno il rendiconto o la relazione della società di revisione o il verbale di approvazione del rendiconto, verranno sanzionati con una sanzione amministrativa pecuniaria consistente nella decurtazione dell'intero importo attribuito per l'anno in corso a titolo di rimborso delle spese elettorali e del contributo per il cofinanziamento. Per le altre violazioni le sanzioni sono molto varie ma non possono comunque superare nel loro complesso i due terzi dei rimborsi elettorali e dei contributi per il cofinanziamento complessivamente attribuiti per l'anno in corso. Verranno puniti anche i partiti che non abbiano destinato una quota pari almeno al 5 per cento dei rimborsi elettorali ricevuti ad iniziative volte ad accrescere la partecipazione attiva delle donne alla politica. La sanzione è di un ventesimo dei rimborsi elettorali e dei contributi per il cofinanziamento. In caso di sanzioni, verranno puniti anche i tesorieri che perderanno la legittimazione a sottoscrivere i rendiconti relativi agli esercizi dei cinque anni successivi.
La lettera della Corte. "I controlli spettano a noi". E' una dura bacchettata quella che la Corte dei Conti riserva in mattinata al presidente della Camera Gianfranco Fini. Oggetto del contendere l'esame del testo sui controlli dei bilanci e i finanziamenti ai partiti. Nella missiva, resa nota in aula dal radicale Maurizio Turco, si sottolinea che "la competenza a svolgere qualsiasi tipo di controllo su tale pubblica contribuzione non possa che spettare alla Corte stessa in ragione della sua posizione costituzionale di organo ausiliario del Parlamento e suprema magistratura in materie di contabilità pubblica". L'alto magistrato sottolinea che si tratta di una "mia opinione condivisa da tutta la Corte che ho l'onore di presiedere". "Conseguentemente- è scritto ancora nella missiva- soluzioni diverse quale pure quella che è stata prospettata di affidare un simile controllo a un organismo composto" da esponenti delle "tre supreme magistrature", ossia una commissione ad hoc, "non potrebbe non apparire sospettabile di incostituzionalità". Secca la replica di Gianclaudio Bressa del Pd: "Quella di Giampaolino è una interpretazione creativa della Costituzione".
Dopo l'approvazione del dimezzamento del finanziamento dei partiti e soprattutto della rata di rimborso elettorale in scadenza nel mese di luglio, l'esame procede con i restanti articoli compreso quello che stabilisce la delega al governo per l'adozione di un testo unico delle leggi sul finanziamento e per l'armonizzazione del regime relativo alle detrazioni fiscali. Inoltre i partiti non potranno investire la propria liquidità derivante dalla disponibilità di risorse pubbliche in strumenti finanziari diversi da titoli emessi da stati membri dell'unione europea.
Soldi ai terremotati. I 150 mln di euro risparmiati con il taglio dei rimborsi elettorali, sono stati assegnati ai terremotati dell'Emilia Romagna e alle popolazioni che hanno subito danni causati da eventi naturali negli ultimi tre anni. Lo ha deciso l'aula di Montecitorio, votando all'unanimità un emendamento.
Rimborsi anche con condannati. I partiti e i movimenti potranno continuare a ricevere i rimborsi elettorali anche se tra i loro candidati e tra i loro eletti ci fossero dei condannati. L'Aula della Camera, con 325 no, ha infatti respinto l'emendamento dell'Idv, prima firma Di Pietro, che puntava a interrompere l'erogazione delle risorse pubbliche in presenza di candidati o eletti condannati anche con sentenze non definitive. Contro la bocciatura hanno protestato anche i finiani. Lo Presti (Fli) ha annunciato la sua astensione sull'intero provvedimento.
Le reazioni. "All'interno del Parlamento noi dell'Italia dei Valori vogliamo far riflettere. Si sta, anzi stanno per votare l'ennesima legge porcata. Non rispettano la volontà popolare che chiaramente ha chiesto l'abolizione del finanziamento ai partiti, ma anche che a controllare i conti dei partiti sia un organo eletto ad hoc" dice il leader dell'Italia dei Valori Antonio Di Pietro.