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Legge elettorale, Pd e Udc si sfilano dall'intesa
Calderoli: "Possibile un'altra maggioranza"

La bozza proposta dal leghista prevede un premio del 12% per la coalizione che conquista il 40% dei seggi. Sarcasmo dei democratici: ""Il nome stesso mette qualche dubbio in proposito". Fermo no di Casini: "Per noi non funziona"
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ROMA - Dopo le aperture di ieri, torna in alto mare l'ipotesi di un'intesa sulla riforma elettorale. "Il Pd ha fatto marcia indietro quando ieri non aveva ancora il documento, che ha avuto ieri sera", lamenta oggi Roberto Calderoli, autore del testo di sintesi su cui ieri pareva essere stata raggiunta una convergenza tra le principali forze politiche. "Ma io - precisa l'esponente leghista - vado avanti lo stesso, chi ci sta ci sta. O è sì o è no, non voglio carciofi. In ogni caso domani ci sarà un documento" e se il Pd dirà di no "ci sarà un'altra maggioranza che porterà avanti" la riforma della legge elettorale, "se uno decide di isolarsi rispetto al resto del mondo...". Maggioranza che secondo Calderoli potrebbe non essere necessariamente una riedizione del vecchio asse tra Pdl e Lega. "C'è anche l'interessamento dell'Idv e del Terzo Polo", afferma.

Se il Pd di bozza Calderoli no…
ROMA - Dopo le aperture di ieri, torna in alto mare l'ipotesi di un'intesa sulla riforma elettorale. "Il Pd ha fatto marcia indietro quando ieri non aveva ancora il documento, che ha avuto ieri sera", lamenta oggi Roberto Calderoli, autore del testo di sintesi su cui ieri pareva essere stata raggiunta una convergenza tra le principali forze politiche. "Ma io - precisa l'esponente leghista - vado avanti lo stesso, chi ci sta ci sta. O è sì o è no, non voglio carciofi. In ogni caso domani ci sarà un documento" e se il Pd dirà di no "ci sarà un'altra maggioranza che porterà avanti" la riforma della legge elettorale, "se uno decide di isolarsi rispetto al resto del mondo...". Maggioranza che secondo Calderoli potrebbe non essere necessariamente una riedizione del vecchio asse tra Pdl e Lega. "C'è anche l'interessamento dell'Idv e del Terzo Polo", afferma.

Se il Pd di bozza Calderoli non ne vuole neppure sentir parlare ("Il nome stesso mette qualche dubbio in proposito. Sono molto molto cauto da una proposta con quella firma", spiega il segretario Pier Luigi Bersani), a prendere le distanze dal nuovo tentativo di mediazione è stato anche l'Udc, mentre "l'interessamento" dell'Idv appare molto vago e quello di Fli in realtà un netto dissenso. "Per noi non funziona affatto", ha tagliato corto il segretario Udc, Lorenzo Cesa. Giudizio che ha poi ricevuto l'ok di Pierferdinando Casini. "Mi sembra confusa. Io non l'ho vista ma dice Cesa che non va bene", sottolinea il leader centrista.

"Senza un testo scritto tutto quello che leggiamo sono affermazioni senza fondamento - afferma il capogruppo dell'Italia dei Valori in Senato, Felice Belisario - L'Idv ha come obiettivo quello di cancellare il Porcellum, restituendo centralità agli italiani. Per questo darà il suo contributo nelle sedi istituzionali per evitare pasticci che potrebbero rendere ingovernabile il Paese per cinque anni". Gelo invece da Fli.  "La bozza Calderoli non convince perché trasforma il Porcellum in porcellinum ma resta pur sempre una porcata", sentenzia il vicepresidente Italo Bocchino.

Il testo messo a punto dall'ex ministro prevede un premio di maggioranza del 12 per cento alla coalizione che supera una soglia del 40 per cento dei seggi. Un ritocco rispetto alla bozza che ieri era stata illustrata in commissione Affari costituzionali in vista del voto di domani per l'adozione di un testo base. La traccia di ieri indicava come soglia per coalizioni il 45 per cento. Il Pd aveva chiesto di abbassarla al 40%, ma le obiezioni dei democratici sono in realtà molto più ampie.

SCHEDA: COSA PREVEDE LA BOZZA

Altri punti importanti della bozza elaborata dall'esponente del Carroccio sono: scelta dei candidati sulla base di liste plurinominali brevi e con i nomi visibili sulla scheda elettorale e sbarramento nazionale al 5%; sistema elettorale proporzionale corretto.

A margine del confronto sulla riforma elettorale, da registrare l'ennesima presa di posizione di Bersani sull'ipotesi di un Monti bis. "Monti a cominciare dalle
dichiarazioni a New York non è estraneo alla prospettiva che l'Italia deve essere un paese normale, non figlio di un Dio minore ma della democrazia europea", commenta il segretario del Pd al termine dell'incontro a Palazzo Chigi con il premier.