Politica

Galan e l'nchiesta Mose, intercettazione: "Siamo i suoi prestanome, soldi in Svizzera e Croazia e sua moglie non lo sa"

Il commercialista Paolo Venuti e la compagna ascoltati mentre parlano del tesoro dell'ex governatore del Veneto. E di un affare da cinquanta milioni in Indonesia

3 minuti di lettura
VENEZIA - Giancarlo Galan non dice tutto. Nella conferenza stampa urbi et orbi archivia troppo frettolosamente passaggi invece fondamentali del castello di accuse contro di lui, che i pubblici ministeri sono convinti di poter dimostrare e sostenere in un eventuale dibattimento. A cominciare dai conti di famiglia.

Confidenze dopo la cena

Sostiene l'ex governatore del Veneto, contando su una perizia di parte, che i finanzieri hanno commesso errori marchiani nel ricostruire il suo patrimonio, perché hanno considerato "solo" gli anni dal 2000 al 2013. E che dunque, sommando i proventi precedenti, "non esista la sproporzione di 1,2 milioni tra quanto ho dichiarato e quanto ho speso, anzi: sono in attivo di 702mila euro". Aggiungendo poi che Paolo Venuti, l'uomo che gli inquirenti sentono trafficare su un affare da 50 milioni di euro per il gas in Indonesia, altro non sia che il suo commercialista.

E però è lo stesso Venuti a smentirlo, involontariamente. I pm Stefano Ancilotto, Paola Tonini e Stefano Buccini in sede di Riesame hanno depositato un'intercettazione ambientale nuova, tra Venuti e la moglie Alessandra Farina. Risale ad alcune settimane fa. I due parlano in macchina, dopo una cena con Galan e la moglie Sandra Persegato. L'argomento sono i soldi che gestiscono per conto loro. "Quelli in Svizzera li tengo io - afferma Paolo - quelli in Croazia li tiene lui. Un milione e otto". Denaro di cui non c'è traccia nei conti allegati al memoriale.

La discussione tra i coniugi Venuti si accende perché la Persegato, a quanto si intuisce, ha chiesto loro contezza del reale patrimonio del marito. Ed ecco cosa dice Alessandra Farina: "Lui (Galan, ndr) è lucidissimo... se è un milione e otto, puoi dargliene 100mila (alla Persegato, ndr) non so... ma anche questo va contro la sua volontà, se li è guadagnati lui, farà lui quello che vuole... Gli ho detto: "Ma lei sa che li hai?". Lui mi ha detto di sì, ma pensa una cifretta, non sa in cosa consiste... ma io adesso, non è che voglia insomma... occuparmi... sono la prestanome, lui vuole che vadano a sua figlia e a sua figlia andranno".

Le quote societarie
Paolo Venuti e Alessandra Farina sono dunque, per loro stessa ammissione, prestanome di Galan. I quali, dopo gli arresti di Piergiorgio Baita e di Giovanni Mazzacurati, sono consapevoli che la magistratura ha buttato un occhio sul "tesoretto" dell'ex governatore. Ci sono decine di intercettazioni, non ancora rese pubbliche, in cui i coniugi Venuti discutono di questo. In una, in particolare, parlano esplicitamente di "come poter fronteggiare la ricostruzione patrimoniale della procura".

Ma non è il loro unico pensiero. È su ordine dell'allora governatore, scrive il gip Scaramuzza, che Adria Infrastrutture (la società di Claudia Minutillo) intesta alla Pvp di Venuti il 7 per cento delle quote "al fine di poter partecipare agli utili"  derivati dall'approvazione dei project financing.

Ristrutturata a sua insaputa
La faccenda della villa di Cinto Euganeo, poi, sta particolarmente a cuore all'ex governatore, che così la spiega: "Fu acquistata a un'asta giudiziaria nel 1999 per 300 milioni di euro da un dentista di Pantelleria, io la compro nel 2005 per un prezzo di poco inferiore a un milione di euro. Il dentista l'ha restaurata prima, io ho speso 400mila euro nella parte centrale e 300mila nella barchessa, in tutto 700mila euro per i quali ho contratto un mutuo da 200 mila". Dunque sarebbe una colossale balla quanto messo a verbale da Piergiorgio Baita, e cioè che quella ristrutturazione l'avrebbe pagata la sua Mantovani ("... quando non davo l'incarico mi arrivava Galan dicendo: "Guarda che i lavori sono fermi", o mi arrivava Paolo Venuti che teneva i conti della villa"). Gli investigatori però sul punto non arretrano di un centimetro. Primo, perché sostengono che non sia vero che il dentista l'avesse consegnata a Galan già ristrutturata. E, secondo, perché hanno tre testimonianze, di Baita, del ragionier Buson della Mantovani, e della Minutillo, che raccontano un'altra storia.

Fu la Tecnostudio srl, l'impresa di Danilo Turato, ad occuparsi materialmente del restauro. La stessa ditta, nello stesso periodo, ottiene da Baita cinque lavori "sovrafatturati per 1,1milioni di euro". Una parte, "circa 600mila euro"  sostiene Baita, è servita per la villa di Cinto Euganeo. Quindi delle due, l'una. O a Galan è stata ristrutturata la casa a sua insaputa, oppure sapeva, e ha taciuto.

Il conto a San Marino
Con tanto di perizia calligrafica, invece, il deputato punta a dimostrare alla Giunta delle autorizzazioni che il deposito di 50mila euro sul suo conto a San Marino ("aperto nel 2004 ma come semplice gesto simbolico dopo un accordo commerciale tra Regione Veneto e San Marino") e il successivo ritiro siano stati eseguiti grazie a documenti con in calce la sua firma falsificata. Gli investigatori però fanno un altro ragionamento: "Possibile che qualcuno possa aver prima messo, poi ritirato, 50mila euro dal suo conto, senza che la banca lo abbia mai avvertito?".
I commenti dei lettori