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M5S-Lega, da Bonafede a Giorgetti a Spadafora, toto-ministri al via

Ecco i nomi dei papabili per ricoprire ruoli importanti in un eventuale governo a guida Salvini-Di Maio

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ROMA - "Sul premier non c'è ancora una discussione sui nomi" dichiara Luigi Di Maio. "Quando ci sarà qualcosa da dire ve la comunicheremo" aggiunge Matteo Salvini. I leader di Cinquestelle e Lega non aggiungono, non serve, quanto sia difficile se non impossibile disegnare un governo se non c'è prima l'accordo sul "capo" di Palazzo Chigi. E l'accordo, al momento, non c'è. Eppure il totoministri tiene banco e si alimenta di ora in ora. In casa M5S avanza Vincenzo Spadafora: il grande consigliere di Di Maio, l'ex garante dell'infanzia nato ad Afragola, provincia di Napoli, 44 anni, è considerato un ministro blindato. A cosa? Si vedrà. Un altro fedelissimo del capo politico, Alfonso Bonafede, avvocato siciliano trapiantato a Firenze, classe 1976, è dato in grande ascesa come ministro. Alla Giustizia.

Nell'elenco dei papabili trovano spazio gli uomini (e le donne) più vicini a Di Maio, anche quelli che hanno già un incarico di peso, come i capigruppo al Senato Danilo Toninelli e alla Camera Giulia Grillo e il questore Riccardo Fraccaro. Sono invece spariti dai radar, almeno per ora, i "ministri" della campagna elettorale presentati in pompa magna al Salone delle Fontane dell'Eur: da Emanuela Del Re a Paola Giannetakis, da Mauro Coltorti a Salvatore Giuliano, passando per gli economisti Andrea Roventini e Lorenzo Fioramonti e per l'olimpionico di nuoto Domenico Fioravanti.

In casa della Lega il nome più forte (e ricorrente) del governo pentaleghista, se arriverà, è da giorni quello di Giancarlo Giorgetti: il "Gianni Letta" del Carroccio, braccio destro di Umberto Bossi in passato e di Matteo Salvini oggi, laurea con lode alla Bocconi, è iperaccreditato per un ministero economico o, se il premier fosse un Cinquestelle, come sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Forti anche le quotazioni di Roberto Calderoli, il leghista della prima ora, mai entrato in rotta con il "Capitano": l'ex ministro delle Riforme è in corsa per i Rapporti con il Parlamento o le Infrastrutture. Il senatore Armando Siri, il "papà" della flat tax, è gettonato per lo Sviluppo economico: il ministero che, gestendo il sistema tv e le comunicazioni, potrebbe "rassicurare" Silvio Berlusconi.

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Nella girandola di nomi del Carroccio non mancano quelli di Giulia Bongiorno, l'avvocato penalista che a meno di trent'anni difese Giulio Andreotti, dell'economista no euro Claudio Borghi e del neoeletto presidente della commissione speciale della Camera Nicola Molteni. Se Fratelli d'Italia decidesse di entrare in maggioranza un ministero pesante come la Difesa potrebbe andare a Guido Crosetto o alla stessa Giorgia Meloni.
Infine, i due leader: Salvini e Di Maio, nel caso in cui né l'uno né l'altro fossero premier e trovassero un nome terzo, potrebbero spartirsi i due ministeri più prestigiosi. Gli Interni e gli Esteri. Ma la partita tra i due "diarchi" è in pieno svolgimento.
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