ROMA - L'estenuante partita sui nomi dei due giudici della Corte Costituzionale che il Parlamento deve eleggere in seduta comune sembrava finalmente prossima alla svolta. Invece si riparte praticamente da zero, dopo la rinuncia alla candidatura di Maria Alessandra Sandulli. Avvocato e docente di diritto amministrativo, Sandulli detta una nota alle agenzie in cui, dopo aver considerato "un onore essere stata indicata per il prestigioso incarico di giudice della Corte Costituzionale, un segno importante in una vita dedicata alla legge e alla giustizia, nel solco dell'eredità di mio padre e della mia tradizione familiare", annuncia di voler rinunciare a tale "onore" per il "contesto che si è venuto a creare". Di qui, "con l'animo sereno dello studioso che ha sempre manifestato le proprie opinioni in piena indipendenza, ritengo opportuno non accettare la candidatura propostami".
Eppure, dopo venti sedute andate a vuoto e i continui richiami a fare presto del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e dei presidenti della camere, perché "non si può bloccare un Parlamento atteso da provvedimenti decisivi per il futuro del Paese", l'amara uscita di scena del candidato su cui a lungo e invano ha insistito il Pd, Luciano Violante, aveva sgombrato la strada per due nomi nuovi.
Tra l'altro, due donne, in perfetto Renzi-style: Silvana Sciarra, professore ordinario di diritto del lavoro alla Luiss e all'Università di Firenze, e appunto Maria Alessandra Sandulli. Nomi che lo stesso M5s aveva definito "di livello" e degni di una "riflessione" interna al movimento. Segnali distensivi che lasciavano intravedere la via d'uscita dallo stallo. Ma il repentino passo indietro della Sandulli e le parole usate per comunicarlo gelano evidentemente l'entusiasmo di chi credeva di aver sconfitto le sabbie mobili.
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Dopo l'annuncio, da ambienti parlamentari si apprende che per questa settimana, al momento, non c'è ancora alcuna convocazione formale del Parlamento in seduta comune, per l'elezione dei giudici della Consulta e del componente 'laico' del Csm. Voce che trova implicita conferma nelle parole del presidente della Camera Laura Boldrini: "Io e il presidente Grasso, con grande senso di responsabilità, stiamo cercando di fare pressione sui gruppi affinché trovino un accordo fra di loro, ma non credo che sarebbe lungimirante da parte nostra convocare a oltranza il Parlamento e quindi bloccarne le attività". "Se convocassi il Parlamento a oltranza - aggiunge Boldrini - forse farei qualcosa che incontra il consenso, però metterei il Parlamento in una condizione di grande imbarazzo. Se non c'è accordo fra i gruppi non si risolve questo stallo".
A breve giro, un tweet del senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri solleva il velo sul "contesto" evocato da Sandulli: "Bene che Sandulli (candidata da chi?) prenda atto che non può avere per la Corte i voti di chi aveva disprezzato (Forza Italia, ndr). Archiviata!". Poco prima, in un altro "cinguettio", Gasparri si era rivolto ai capigruppo Renato Brunetta e Paolo Romani, oltre che ad Annamaria Bernini, per chiarire il punto: "Ho seguito tutte le indicazioni, ma Sandulli che firmò contro nostre riforme non la voto". In effetti, il nome di Sandulli era circolato nei giorni scorsi come possibile candidato legato all'area di Forza Italia, ma non aveva trovato consensi unanimi nei gruppi, dove c'è chi non intende cedere all'ipotesi di un tecnico e pretende che il nome sia di stretta osservanza politica.
Il problema, dunque, è interno a Forza Italia, come rileva anche il ministro per le Riforme Maria Eelena Boschi: "Mi pare che sia una vicenda che riguarda la candidatura di Forza Italia. Noi abbiamo dato ampia disponibilità" sulle candidature, "a tutti. Anche ai Cinque Stelle", ribadisce Boschi, con riferimento alla disponibilità annunciata dal Pd a votare al Csm il candidato M5s Alessio Zaccaria. "Ora vedremo cosa ci diranno".
Dal M5s, i cui gruppi parlamentari si riuniranno domani in assemblea congiunta sulla questione Consulta e Csm, il deputato M5S Danilo Toninelli commenta su Facebook: "C'era da aspettarselo, dopo le polemiche interne a Fi e Ncd sul nome". E ancora: "Per l'M5s questo ritiro non cambia le cose. I nostri nomi sono sempre lì: nomi con requisiti a posto che nessuno in cinque mesi ha mai contestato e che dovranno considerare se vogliono chiudere la partita Consulta". L'M5S ora attende l'indicazione di un nuovo candidato ma, sempre, in modo ufficiale e trasparente.
Eppure, dopo venti sedute andate a vuoto e i continui richiami a fare presto del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e dei presidenti della camere, perché "non si può bloccare un Parlamento atteso da provvedimenti decisivi per il futuro del Paese", l'amara uscita di scena del candidato su cui a lungo e invano ha insistito il Pd, Luciano Violante, aveva sgombrato la strada per due nomi nuovi.
Tra l'altro, due donne, in perfetto Renzi-style: Silvana Sciarra, professore ordinario di diritto del lavoro alla Luiss e all'Università di Firenze, e appunto Maria Alessandra Sandulli. Nomi che lo stesso M5s aveva definito "di livello" e degni di una "riflessione" interna al movimento. Segnali distensivi che lasciavano intravedere la via d'uscita dallo stallo. Ma il repentino passo indietro della Sandulli e le parole usate per comunicarlo gelano evidentemente l'entusiasmo di chi credeva di aver sconfitto le sabbie mobili.
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Dopo l'annuncio, da ambienti parlamentari si apprende che per questa settimana, al momento, non c'è ancora alcuna convocazione formale del Parlamento in seduta comune, per l'elezione dei giudici della Consulta e del componente 'laico' del Csm. Voce che trova implicita conferma nelle parole del presidente della Camera Laura Boldrini: "Io e il presidente Grasso, con grande senso di responsabilità, stiamo cercando di fare pressione sui gruppi affinché trovino un accordo fra di loro, ma non credo che sarebbe lungimirante da parte nostra convocare a oltranza il Parlamento e quindi bloccarne le attività". "Se convocassi il Parlamento a oltranza - aggiunge Boldrini - forse farei qualcosa che incontra il consenso, però metterei il Parlamento in una condizione di grande imbarazzo. Se non c'è accordo fra i gruppi non si risolve questo stallo".
A breve giro, un tweet del senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri solleva il velo sul "contesto" evocato da Sandulli: "Bene che Sandulli (candidata da chi?) prenda atto che non può avere per la Corte i voti di chi aveva disprezzato (Forza Italia, ndr). Archiviata!". Poco prima, in un altro "cinguettio", Gasparri si era rivolto ai capigruppo Renato Brunetta e Paolo Romani, oltre che ad Annamaria Bernini, per chiarire il punto: "Ho seguito tutte le indicazioni, ma Sandulli che firmò contro nostre riforme non la voto". In effetti, il nome di Sandulli era circolato nei giorni scorsi come possibile candidato legato all'area di Forza Italia, ma non aveva trovato consensi unanimi nei gruppi, dove c'è chi non intende cedere all'ipotesi di un tecnico e pretende che il nome sia di stretta osservanza politica.
Il problema, dunque, è interno a Forza Italia, come rileva anche il ministro per le Riforme Maria Eelena Boschi: "Mi pare che sia una vicenda che riguarda la candidatura di Forza Italia. Noi abbiamo dato ampia disponibilità" sulle candidature, "a tutti. Anche ai Cinque Stelle", ribadisce Boschi, con riferimento alla disponibilità annunciata dal Pd a votare al Csm il candidato M5s Alessio Zaccaria. "Ora vedremo cosa ci diranno".
Dal M5s, i cui gruppi parlamentari si riuniranno domani in assemblea congiunta sulla questione Consulta e Csm, il deputato M5S Danilo Toninelli commenta su Facebook: "C'era da aspettarselo, dopo le polemiche interne a Fi e Ncd sul nome". E ancora: "Per l'M5s questo ritiro non cambia le cose. I nostri nomi sono sempre lì: nomi con requisiti a posto che nessuno in cinque mesi ha mai contestato e che dovranno considerare se vogliono chiudere la partita Consulta". L'M5S ora attende l'indicazione di un nuovo candidato ma, sempre, in modo ufficiale e trasparente.