Prima il Quirinale, con Sergio Mattarella a ricordare che del teatro bisogna avere cura, non soltanto come patrimonio culturale ma anche per le condizioni economiche di chi lo tiene in vita. Poi il palcoscenico dell’Argentina, dove la festa per i vincitori del Premio Le Maschere del Teatro Italiano – i “David” della prosa – diventa anche l’occasione per riaprire una questione che il settore porta da anni: quella dei finanziamenti.
La 23ª edizione del premio, celebrata ieri sera a Roma e condotta da Serena Autieri e Antonio Bannò, incorona i protagonisti della stagione teatrale ma mette in primo piano anche le difficoltà di un comparto che chiede un diverso equilibrio nella distribuzione delle risorse pubbliche.
A lanciare l’allarme era stato poche ore prima Luca De Fusco, direttore artistico della Fondazione Teatro di Roma e ideatore delle Maschere insieme al critico Maurizio Giammusso, scomparso recentemente. Al Quirinale, davanti al presidente della Repubblica, De Fusco aveva sottolineato come la prosa italiana sia storicamente sottofinanziata, ricordando anche la distanza nel costo pubblico per spettatore tra lirica, cinema e teatro.
Un appello che, dalla platea dell’Argentina, trova una prima risposta istituzionale. Consegnando ad Arturo Cirillo il premio per la miglior regia per Le false confidenze, il sottosegretario alla Cultura Giampiero Cannella ha dichiarato di voler «fare propria questa posizione con un impegno formale e istituzionale per superare la sperequazione di risorse che vede la prosa sottofinanziata rispetto ai comparti di cinema e lirica».
È il punto politico della serata, arrivato quasi naturalmente dopo le parole pronunciate ieri da Mattarella. Il presidente, incontrando al Quirinale finalisti e giuria, aveva richiamato la necessità di «sottolineare la dignità di chi lavora in teatro», estendendo l’attenzione anche a chi opera dietro le quinte e alle condizioni economiche dei lavoratori dello spettacolo. Una preoccupazione, aveva detto, «di carattere generale per il nostro Paese».
Ma all’Argentina è soprattutto il teatro a prendersi la scena.
A vincere il premio per il Miglior spettacolo di prosa è Antigone, nella regia di Robert Carsen. Una produzione che si impone nella categoria più importante e che porta sul palco la tragedia di Sofocle riletta attraverso lo sguardo di uno dei registi internazionali più affermati.
La serata regala poi una vera tripletta a Le false confidenze, produzione del Teatro di Roma in sinergia con Marche Teatro e Teatro Stabile di Catania. Oltre alla regia di Arturo Cirillo, premiata da Cannella, arrivano i riconoscimenti per i costumi di Gianluca Falaschi e per le luci di Pasquale Mari.
Tre premi anche per Morte di un commesso viaggiatore, prodotto dal Teatro Biondo di Palermo. Luca Lazzareschi conquista il riconoscimento come miglior attore protagonista, Pia Lanciotti quello per la migliore attrice protagonista e Anna Varaldo viene premiata per la scenografia.
Tra gli interpreti, la Maschera va anche a Paolo Serra, miglior attore non protagonista per Sabato, domenica e lunedì, mentre una delle grandi signore della scena italiana, Giulia Lazzarini, riceve il premio per la migliore attrice non protagonista per Miracolo a Milano, produzione del Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa.
E c'è Elio Germano, premiato come miglior interprete di monologo per La guerra com’è. Il riconoscimento come interprete emergente va invece a Leda Kreider per Improvvisamente l’estate scorsa.
Completano il palmarès Andrea Nicolini, premiato per le musiche di Lungo viaggio verso la notte, e Gabriele Di Luca, autore della novità italiana Misurare il salto delle rane.
Sul fronte tecnico, oltre a Falaschi e Mari, il premio per la scenografia va ad Anna Varaldo.
La serata assegna anche tre riconoscimenti speciali. Il Premio del Presidente, attribuito da Gianni Letta, va a Massimo De Francovich. Il Premio Maurizio Scaparro viene conferito al coreografo francese Angelin Preljocaj, mentre il Premio Graziella Lonardi Buontempo va a Daniele Cipriani, nuovo direttore artistico del Festival di Spoleto.
È una festa, dunque, ma anche un momento di riflessione sul futuro del palcoscenico italiano. I vincitori ricevono la caratteristica Maschera in acciaio posata su una pietra dell’Etna, opera dell’artigiano del metallo Paolo Gambardella. Dietro il rito della premiazione, però, resta la domanda posta da De Fusco e raccolta dal governo: quanto vale davvero il teatro per lo Stato? Il sipario si chiude sui premiati, ma la discussione sul teatro italiano è appena cominciata.