TORINO - "Tenuto conto delle specificità del pubblico impiego auspico parità di trattamento tra i lavoratori del settore privato e quelli del settore pubblico". Così il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, dopo che il ministro della Pubblica amministrazione Filippo Patroni Griffi ha chiarito oggi che nella delega del pubblico impiego non sono previsti i licenziamenti. Tra i due esponenti del governo si è dunque consumato un nuovo duello sul licenziamento individuale dei dipendenti pubblici, uno scontro terminato in serata si chiude con una
nota congiunta, che sembra dare una botta al cerchio ed una alla botte. Il comunicato ribadisce l'unità d'intenti dell'esecutivo e comunque conferma: il tema del licenziamento dei dipendenti pubblici è sul tavolo e sarà esaminato dal Consiglio dei ministri.
LO SPECIALE RIFORMA DEL LAVORO
Lo scontro. La norma sui licenziamenti disciplinari non è contenuta nella bozza di delega per la riforma del pubblico impiego, annuncia in mattinata Patroni Griffi, dopo le indiscrezioni circolate nei giorni scorsi sul ddl che dovrà approdare quanto prima in Consiglio dei ministri, per poi passare all'esame del Parlamento. La delega "non conterrà una disposizione specifica sui licenziamenti disciplinari ma rimetterà la materia al Parlamento", assicura.
Tre ore dopo la replica di Fornero. "Nei giorni scorsi avevo già espresso questo auspicio - ha detto - e credo che debba essere preso in considerazione. Io sono anche ministro delle Pari Opportunità che non riguarda solo uomini e donne ma anche lavoratori pubblici e privati, lavoratori immigrati e lavoratori nativi. C'è un concetto più ampio ed è in contrasto con il mio mandato dire che le cose dovrebbero andare diversamente".
In serata si arriva a un comunicato congiunto: "Il primo obiettivo della delega che presto sarà discussa dal Consiglio dei ministri - sottolineano i ministri della Funzione Pubblica e del Lavoro nella nota congiunta - è migliorare la Pubblica Amministrazione. Il secondo è renderla più efficiente. Il terzo è aumentare la sua produttività. Il quarto è fare in modo che sia più trasparente". Con la formula di compromesso: "I licenziamenti sono una sanzione e possono essere un deterrente. Dunque sono uno strumento, non l'unico".
nota congiunta, che sembra dare una botta al cerchio ed una alla botte. Il comunicato ribadisce l'unità d'intenti dell'esecutivo e comunque conferma: il tema del licenziamento dei dipendenti pubblici è sul tavolo e sarà esaminato dal Consiglio dei ministri.
LO SPECIALE RIFORMA DEL LAVORO
Lo scontro. La norma sui licenziamenti disciplinari non è contenuta nella bozza di delega per la riforma del pubblico impiego, annuncia in mattinata Patroni Griffi, dopo le indiscrezioni circolate nei giorni scorsi sul ddl che dovrà approdare quanto prima in Consiglio dei ministri, per poi passare all'esame del Parlamento. La delega "non conterrà una disposizione specifica sui licenziamenti disciplinari ma rimetterà la materia al Parlamento", assicura.
Tre ore dopo la replica di Fornero. "Nei giorni scorsi avevo già espresso questo auspicio - ha detto - e credo che debba essere preso in considerazione. Io sono anche ministro delle Pari Opportunità che non riguarda solo uomini e donne ma anche lavoratori pubblici e privati, lavoratori immigrati e lavoratori nativi. C'è un concetto più ampio ed è in contrasto con il mio mandato dire che le cose dovrebbero andare diversamente".
In serata si arriva a un comunicato congiunto: "Il primo obiettivo della delega che presto sarà discussa dal Consiglio dei ministri - sottolineano i ministri della Funzione Pubblica e del Lavoro nella nota congiunta - è migliorare la Pubblica Amministrazione. Il secondo è renderla più efficiente. Il terzo è aumentare la sua produttività. Il quarto è fare in modo che sia più trasparente". Con la formula di compromesso: "I licenziamenti sono una sanzione e possono essere un deterrente. Dunque sono uno strumento, non l'unico".