Massimo Bugani, Lucia Borgonzoni. Sono gli ultimi candidati sindaco rispettivamente di Casaleggio Associati e Lega Fu Nord al Comune di Bologna. Bugani riuscì nella trionfale impresa di prendere il 16,58% in una tornata nella quale, pur di non votare Pd, gli elettori avrebbero espresso la loro preferenza per un paracarro, un tiramisù vegano, o addirittura per Virginia Raggi. Borgonzoni fu “asfaltata”, per usare un linguaggio da blog delle stelle, da Virginio Merola, democratico, un uomo dabbene e competente il cui carisma è misurabile in numeri negativi. Per dire: Cuperlo lo trova un po’ grigio.
Nella famigerata Prima Repubblica, sarebbero probabilmente finiti nelle retrovie delle retrovie, a studiare come sia possibile risultare sconfitti contro il Chievo (o il Bologna) quando la tua squadra gira meglio del Real Madrid. Nella Terza, li hanno promossi. Bugani è il consigliere più ascoltato di Casaleggio, del quale risulta socio nella piattaforma Rousseau, ed è vicequalcosa nello staff comunicativo di Di Maio. Borgonzoni è diventata sottosegretaria contro la cultura. Ricordate? Disse di non aver mai letto un libro negli ultimi tre anni. Ma non è colpa sua: sono i libri che si fanno di nebbia appena la vedono. Poi, dopo che aveva maltrattato pubblicamente quel vecchio guevarista del vescovo di Bologna, fu disconosciuta dal padre. Che recentemente si è iscritto al Pd. Giuro.
Ieri, Borgonzoni ha trattato un tema di cui parrebbe intendersi, visto che risulta laureata in storia figurativa. Solo che le figure in questione devono essere quelle di palta. Perché ha – seriamente – sostenuto che non presterà opere di Leonardo al Louvre visto che ci hanno trattati come terra di saccheggio. Non l’ha detto, ma lo spirito di “ridateci la Gioconda” aleggiava nell’aire. Roba che va forte sui social, dove la Nostra è attentissima. Meno sui libri, dov’è scritto che l’opera dell’artista italiano fu regolarmente comperata.
La sottosegretaria ha pure farfugliato alcune enormità sulla sovranità nazionale, sul fatto che «lui non è Leonardò come lo chiamano loro», e alcune rotonde scemenze sul fatto che i Raffaello destinati dal museo parigino in cambio del prestito leonardesco non bastano «perché i Raffaello sono quasi tutti qui». Probabilmente si riferiva ai cioccolatini.
A sostenere la tesi della Borgonzoni si è per ora levata solo la voce dell’onorevole Giro (Forza Italia). Pensate se la sottosegretaria sapesse che in realtà si chiama Tour, ma ha cambiato cognome solo per non compiacere i cugini d’Oltralpe.
Nella famigerata Prima Repubblica, sarebbero probabilmente finiti nelle retrovie delle retrovie, a studiare come sia possibile risultare sconfitti contro il Chievo (o il Bologna) quando la tua squadra gira meglio del Real Madrid. Nella Terza, li hanno promossi. Bugani è il consigliere più ascoltato di Casaleggio, del quale risulta socio nella piattaforma Rousseau, ed è vicequalcosa nello staff comunicativo di Di Maio. Borgonzoni è diventata sottosegretaria contro la cultura. Ricordate? Disse di non aver mai letto un libro negli ultimi tre anni. Ma non è colpa sua: sono i libri che si fanno di nebbia appena la vedono. Poi, dopo che aveva maltrattato pubblicamente quel vecchio guevarista del vescovo di Bologna, fu disconosciuta dal padre. Che recentemente si è iscritto al Pd. Giuro.
Ieri, Borgonzoni ha trattato un tema di cui parrebbe intendersi, visto che risulta laureata in storia figurativa. Solo che le figure in questione devono essere quelle di palta. Perché ha – seriamente – sostenuto che non presterà opere di Leonardo al Louvre visto che ci hanno trattati come terra di saccheggio. Non l’ha detto, ma lo spirito di “ridateci la Gioconda” aleggiava nell’aire. Roba che va forte sui social, dove la Nostra è attentissima. Meno sui libri, dov’è scritto che l’opera dell’artista italiano fu regolarmente comperata.
La sottosegretaria ha pure farfugliato alcune enormità sulla sovranità nazionale, sul fatto che «lui non è Leonardò come lo chiamano loro», e alcune rotonde scemenze sul fatto che i Raffaello destinati dal museo parigino in cambio del prestito leonardesco non bastano «perché i Raffaello sono quasi tutti qui». Probabilmente si riferiva ai cioccolatini.
A sostenere la tesi della Borgonzoni si è per ora levata solo la voce dell’onorevole Giro (Forza Italia). Pensate se la sottosegretaria sapesse che in realtà si chiama Tour, ma ha cambiato cognome solo per non compiacere i cugini d’Oltralpe.