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Riforme, Napolitano in pressing sul governo.
Grillo attacca: "A che titolo mette scadenze?"

Il capo dello Stato riceve Letta, Alfano e i ministri Franceschini e Quagliariello per fare il punto sulle modifiche istituzionali. L'intenzione è quella di presentare il testo già la prossima settimana al Cdm. Sullo sfondo la nuova partita sul presidenzialismo e lo scontro interno al Pd. Ma il M5S incalza: "E' una manovra di Berlusconi per farsi eleggere presidente-duce"
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ROMA - Il pressing del presidente della Repubblica per l'avvio delle riforme istituzionali si fa più intenso. Dopo aver ammonito ieri che il governo di larghe intese va considerato a termine e che i 18 mesi indicati dal presidente del Consiglio Enrico Letta sono un tempo 'appropriato' per realizzare le riforme, Giorgio Napolitano ha ricevuto questa mattina al Quirinale lo stesso premier Letta, il suo vice Angelino Alfano, il ministro per le Riforme costituzionali Gaetano Quagliariello, e il ministro per i Rapporti con il Parlamento e coordinamento attività di Governo, Dario Franceschini.

Al centro dei colloqui, il percorso e le modalità per raggiungere l'obiettivo delle riforme. L'intenzione del governo, ribadita oggi anche nell'incontro al Colle, è quella di andare rapidamente avanti sulla strada delle riforme costituzionali, portando l'iter delle riforme in Consiglio dei ministri già la prossima settimana. Nel vertice si sarebbe accennnato anche …
ROMA - Il pressing del presidente della Repubblica per l'avvio delle riforme istituzionali si fa più intenso. Dopo aver ammonito ieri che il governo di larghe intese va considerato a termine e che i 18 mesi indicati dal presidente del Consiglio Enrico Letta sono un tempo 'appropriato' per realizzare le riforme, Giorgio Napolitano ha ricevuto questa mattina al Quirinale lo stesso premier Letta, il suo vice Angelino Alfano, il ministro per le Riforme costituzionali Gaetano Quagliariello, e il ministro per i Rapporti con il Parlamento e coordinamento attività di Governo, Dario Franceschini.

Al centro dei colloqui, il percorso e le modalità per raggiungere l'obiettivo delle riforme. L'intenzione del governo, ribadita oggi anche nell'incontro al Colle, è quella di andare rapidamente avanti sulla strada delle riforme costituzionali, portando l'iter delle riforme in Consiglio dei ministri già la prossima settimana. Nel vertice si sarebbe accennnato anche alla consultazione popolare che si intende prevedere come obbligatoria e al comitato dei 'saggi' che l'esecutivo nominerà per avere una consulenza di tecnici esperti. Gli esperti saranno 25 e fra loro, se ne sarebbe parlato anche al Quirinale, ci sarebbero i saggi della commissione Napolitano che non hanno avuto incarichi di governo, come Valerio Onida e Giovanni Pitruzzella, ma anche l'ex presidente della Camera Luciano Violante, Giuseppe de Vergottini, Stefano Ceccanti, Nicolò Zanon e il giovane Francesco Clementi.

Il sentiero che porta alle riforme sembra essersi fatto però ancora più accidentato dopo l'apertura di Letta al presidenzialismo. Se dal Pdl sono arrivati infatti consensi entusiasti, il tema si sta rivelando l'ennesimo motivo di profonde lacerazioni all'interno di un Pd senza pace.

Sul presidenzialismo "siamo vicini alla meta", perché dai democratici "sono venute aperture importanti", dice, in una intervista a Il Giornale, il segretario del Pdl Angelino Alfano. "In questi 20 anni - spiega - abbiamo combattuto per il primato della sovranità popolare e per impedire che questo primato fosse mortificato dai giochi di palazzo. Ora siamo vicini alla meta perché le aperture arrivate dal Pd sono importanti: i segnali arrivati da Renzi, da Veltroni e dallo stesso Letta sono incoraggianti".

Ma dai democratici, oltre alle adesioni ricordate da Alfano, sono arrivate anche altrettante levate di scudi. Contrari all'ipotesi di semipresidenzialismo sono infatti l'ex segretario Pierluigi Bersani, Rosi Bindi e il "giovane turco" Matteo Orfini. Posizioni che si confronteranno duramente nella direzione di partito convocata per domani pomeriggio. Battaglia, quella sulle prosposte di riforma costituzionale, che si intreccerà con quella per la segreteria e la convocazione del congresso. Nonostante le spinte contrarie, l'assise dovrebbe svolgersi entro l'anno. Epifani domani lo ribadirà, proponendo nuove regole: prima un dibattito nei circoli solo sui contenuti e poi la scelta del leader.

Contro l'attivismo del capo dello Stato tuona però Beppe Grillo. "Napolitano - scrive sul suo blog - che sabato ha percorso via del Fori Imperiali a bordo della Flaminia presidenziale scoperta, un'immagine surreale del futuro della Repubblica, ha detto che "il governo Letta è un'esperienza a termine", durerà 18 mesi, quando lui sarà alla soglia dei 90 anni". "Mi domando, con quale autorità il presidente della repubblica definisce la durata di un governo?". Il leader del M5S torna poi ad attaccare i partiti. "Il comune senso del pudore è merce rara, rarissima, quasi scomparsa - scrive - Spudorato significa senza vergogna. I partiti che hanno preso in ostaggio una nazione per non dover rendere noti fatti inconfessabili non conoscono vergogna. Il governo nasce dall'emergenza dei processi di Berlusconi, dell'inchiesta del Monte dei Paschi di Siena, della trattativa Stato-mafia e sotto la pressione della finanza internazionale.

"Letta, capitan Findus, fa solo il palo e prende ordini". Grillo tocca anche il tema più caldo dell'attuale confronto politico, l'apertura al presidenzialismo. "E' un'idea di Berlusconi - attacca - vuol farsi eleggere presidente-duce d'Italia con l'aiuto delle televisioni che il pdmenoelle gli ha graziosamente lasciato da vent'anni ignorando ogni conflitto di interessi".

"Il M5S è stato espropriato di ogni rappresentanza istituzionale, dalla presidenza di Camera e Senato, a quella delle Commissioni parlamentari. Otto milioni di italiani sono a tutti gli effetti considerati extraparlamentari. L'Italia non è più una democrazia" attacca il leader del Movimento che rivendica la presidenza della Vigilanza Rai. Un affondo a tutto campo, quello di Grillo, che colpisce anche stampa e tv, fino ad arrivare a cacciare le telecamere dai comizi che l'ex comico tiene in Sicilia.