Politica

Il renziano Nardella: "Non vogliamo far cadere l'esecutivo"

L'ex vice sindaco di Firenze: "Rimpasto? Decide il premier
se per migliorare la rotta gli servono marinai diversi"

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ROMA  -  "Se per cambiare rotta servono marinai diversi, è Letta che deve deciderlo". Dario Nardella, ex vice sindaco di Firenze, come Renzi non usa la parola "rimpasto". Però al governo lancia l'ultimatum.

Come fa il Pd a sostenere il governo, dicendo al tempo stesso di non volere avere nulla a che fare con Letta e Alfano?
"Al governo chiediamo di resettare la propria azione, sia nel metodo che nel merito. La lettera di Napolitano è solo la punta dell'iceberg di un sistema normativo e burocratico che è arrivato al collasso. Questo governo fino ad oggi ha reiterato i vizi degli esecutivi precedenti, tra decreti omnibus, decreto Milleproroghe - e basta il nome, regolamenti dei ministeri".

Cosa l'ha scandalizzata di più degli ultimi atti del governo?
"La legge di stabilità dovrebbe avere una portata strategica, ma ricorda le ben note leggi finanziarie dispensatrici di prebende. Nata per superare il vecchio vizio dei contributi a pioggia, eccoci invece punto e daccapo. Si va dai 200 mila euro per studiare la fattibilità dell'offerta trasportistica nell'area dello Stretto di Messina, casomai non bastasse avere accumulato vent'anni di immobilismo, ai 300 mila euro all'orchestra dei virtuosi di Verona, nonostante ci sia un Fondo unico per lo spettacolo con tanto di procedure selettive e di commissioni. E c'è anche la questione della burocrazia: i 116 adempimenti tra decreti ministeriali, delibere Cipe, una valanga di regolamenti che intasano gli uffici ministeriali e rappresentano l'ennesima occasione per ingrossare icontenzioni davanti ai Tar di tutta Italia, mentre il governo deve ancora smaltire le deleghe delle leggi della scorsa legislatura. Tutto questo genera incertezza e costi a carico dei cittadini e delle imprese, per ciò è urgente cambiare".

Un cambio radicale?
"Sì, non basta il bisturi. Ci vuole un altro passo per giustificare una maggioranza atipica come questa. Va affrontata una nuova stagione, e se si parte da un metodo sbagliato, non c'è speranza. Il segretario delPd, Renzi, ha ricevuto due milioni di voti alle primarie non per fare la bella statuina, ma per chiedere al governo un cambio di rotta radicale".

È con il Job Act e cioè sul lavoro, che chiedete il primo cambio?
"Il lavoro è al primo posto. Trovo curioso questo dibattito virtuale sul Job Act, che non è stato ancora presentato. Aspettiamo di discutere sulle proposte che arriveranno a brevissimo. Certo è che non si producono posti di lavoro per decreto, bensì puntando sul rilancio dell'economia e dei consumi, sulla semplificazione. In Italia di fronte a un problema si inventa una regola, e sul lavoro dobbiamo fare esattamente il contrario".

Tuttavia per portare avanti il Job Act chiedete anche un nuovo ministro?
"Non sta a me dirlo, la valutazione sarà del presidente del Consiglio. Noi poniamo l'obiettivo, il resto è nella responsabilità di Letta. Non è un problema di poltrone. Ripeto, se c'è bisogno di marinai diversi... ".

Non rischia Renzi di spezzare la corda, a furia di critiche al governo. Il Pd vuole fare cadere l'esecutivo?
"Non consideriamo l'esecutivo Letta un governo amico da blandire e poi fare cadere come faceva la vecchia Dc, ma un governo nostro. Per questo sentiamo il dovere di incalzarlo con forza e decisione, perché risolva i problemi del paese".
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