Politica

Ue, Renzi cita Einaudi: "L'Europa è a un bivio. Torniamo all'ideale o la perderemo"

Nel discorso del premier alla Camera, in vista del prossimo Consiglio europeo il 18 dicembre, diversi i temi trattati. Dalla Commissione che "deve tornare a fare politca", al piano di investimenti di Junker, dalle sanzioni alle gare olimpiche: "Sentire che da noi non si possono fare perché c'è chi ruba è frustrante. Chi ruba va in galera. Le Olimpiadi sono un sogno, un progetto tenace e rigoroso"

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ROMA - "Quello di giovedì è l'ultimo Consiglio europeo del semestre italiano, il primo a guida Tusk. Siamo in una fase di passaggio straordinariamente difficile, siamo in una fase in cui l'Europa è a un bivio". Lo dice il presidente del Consiglio Matteo Renzi parlando alla Camera del prossimo Consiglio europeo, il 18 dicembre. Renzi cita Luigi Einaudi, in un discorso del 1947: "Se non sapremo farci portatori di un ideale umano noi siamo perduti". Quindi, continua, "possiamo vivere la fase che si è aperta con il rinnovo delle elezioni e con il semestre di presidenza italiana come un'occasione per dire che o torniamo all'ideale o rischiamo tutti noi di aver perduto l'Europa".
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Ad ascoltare il premier meno di cento deputati. Folta, invece, la delegazione governativa: sono presenti, tra gli altri, il ministro dell'Interno Angelino Alfano, quello delle Riforme, Maria Elena Boschi e Giuliano Poletti, responsabile del dicastero del Lavoro.

La commissione.
La Commissione torni a fare politica, non è stato cosi negli ultimi 10 anni e abbiamo sentito parole dure anche dalla parte politica che quella commissione sosteneva", incalza Renzi. "Ora o facciamo uno sforzo per la credibilità, per incidere sull'idea di una Europa che non sia semplicemente luogo in cui si fanno parametri e si rispettano i vincoli, o si perde l'ideale dei fondatori".

Il piano di Junker.
Il piano di investimenti di Juncker è "un primo passo" verso politiche di crescita, anche se "non è sufficiente, certo si può migliorare, ma è il primo segno che finalmente torniamo a discutere di crescita e non solo di austerità" dice Renzi. Su questo punto, ha precisato, "molte voci si sono alzate, qualcuno lo ritiene un passo decisivo, qualcuno un topolino partorito da montagna di dichiarazioni. Credo dobbiamo prendere atto che come in questi sei mesi l'europa ha iniziato a cambiare il proprio approccio, investendo di più in politica, dobbiamo evidenziare che ci siamo ricordati che l'acronimo del patto stabilità e crescita comprende anche la g di growth e non solo la 's' di stability". "Pochi - sottoline - pensavano che avremmo avuto successo quando venimmo a dire che avremmo posto il tema della crescita". Invece, "oggi aver messo al centro la crescita porta per la prima volta a immaginare che i contributi che gli stati membri daranno alle istituzioni europee per alcuni investimenti giudicati meritevoli dalle istituzioni europee saranno finalmente scorporati dal patto di stabilità. E' un primo passo, non è sufficiente. Noi pensiamo che il prossimo passo sia di consentire agli stati membri di scorporare dal patto i propri investimenti su proprie opere pubbliche, anche pronti a una verifica sulle singole opere con istituzioni comunitarie".
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Le sanzioni.  "Aver invitato la Russia a uscire dall'Ucraina per tornare al tavolo della comunità internazionale ha dimostrato che, se le sanzioni possono essere state nel primo momento la reazione naturale, il gesto per esprimere lo sdegno, è vero che non si fa politica estera semplicemente basandosi sulle sanzioni".

Marò.
"Il governo corrisponde alla sua richiesta da subito, impegnandosi a partecipare ai lavori di commissione" sugli ultimi sviluppi della vicenda dei marò, spiega Renzi nel suo intervento alla Camera, rispondendo alla richiesta del presidente della commissione Difesa Elio Vito al governo, di riferire già oggi a proposito del rifiuto dell'India alle istanze dei due marò.

La Turchia.  L'allargamento dell'Europa, "in prospettiva, dovrà comprendere anche la Turchia, alla condizione naturale che si rispettino i principi europei di libertà e democrazia che non sono compatibili con l'arresto della libera stampa o dei giornalisti del'opposizione" (FOTO), dice il premier.

Il "sogno" delle Olimpiadi e la Lega. "Sentirsi dire che l'Italia non può fare le Olimpiadi, perché c'è chi ruba, frustra le speranze dei nostri concittadini", continua il premier. "Se c'è chi ruba va in galera, senza rinunciare a perseguire come parte civile i tesorieri che rubano", dice Renzi, con riferimento alla vicenda della Lega. E di fronte alle vivaci proteste dall'Aula di Giancarlo Giorgetti, replica: "Sì, se c'è chi ruba, lo dico a Giorgetti, autorevole personalità, bisogna avere il coraggio di mandarlo in galera, alzare le pene e insistere in un'idea di Paese nel quale chi fa politica non smercia diamanti ma prova a recuperare la propria dignità proponendo un sogno per il Paese". Le Olimpiadi in Italia, "sono un sogno, un progetto che deve essere rigoroso, tenace e di alta qualità".

Roma 2024. "Laddove c'è da costruire innovazione l'Italia c'è: il paese può rannicchiarsi, come vorrebbe chi è contrario alle Olimpiadi, che ci dice di rinunciare" ma il compito "del nostro Paese è costruire grandi ponti, tornare a credere che si possano realizzare grandi cose e essere tifosi dell'Italia".

Terzo settore.
"Si salvano le periferie non con le manifestazioni e con i cortei, ma con i campi sportivi, con l'urbanistica, con un'edilizia degna di questo nome e con la presenza di un volontariato che sia volontariato e associazionismo e che non sia un finto terzo settore che cerca di lucrare sulle disgrazie in modo inqualificabile", conclude Renzi.

Proteste M5S in Aula Senato.
Dopo l'annuncio del deputato Tommaso Currò nell'Aula della Camera della sua uscita dal Movimento 5 Stelle e il voto favorevole alla risoluzione della maggioranza sulle politiche Ue, mugugni e brusii si levano dai banchi del M5S in Aula al Senato quando il premier Renzi tocca il tema della candidatura dell'Italia alle Olimpiadi. Mugugni ai quali il premier replica ricordando come il Movimento stia "perdendo pezzi" e innescando la protesta dei pentastellati, che gli gridano contro "vergogna", con Airola e Lezzi, tra gli altri, particolarmente infuriati. "Il fatto che state continuando a perdere pezzi non vi autorizza a interrompere".

 
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