Divisioni M5s, Trizzino: "Attenti a non mettere a rischio il governo. Non consegniamo l'Italia a estremisti di destra"
Monica Rubino
Il deputato M5s Giorgio Trizzino
Il deputato cinquestelle: "Un ritorno al dogmatismo delle origini? Non ci starei più, anche Grillo ha capito che il Movimento è cambiato, ora siamo una forza di governo". E su Di Maio: "E' deluso per non essere stato capito, ma ci ha portato al 32% e ora svolge il suo ruolo di ministro degli Esteri con umiltà"
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Onorevole Trizzino (63 anni, medico siciliano, deputato M5s alla prima legislatura, moderato con un passato da cattolico di sinistra) che succede nel Movimento? Come spiega la conflittualità interna?
"Più che conflittualità io la definirei una 'sana dialettica'. Il Movimento si è trovato dal primo giorno a dover fare i conti con una componente numerosa di parlamentari che venivano da storie diverse e realtà differenti e non erano allineati sulle medesime posizioni. Pertanto hanno sempre manfestato e continuano a manifestare liberamente le loro idee. Rientrando però poi negli argini stabiliti al momento del voto. Qualcuno ha preso posizioni estreme ed è uscito o è stato espulso ma, le ripeto, la dinamica è sana. Confermo che esistono posizioni diverse ma non tali da mettere a repentaglio la compattezza del Movimento stesso".
Ma questa 'sana dialettica', come la chiama lei, potrebbe invece mettere a rischio il governo Conte?
"No, mi auguro di no. Penso che alla fine tutti quanti noi abbiamo presente quello che significherebbe incrinare e rendere più fragile la compattezza del governo. In pratica si andrebbe al voto, con il rischio di consegnare il Paese a estremisti di destra, ipotesi che ci preoccupa molto. Le assicuro che nel Movimento il senso di responsabilità c'è ed è collettivo. Piuttosto dobbiamo aprire un confronto con intelligenza sulla cosiddetta Fase3, la ricostruzione da affrontare dopo questa emergenza sanitaria".
Secondo lei nel Movimento c'è una parte che vorrebbe un ritorno alle origini, al dogmatismo degli inizi anche per recuperare punti nei sondaggi?
"Se fosse così io non ci starei più e sarei una voce molto critica perché non si può tornare indietro, sarebbe un errore. Il Movimento nel frattempo è diventato una forza di governo e sarebbe anacronistico riproporre vecchi schemi. Anche lo stesso Beppe Grillo ha riconosciuto che certe posizioni sono ormai superate. Ora è il momento di passare dall'adolescenza all'età adulta e fare un salto di qualità per capire qual è la visione che abbiamo del futuro del nostro Paese".
Prima il no al Mes, poi quello alla regolarizzazione dei migranti. La 'destra' del Movimento sta rialzando la testa?
"Sul Mes io ho sempre avuto una posizione di apertura. Capire se può essere attivato per la parte sanitaria e con quali garanzie dall'Europa mi sembra una cosa importante. Quanto ai migranti, che ci sia da parte di qualcuno una posizione critica sul tema immigrazione è un dato di fatto ma il problema va affrontato. Non possiamo far finta che 600mila irregolari non esistano. Bisogna riconoscerli, anche perché sfuggono al controllo sanitario e possono essere un rischio per la salute del Paese. Non mi è piaciuto però in questo periodo il ripetersi del concetto che bisogna regolarizzarli solo perché in questo momento ci sono utili come forza lavoro: sono esseri umani come noi e meritano rispetto e umanità".
Secondo lei Luigi Di Maio è di nuovo in corsa per la leadership del Movimento?
"Immagino che esista un po' la delusione di Luigi Di Maio di non essere stato capito. Non dimentichiamo che ci ha portato al 32% e per lui ora è difficile accettare che le condizioni politiche del Paese non riconoscano il valore di quello che ha fatto. Ma ha dimostrato di essere una persona riflessiva, sto apprezzando il suo lavoro come ministro degli Esteri svolto senza clamori, con umiltà. Che ci sia bisogno di un capo politico è evidente, ma la scelta sarà un po' problematica. Avevamo avviato il confronto sulla forma della leadership ma siamo stati interrotti dal coronavirus. Dobbiamo riaprire una riflessione al più presto".