Politica

Convenzione, da Fassina stop a Berlusconi.
Renzi: "Inaudito farlo padre costituente"

Il neoviceministro all'Economia definisce il Cavaliere inadatto al ruolo di presidente dell'organismo che dovrebbe procedere alle riforme. Il sindaco di Firenze torna sull'ipotesi del Cavaliere alla guida della convenzione: "Perché dobbiamo dargli il compito di scrivere la Costituzione per i prossimi 50 anni?". Il centrodestra insorge. Brunetta: veti del Pd intollerabili. Roberto Garofoli sottosegretario generale alla presidenza del Consiglio

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ROMA - Doppio stop del Partito democratico a Berlusconi come presidente della Convenzione sulle riforme. Stamani l'altolà è arrivato da Stefano Fassina, neoviceministro all'Economia: per quel ruolo, ha spiegato Fassina intervistato dal Tg3 "dobbiamo trovare una figura in grado di dare garanzie a tutte le forze politiche rappresentate in Parlamento e temo che il senatore Berlusconi non sia fra questi". Come a dire: il nome del leader del Pdl è inadatto e potrebbe essere un ostacolo.

Ancora più duro sul tema - come anticipato da Repubblica  - Matteo Renzi: "E' inaudito farlo padre della costituente" ha detto il sindaco di Firenze, intervistato da Giovanni Minoli al Festival della Tv dei Nuovi Media, a Dogliani, in provincia di Cuneo. "Non capisco perchè dobbiamo dargli il compito di scrivere la Costituzione per i prossimi cinquant'anni". Ma Renzi non ha risparmiato riflessioni anche sul Partito Democratico: "Dopo il fallimento del Governo Berlusconi, ci dobbiamo domandare perché la sinistra non ha vinto. La sinistra ha sbagliato tutta la campagna elettorale. Serviva il Pd non Renzi, ma il Pd è sparito. Grillo aveva 800mila persone in piazza, e il Pd era in teatro con il cartello 'lo smacchiamo'". Quanto a una possibile legge sul conflitto di interessi, ammette: "Se volevamo farla nei primi 100 giorni bisognava vincere le elezioni. Non credo che con Berlusconi il Parlamento voterà questa legge". Infine, sulla corsa per la segreteria: "A questo giro non mi candido".

I veti sulla Convenzione, intanto, fanno insorgere tutto il centrodestra. Il più duro è stato Renato Brunetta: "E' intollerabile il susseguirsi di veti nei confronti del leader del Popolo della libertà, partito fondamentale per la coalizione di governo. Senza Berlusconi è impossibile la pacificazione nazionale. Senza Berlusconi non c'è coalizione di governo. Pare proprio invece che troppi nel Pd giochino a farsi luce presso la parte peggiore del proprio elettorato senza preoccuparsi del futuro del Paese, che ha bisogno più che mai di coesione", è sbottato il presidente dei deputati del Pdl.

Per Sandro Bondi riguardo alla commissione per le riforme "tutto si può discutere, ma nessuno ha il diritto di porre veti o pregiudiziali sulle persone, tantomeno su chi ha reso possibile la nascita di questo governo come del resto di quello precedente".

A provocare irritazione, in via dell'Umiltà, è il fatto che il Cavaliere a quella carica ha in più occasioni dimostrato di tenere molto: "Immagino che avrò quel ruolo", aveva detto quattro giorni fa ospite della Telefonata di Belpietro. Anche perchè, è il ragionamento del Cavaliere, a presiedere il gruppo dei 75 parlamentari dovrebbe essere un politico del centrodestra per riequilibrare la presenza delle forze politiche nelle istituzioni.  "No a veti ad personam - dice Fabrizio Cicchitto - tutte le cariche di rilievo politico istituzionale sono state ricoperte da esponenti della sinistra e addirittura, per quanto riguarda la presidenza della Camera, da un esponente della formazione di sinistra".

Un concetto su cui insiste compatto tutto il centrodestra: "Se, come continuiamo a ripetere, questo è un governo di coalizione - dice Renata Polverini - è necessario un riequilibrio e una garanzia per gli schieramenti politici rappresentati in parlamento perciò mi sembra naturale che la guida della convenzione sulle riforme sia da attribuire ad un esponente di centrodestra. Se poi fosse Berlusconi sarebbe ancora meglio". Per Maurizio Gasparri il Cavaliere sarebbe, anzi, il nome giusto: "A Silvio Berlusconi va riconosciuto il merito politico di saper rappresentare milioni di italiani. L'esperienza alla guida della nazione e nel consesso internazionale sono garanzia per poterlo indicare alla presidenza della convenzione per le riforme", ha spiegato il vicepresidente del Senato.

Ma della Convenzione per le riforme, appena chiuso il capitolo squadra di governo, si ricomincerà a parlare seriamente la prossima settimana. Nel dibattito, nelle ultime ore, è entrata di forza anche la Lega, tanto più che cirola l'ipotesi di affidare la presidenza proprio a Roberto Calderoli. "Non ci interessano le poltrone - dice per ora Roberto Maroni - ma la Convenzione parta immediatamente. L'obiettivo del Carroccio è quello di diventare protagonista della commissione per introdurre il Senato federale, un nostro copyright". 
 
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