Attende che il premier Conte chiuda la veloce pratica della deliberazione dei funerali di Stato per Giuseppe Zamberletti, unico punto all'ordine del giorno del Consiglio dei ministri lampo. È a quel punto che Matteo Salvini ferma i colleghi, ce n'è un secondo sul quale il governo non può far finta di soprassedere. La richiesta di autorizzazione avanzata al Senato dal Tribunale dei ministri di Catania per incriminare per sequestro di persona il ministro dell'Interno "forse la state sottovalutando", dice il capo del Viminale rivolto all'altro vicepremier Luigi Di Maio. "Se sono incriminato io, lo è tutto il governo". E se non è una minaccia esplicita di crisi, assai le somiglia.
Al leghista non è piaciuta affatto la sortita salomonica del collega grillino domenica sera in tv ("Salvini vuol farsi processare, non gli faremo un dispetto votando contro"). Ha il sospetto che vogliano giocare sul filo dell'ambiguità. "Dato che non vi è chiaro ve lo spiego" esordisce: "Qui non chiedono un processo contro di me, perché il signor Matteo Salvini ha commesso un qualche illecito a titolo personale per il quale è giusto che risponda, come un normale cittadino. Io non ho bisogno di aiutini o sotterfugi - continua - Io ho agito dando esecuzione al nostro programma elettorale e a un mandato ricevuto da questo governo. E se finisco sotto processo io, ci finite anche voi. È in gioco la credibilità stessa di questo governo".
Di Maio si sente direttamente chiamato in causa. E in effetti lo è. Abbozza: "Ma noi avevamo capito che il processo lo chiedevi tu, se le cose non stanno così, troveremo una soluzione". E di quella si fa carico l'"avvocato" Conte indossando i consueti panni del mediatore. Ancora non c'è, tanto che a cdm concluso la Lega scaglia i capigruppo Romeo e Molinari a riportare in pubblico il senso della sfuriata di Salvini: "Processare il ministro che ha agito nell'esercizio delle funzioni e nel mandato ricevuto dagli elettori significa inequivocabilmente processare il governo". Processo uguale crisi, spiegano in privato tutti i dirigenti leghisti, alla vigilia (domani) della prima riunione della giunta delle immunità del Senato sul caso. Adesso sarà un problema di Di Maio dipanare la matassa interna con l'ala più legalista del Movimento.
In questo clima il muro contro muro sullo sbarco dei 47 della Sea Watch si fa sempre più internazionale. La posizione italiana non cambia. Ieri sera Conte si è riunito con i ministri competenti per depositare dinanzi alla Corte europea dei diritti dell'uomo (attivata dal comandante della nave) una memoria con la quale far leva sulla "giurisdizione olandese". Invano, dato che è fallito il tentativo ultimo del Viminale di convincere il governo dell'Aja ad accogliere i migranti. Oggi il premier, a margine del vertice Euro mediterraneo in programma a Cipro, tenterà in tutti i modi di riannodare i fili del dialogo col collega Emmanuel Macron. Difficile, dopo i fendenti di questi giorni coi gialloverdi: un bilaterale è stato escluso, probabile un caffé. Il capo del governo italiano vuole accreditarsi come alternativa ragionevole a un ipotetico governo ancor più populista. Porterà dunque un ramoscello d'ulivo per far comprendere che "dopo le Europee può succedere di tutto, gli equilibri Lega-M5S stanno cambiando e le scosse potrebbero pesare anche fuori confine".
Il riferimento, come nel colloquio "fuorionda" dei giorni scorsi con Frau Merkel, è ai sondaggi che attesterebbero un ribaltone in atto: Carroccio al 35, M5S al 25-26. Il messaggio sottotraccia del premier ai partner europei è che potrebbero ritrovarsi col ministro dell'Interno a Chigi: "È una possibilità che dovete tenere in considerazione". Se Francia e Germania vorranno evitarlo, dovranno sostenere il suo sforzo di mediazione sul dossier migranti. Macron però non appare più disposto a dare una mano all'Italia dei vicepremier, considerati avanguardia del virus populista che minaccia l'Europa.
Al leghista non è piaciuta affatto la sortita salomonica del collega grillino domenica sera in tv ("Salvini vuol farsi processare, non gli faremo un dispetto votando contro"). Ha il sospetto che vogliano giocare sul filo dell'ambiguità. "Dato che non vi è chiaro ve lo spiego" esordisce: "Qui non chiedono un processo contro di me, perché il signor Matteo Salvini ha commesso un qualche illecito a titolo personale per il quale è giusto che risponda, come un normale cittadino. Io non ho bisogno di aiutini o sotterfugi - continua - Io ho agito dando esecuzione al nostro programma elettorale e a un mandato ricevuto da questo governo. E se finisco sotto processo io, ci finite anche voi. È in gioco la credibilità stessa di questo governo".
Di Maio si sente direttamente chiamato in causa. E in effetti lo è. Abbozza: "Ma noi avevamo capito che il processo lo chiedevi tu, se le cose non stanno così, troveremo una soluzione". E di quella si fa carico l'"avvocato" Conte indossando i consueti panni del mediatore. Ancora non c'è, tanto che a cdm concluso la Lega scaglia i capigruppo Romeo e Molinari a riportare in pubblico il senso della sfuriata di Salvini: "Processare il ministro che ha agito nell'esercizio delle funzioni e nel mandato ricevuto dagli elettori significa inequivocabilmente processare il governo". Processo uguale crisi, spiegano in privato tutti i dirigenti leghisti, alla vigilia (domani) della prima riunione della giunta delle immunità del Senato sul caso. Adesso sarà un problema di Di Maio dipanare la matassa interna con l'ala più legalista del Movimento.
In questo clima il muro contro muro sullo sbarco dei 47 della Sea Watch si fa sempre più internazionale. La posizione italiana non cambia. Ieri sera Conte si è riunito con i ministri competenti per depositare dinanzi alla Corte europea dei diritti dell'uomo (attivata dal comandante della nave) una memoria con la quale far leva sulla "giurisdizione olandese". Invano, dato che è fallito il tentativo ultimo del Viminale di convincere il governo dell'Aja ad accogliere i migranti. Oggi il premier, a margine del vertice Euro mediterraneo in programma a Cipro, tenterà in tutti i modi di riannodare i fili del dialogo col collega Emmanuel Macron. Difficile, dopo i fendenti di questi giorni coi gialloverdi: un bilaterale è stato escluso, probabile un caffé. Il capo del governo italiano vuole accreditarsi come alternativa ragionevole a un ipotetico governo ancor più populista. Porterà dunque un ramoscello d'ulivo per far comprendere che "dopo le Europee può succedere di tutto, gli equilibri Lega-M5S stanno cambiando e le scosse potrebbero pesare anche fuori confine".
Il riferimento, come nel colloquio "fuorionda" dei giorni scorsi con Frau Merkel, è ai sondaggi che attesterebbero un ribaltone in atto: Carroccio al 35, M5S al 25-26. Il messaggio sottotraccia del premier ai partner europei è che potrebbero ritrovarsi col ministro dell'Interno a Chigi: "È una possibilità che dovete tenere in considerazione". Se Francia e Germania vorranno evitarlo, dovranno sostenere il suo sforzo di mediazione sul dossier migranti. Macron però non appare più disposto a dare una mano all'Italia dei vicepremier, considerati avanguardia del virus populista che minaccia l'Europa.