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Bondi: "Forza Italia ha fallito, sosteniamo Renzi". Poi precisa: "Frainteso, io fedele a Berlusconi"

Nel giorno in cui Bonaiuti ufficializza l'adesione al gruppo dei senatori di Ncd, l'ex ministro della Cultura di Berlusconi parla della rovina del centrodestra e del suo appoggio al premier. Toti: "Posizione personale, non incide sul partito"

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ROMA - "Il centrodestra non solo è diviso, com'è evidente, ma soprattutto è privo di una strategia per il futuro". Con queste parole Sandro Bondi, ex ministro della Cultura nel governo Berlusconi, in una lettera inviata al quotidiano La Stampa, parla del "fallimento" del centrodestra e del suo appoggio a Matteo Renzi. Parole che rimbalzano nel pianeta politico nel giorno in cui Paolo Bonaiuti, già portavoce storico dell'ex Cavaliere, ufficializza la propria adesione al gruppo dei senatori del Nuovo centrodestra di Angelino Alfano.

In serata, però, Bondi precisa: "Sono molto dispiaciuto e amareggiato che la mia analisi sia stata male interpretata. La mia presenza in Fi e la mia lealtà nei confronti del Presidente Berlusconi e il mio sostegno pieno e convinto anche in questa campagna elettorale non sono e non saranno mai messi in discussione".

Del resto anche Giovanni Toti minimizza. Per il consigliere politico di Berlusconi quella espressa da Sandro Bondi su Forza Italia, "è una posizione personale che non incide minimamente sulla linea politica del partito".

"Non mi risulta - ha aggiunto Toti - voglia lasciare il partito. Bondi ne è un esponente di spicco, ma la nostra linea politica è chiara: appoggio a Renzi sulle riforme, opposizione a Renzi sulla politica economica e sociale".

Bondi nella sua lettera spiega che in Forza Italia "tutto in fondo è affidato più ancora che nel passato al carisma di Silvio Berlusconi, che suscita ancora un forte rapporto con l'elettorato moderato e il cui intuito politico è tuttora capace di produrre esiti inaspettati e sorprendenti". Ma anche in caso di vittoria, per l'ex ministro, "resta un gigantesco problema che riguarda l'identità del centrodestra in Italia, soprattutto dopo l'insediamento del governo Renzi e il cambiamento profondo di cui l'elezione al soglio pontificio di Papa Francesco è solo una delle espressioni". Bondi cita anche il politologo Piero Ignazi che in un suo libro dal titolo 'Vent'anni dopo. La parabola del berlusconismo' sostiene che il berlusconismo terminerebbe sotto il segno di tre fallimenti: la costituzione di un grande partito liberal-conservatore; la modernizzazione del Paese e la rivoluzione liberale.

Quanto al premier: "Renzi - prosegue Bondi - rappresenta senza dubbio la prima vera cesura nella sinistra italiana rispetto alla sua tradizione comunista. Anzi, la sinistra di Renzi si colloca oltre la tradizionale socialdemocrazia europea, ed è più simile alla sinistra liberal americana di Obama e al nuovo labour party di Blair. Si potrebbe dire che Blair sta alla Thatcher come Renzi sta a Berlusconi. Con la differenza però che Berlusconi non ha potuto portare a compimento una vera e propria rivoluzione liberale e una necessaria modernizzazione dell'Italia come ha fatto invece la Thatcher in Gran Bretagna, sia nella sfera economica che in quella dei diritti civili". Per Bondi una grande responsabilità nel fallimento della rivoluzione liberale che voleva fare Berlusconi ce l'hanno i suoi alleati: "da Fini a Casini, da La Russa a Bossi erano tutto fuorché liberali".

Immediate, nel centrodestra, le reazioni tanto dentro Forza Italia quanto nel Nuovo centrodestra. Per i primi, è la senatrice Alessandra Mussolini a dire: "In questo momento o si sta nel partito o si sta fuori", altrimenti "fa un danno. E' una frusta, una pugnalata ogni giorno. Bondi lo sa, lui è una persona valida che è sempre stata nel partito e non ha mai espresso posizioni alla vigilia di una campagna elettorale: o siamo tutti uniti oppure ognuno fa le scelte che crede, altrimenti si fa un danno permanente".

In casa del Nuovo centrodestra, invece, è il senatore Renato Schifani a sottolineare: "Il ragionamento di Bondi conferma la profonda confusione politica che attraversa Forza Italia, ma quello che è più stupefacente è la serenità con cui egli involontariamente dichiara l'implicito fallimento politico del suo partito. Dopo aver diviso traumaticamente il Pdl e abbandonata la linea stabilita di cooperare, responsabilmente, in una situazione di assoluta emergenza, in un governo di coalizione con il centrosinistra, introducendo nel programma i valori e le proposte che qualificano l'area moderata rappresentata dal centrodestra, Forza Italia oscilla ormai tra l'estremismo più velleitario e il sostegno al progetto di Renzi, che, se certamente rappresenta una novità perché cerca di rompere con i residui del postcomunismo, permane, tuttavia, nell'ambito di uno schieramento alternativo a quello dei moderati che afferiscono al Ppe".
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