Politica

Tra Roma e Parigi una vera alleanza

Un asse già sperimentato con successo, come ricorda lo stesso presidente francese, esattamente un anno fa quando a Palazzo Chigi c’era Mario Monti. E all’alleanza si aggiungeranno il Belgio e la Spagna

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PARIGI – Ecco l’asse Italia-Francia. E’ un’alleanza vera quella siglata all’Eliseo tra Enrico Letta e Francois Hollande. Che punta a risultati ambiziosi già al prossimo summit europeo di giugno. Un asse già sperimentato con successo, come ricorda lo stesso presidente francese, esattamente un anno fa quando a Palazzo Chigi c’era Mario Monti. E all’alleanza si aggiungeranno anche il Belgio e la Spagna. Non a caso Letta oggi incontra Di Rupo e la prossima settimana volerà a Madrid da Mariano Rajoy. Se un anno fa si lottava per salvare l’euro, questa volta si combatte per far ripartire l’economia e uscire dall’emergenza recessione che rischia di mettere in ginocchio anche la tenuta democratica dell’Unione. E il nemico, i protagonisti non possono dirlo ma è chiarissimo, ancora una volta sono Angela Merkel e il suo asse del Nord composto dal finlandese Jyrki Katainen e dall’olandese Mark Rutte.

La distanza tra i paladini della crescita e i campioni del rigore è emersa ieri a Berlino nella biletarale Letta-Merkel (e in precedenza quando al governo c’era Monti). L’Italia si impegna a rispettare i vincoli europei sul risanamento, ma vuole subito politiche continentali per rilanciare il Pil. I nordici no, dicono che con austerity e riforme (che però ci mettono anni ad avere effetto e nell’immediato sono socialmente dolorose) il benessere tornerà da solo. La battaglia è per giugno.

Al termine di un’ora e mezza di incontro, ben più lungo del previsto, Letta e Hollande si dicono "d’accordo al 100%". Il francese usa le stesse parole usate ieri da Letta al Bundeskanzleramt: "Per la crescita serve la stessa determinazione che l’Europa ha dedicato al rigore". E’ una chiamata alle armi, tanto che Hollande dice che si deve agire come allo "storico" vertice dello scorso giugno quando l’alleanza mediterranea, grazie al veto di Monti, riuscì a imporre lo scudo anti-spread che salvò l’euro.

Per ora Letta e Hollande non scoprono tutte le loro carte. L’inquilino dell’Eliseo dice che gli obiettivi sono la creazione dell’Unione bancaria utile alla stabilità finanziaria, l’attuazione di quel Patto per la crescita da 120 miliardi approvato un anno fa ma rimasto lettera morta, un maggiore coordinamento delle politiche economiche (caro alla Merkel, dunque si lotterà sul come) e l’anticipo al 2013 dell’implementazione del piano Ue per l’occupazione giovanile. Obiettivi ambiziosi ai quali si potrebbe aggiungere qualche proposta a sorpresa al momento allo studio degli sherpa di Roma, Madrid e Parigi.

Da vedere come Letta e Hollande sapranno negoziare con i partner Ue: Monti e il presidente francese si completavano l’un l’altro (uno molto tecnico, l’altro molto politico). Chissà se anche con il nuovo premier italiano l’alchimia funzionerà altrettanto bene. Ma la sfida di Letta in Europa ha anche un obiettivo più immediato. Se la Francia ha ottenuto più tempo per risanare i conti, l’Italia, per via di fondamentali economici peggiori, non può permetterselo. Dunque Letta conferma il pareggio di bilancio nel 2013 e punta alla chiusura della procedura per deficit eccesivo da parte di Bruxelles (a fine maggio). Solo così, in attesa di nuove politiche Ue per la crescita, potrà avere qualche margine di bilancio (spesa pubblica) riservato ai paesi virtuosi per finanziare le misure che ha annunciato in Parlamento per alleviare l’austerity, rilanciare l’economia e il lavoro.

Il "premier di servizio" non nasconde che se non otterrà questi risultati il governo avrà vita breve: "Questo viaggio in Europa è di politica interna, non estera, perché gli impegni presi in Parlamento si realizzano in queste tre capitali, Bruxelles, Parigi e Berlino". Ossigeno a breve termine, cambio di passo nel medio. E sul primo fronte, quello immediato, fondamentale la bilaterale di domani mattina con il presidente della Commissione Ue Josè Manuel Barroso. Al quale, dice Letta, "confermerò gli impegni presi con l’Ue". Però il neo presidente del Consiglio non potrà garantire subito le coperture per rendere compatibili le prime misure del governo (come il congelamento dell’Imu) con i parametri Ue sul deficit: "Lo farò in un secondo passaggio". Insomma, quando con Saccomanni avrà studiato i conti e le risorse a disposizione tornerà a Bruxelles per garantire, non solo politicamente, il rispetto degli impegni e ottenere il disco verde sul deficit. E ce n’è un gran bisogno, visto che dal discorso alle Camere di Letta le linee telefoniche tra Bruxelles e il Tesoro sono diventate letteralmente incandescenti.

La partita è di quelle della vita. Non solo per il governo, che senza aperture europee fallirà nel mantenere le promesse fatte alle Camere, ma per il Paese: "Se l’Europa contiunua a dare l’impressione di essere matrigna – avverte Letta - andiamo verso il disastro democratico". Dalla sua il premier ha la simpatia di tutti i leader, anche dei rigoristi, come era accaduto con Monti. A Berlino e nelle altre capitali Letta sembra affidabile e soprattutto è visto come l’ultimo baluardo contro la vittoria del populismo berlusconiano o, ancora peggio (per i partner Ue), grillino. Ma non per questo la battaglia sarà facile. Anzi.
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