MILANO - Alessandro Sallusti resta agli arresti domiciliari. Lo ha deciso il giudice della Sorveglianza di Milano, Guido Brambilla, che ha respinto l'istanza presentata sabato scorso con la quale la difesa del giornalista chiedeva che il direttore de iI Giornale scontasse la sua pena a 14 mesi di detenzione in carcere. Condannato per diffamazione, Sallusti aveva manifestato la sua volontà di andare in prigione evadendo dai domiciliari.
Nel motivare il 'no' all'istanza, il giudice Brambilla ha spiegato che la legge 'svuota-carceri', sulla base della quale sono stati disposti i domiciliari per Alessandro Sallusti, "costituisce un istituto adottato dal legislatore per fare fronte a superiori esigenze deflattive imposte dal sovraffollamento inframurario, al fine di garantire così una migliore organizzazione degli istituti di pena" e "opera indipendentemente da una specifica istanza di parte", ossia di una richiesta di andare in carcere. "L'istanza proposta da Sallusti Alessandro - ha scritto il giudice - sembra orientata, per il suo tenore letterale, a ottenere 'contro se, una nuova e diversa valutazione, da parte di questo ufficio, rispetto a quella dell'ordinanza (...) i motivi di doglianza, invero, si traducono nella generica prospettazione, da parte di Sallusti, di avere beneficiato di un privilegio mai richiesto, a discapito di situazioni analoghe riguardanti altri soggetti condannati".
Il 30 novembre, in una conferenza stampa, Sallusti aveva detto di rifiutare la sentenza che stabiliva gli arresti domiciliari: "Come cittadino italiano ne prendo atto e chiedo di essere mandato in carcere", aveva detto. "O dicono che non sono un delinquente abituale oppure mi mandino in carcere. Le scorciatorie della magistratura per pulirsi la coscenza non mi stanno bene". Il direttore del quotidiano di via Negri spiegava nell'istanza di non aver "richiesto alcun beneficio o misura alternativa" e che "il mio caso" è "stato additato dalla stampa quale frutto di una condizione privilegiata rispetto a quella di altri condannati verso i quali l'applicazione della detenzione domiciliare non è stata richiesta o concessa".
Dalla casa di Daniela Santanchè dove sta scontando la pena a un anno e due mesi, Sallusti è 'evaso' il primo dicembre. Prelevato in diretta tv nella sede del suo quotidiano (VIDEO) era stato portato nella sua abitazione ma dopo appena qualche minuto dall'arrivo era uscito, violando subito gli obblighi domiciliari. Gli agenti della Digos lo avevano arrestato subito e portato in questura. Dopo poco più di un'ora, Sallusti era stato processato per direttissima e a porte chiuse. Il direttore de il Giornale si era impegnato a rispettare le prescrizioni per i domiciliari (può uscire di casa soltanto dalle 10 alle 12) e aveva spiegato come l'evasione fosse stata "un gesto simbolico" e che non sarebbe diventato un "latitante". Poi era tornato a casa, (VIDEO) scortato di nuovo dalla polizia. Il prossimo 6 dicembre si terrà la nuova udienza in cui Sallusti sarà giudicato per l'evasione, reato per il quale rischia da uno a tre anni di reclusione.
Per il direttore de il Giornale domani si aprirà la prima udienza anche per un altro caso di diffamazione nei confronti di un magistrato. Imputati per diffamazione la cronista Barbara Romano e il generale Antonio Pappalardo per un'intervista pubblicata il 3 luglio 2007 su Libero, di cui allora era direttore. Quest'ultimo risponde di omesso controllo. Parte civile l'ex sostituto procuratore militare di Padova, Maurizio Block.
Sulla vicenda Sallusti il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sta "considerando tutte le ipotesi del caso, particolarmente complesso, che richiede responsabilità da tutti", aveva scritto su Twitter Pasquale Cascella, portavoce del capo dello Stato. Ma la grazia che Napolitano potrebbe concedere a Sallusti è appesa a molti fili. Uno conduce ovviamente al direttore del Giornale, alla sua compagna Daniela Santanché, al figlio, ai suoi avvocati, a chi potrebbe chiedere un provvedimento di clemenza. Ma Santanché nega la possibilità: "La grazia? Nessuno di noi farà un passo, questa non è una battaglia di Alessandro, ma di tutti i giornalisti, dovrebbe farsi avanti il presidente dell'Ordine Iacopino". Ma sull'udienza che giudicherà l'evasione è preoccupata: "Io ho visto il filmato, lui non è evaso affatto, ma se gli danno due o tre anni che succede?". Se dovessero condannarlo sarebbe la pietra tombale su qualsiasi grazia. Al Quirinale lo sanno bene tant'è che nel colloquio di domenica tra Napolitano e Severino si era parlato anche di questo.
L'ufficio esecuzione della Procura di Milano, che non ha condiviso la scelta del procuratore capo Edmondo Bruti Liberati di chiedere i domiciliari per Alessandro Sallusti, continuerà comunque ad applicare l'ordine di carcerazione per i condannati che nei 30 giorni dalla sentenza non chiederanno misure alternative. Da quanto emerge, il caso del direttore de Il Giornale, resterà un 'unicum' e l'ufficio esecuzione non applicherà per altri detenuti la 'doppia sospensione' della pena, come avvenuto per il giornalista su decisione di Bruti Liberati. I magistrati dell'ufficio esecuzione (procuratore aggiunto Nunzia Gatto, pm Ferdinando Pomarici, Nicola Balice, Chiara De Iorio, Laura Gay) dopo una riunione hanno deciso di continuare a 'muoversi' per i casi simili a quello di Sallusti come facevano già prima. Quindi, i condannati a pene sotto i 3 anni che, nei trenta giorni dal deposito della sentenza, non chiederanno una misura alternativa (ad esempio, l'affidamento in prova ai servizi sociali o i domiciliari), finiranno in carcere.
Per Sallusti, invece, su richiesta di Bruti Liberati, è stata applicata la sospensione della pena anche dopo la sua rinuncia a chiedere la misura alternativa e sono stati chiesti i domiciliari sulla base della legge 'svuota-carceri' e dei requisti previsti (pena inferiore ai 18 mesi, domicilio idoneo e mancanza di pericolosità sociale). Ai pm dell'ufficio esecuzione, da quanto si è saputo, il caso Sallusti è stato 'presentato' come un 'unicum' e i magistrati non hanno condiviso questa linea del procuratore 'capo', che poi ha avocato a sè il fascicolo.
Nel motivare il 'no' all'istanza, il giudice Brambilla ha spiegato che la legge 'svuota-carceri', sulla base della quale sono stati disposti i domiciliari per Alessandro Sallusti, "costituisce un istituto adottato dal legislatore per fare fronte a superiori esigenze deflattive imposte dal sovraffollamento inframurario, al fine di garantire così una migliore organizzazione degli istituti di pena" e "opera indipendentemente da una specifica istanza di parte", ossia di una richiesta di andare in carcere. "L'istanza proposta da Sallusti Alessandro - ha scritto il giudice - sembra orientata, per il suo tenore letterale, a ottenere 'contro se, una nuova e diversa valutazione, da parte di questo ufficio, rispetto a quella dell'ordinanza (...) i motivi di doglianza, invero, si traducono nella generica prospettazione, da parte di Sallusti, di avere beneficiato di un privilegio mai richiesto, a discapito di situazioni analoghe riguardanti altri soggetti condannati".
Il 30 novembre, in una conferenza stampa, Sallusti aveva detto di rifiutare la sentenza che stabiliva gli arresti domiciliari: "Come cittadino italiano ne prendo atto e chiedo di essere mandato in carcere", aveva detto. "O dicono che non sono un delinquente abituale oppure mi mandino in carcere. Le scorciatorie della magistratura per pulirsi la coscenza non mi stanno bene". Il direttore del quotidiano di via Negri spiegava nell'istanza di non aver "richiesto alcun beneficio o misura alternativa" e che "il mio caso" è "stato additato dalla stampa quale frutto di una condizione privilegiata rispetto a quella di altri condannati verso i quali l'applicazione della detenzione domiciliare non è stata richiesta o concessa".
Dalla casa di Daniela Santanchè dove sta scontando la pena a un anno e due mesi, Sallusti è 'evaso' il primo dicembre. Prelevato in diretta tv nella sede del suo quotidiano (VIDEO) era stato portato nella sua abitazione ma dopo appena qualche minuto dall'arrivo era uscito, violando subito gli obblighi domiciliari. Gli agenti della Digos lo avevano arrestato subito e portato in questura. Dopo poco più di un'ora, Sallusti era stato processato per direttissima e a porte chiuse. Il direttore de il Giornale si era impegnato a rispettare le prescrizioni per i domiciliari (può uscire di casa soltanto dalle 10 alle 12) e aveva spiegato come l'evasione fosse stata "un gesto simbolico" e che non sarebbe diventato un "latitante". Poi era tornato a casa, (VIDEO) scortato di nuovo dalla polizia. Il prossimo 6 dicembre si terrà la nuova udienza in cui Sallusti sarà giudicato per l'evasione, reato per il quale rischia da uno a tre anni di reclusione.
Per il direttore de il Giornale domani si aprirà la prima udienza anche per un altro caso di diffamazione nei confronti di un magistrato. Imputati per diffamazione la cronista Barbara Romano e il generale Antonio Pappalardo per un'intervista pubblicata il 3 luglio 2007 su Libero, di cui allora era direttore. Quest'ultimo risponde di omesso controllo. Parte civile l'ex sostituto procuratore militare di Padova, Maurizio Block.
Sulla vicenda Sallusti il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sta "considerando tutte le ipotesi del caso, particolarmente complesso, che richiede responsabilità da tutti", aveva scritto su Twitter Pasquale Cascella, portavoce del capo dello Stato. Ma la grazia che Napolitano potrebbe concedere a Sallusti è appesa a molti fili. Uno conduce ovviamente al direttore del Giornale, alla sua compagna Daniela Santanché, al figlio, ai suoi avvocati, a chi potrebbe chiedere un provvedimento di clemenza. Ma Santanché nega la possibilità: "La grazia? Nessuno di noi farà un passo, questa non è una battaglia di Alessandro, ma di tutti i giornalisti, dovrebbe farsi avanti il presidente dell'Ordine Iacopino". Ma sull'udienza che giudicherà l'evasione è preoccupata: "Io ho visto il filmato, lui non è evaso affatto, ma se gli danno due o tre anni che succede?". Se dovessero condannarlo sarebbe la pietra tombale su qualsiasi grazia. Al Quirinale lo sanno bene tant'è che nel colloquio di domenica tra Napolitano e Severino si era parlato anche di questo.
L'ufficio esecuzione della Procura di Milano, che non ha condiviso la scelta del procuratore capo Edmondo Bruti Liberati di chiedere i domiciliari per Alessandro Sallusti, continuerà comunque ad applicare l'ordine di carcerazione per i condannati che nei 30 giorni dalla sentenza non chiederanno misure alternative. Da quanto emerge, il caso del direttore de Il Giornale, resterà un 'unicum' e l'ufficio esecuzione non applicherà per altri detenuti la 'doppia sospensione' della pena, come avvenuto per il giornalista su decisione di Bruti Liberati. I magistrati dell'ufficio esecuzione (procuratore aggiunto Nunzia Gatto, pm Ferdinando Pomarici, Nicola Balice, Chiara De Iorio, Laura Gay) dopo una riunione hanno deciso di continuare a 'muoversi' per i casi simili a quello di Sallusti come facevano già prima. Quindi, i condannati a pene sotto i 3 anni che, nei trenta giorni dal deposito della sentenza, non chiederanno una misura alternativa (ad esempio, l'affidamento in prova ai servizi sociali o i domiciliari), finiranno in carcere.
Per Sallusti, invece, su richiesta di Bruti Liberati, è stata applicata la sospensione della pena anche dopo la sua rinuncia a chiedere la misura alternativa e sono stati chiesti i domiciliari sulla base della legge 'svuota-carceri' e dei requisti previsti (pena inferiore ai 18 mesi, domicilio idoneo e mancanza di pericolosità sociale). Ai pm dell'ufficio esecuzione, da quanto si è saputo, il caso Sallusti è stato 'presentato' come un 'unicum' e i magistrati non hanno condiviso questa linea del procuratore 'capo', che poi ha avocato a sè il fascicolo.