Election day, ultima chiamata per un compromesso. Alla Camera il voto sulle elezioni regionali
di GIOVANNA CASADIO
Oggi a Montecitorio si discute l'accorpamento con comunali e referendum. La mediazione proposta dal governo è di andare alle urne il 20 settembre
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Oggi è il giorno dell'election day. L'aula della Camera è convocata stamani per il voto sulla data delle prossime elezioni, ma prima si scaldano i motori per evitare l'ennesimo braccio di ferro tra governo e maggioranza da un lato e opposizioni dall'altro. Lo scontro è su quando andare alle urne per le regionali e amministrative e per il referendum sul taglio dei parlamentari, che il coronavirus ha già fatto slittare da maggio all'autunno. Forza Italia, Lega e Fratelli d'Italia hanno una riunione mattutina con il sottosegretario all'Interno Achille Variati e con il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Federico d'Incà. Ultima chiamata per un compromesso.
Spiega Francesco Paolo Sisto, capogruppo forzista in commissione che "in zona Cesarini è possibile che un accordo si trovi". La destra punta alle urne il 27 e 28 settembre, per evitare in ogni modo la campagna elettorale in agosto. Sono stati presentati 170 emendamenti, di questi un centinaio sono proprio quelli di Forza Italia. Ma per la task force della Protezione civile e per il governo occorre stare lontani da una recrudescenza del virus, che si potrebbe avere ad autunno inoltrato.
Ai nastri di partenza oggi le posizioni sono in conflitto, al di là degli schieramenti di partito. Infatti i governatori delle Regioni al voto, in particolare quelli che si ricandidano - appoggiati dal presidente della Conferenza Stato-Regioni, il dem Stefano Bonaccini - chiedono di anticipare le urne al 13 e 14 settembre. Prima dell'apertura delle scuole. Sottolineano che aprire le scuole, poi chiuderle per le elezioni, sanificarle, riaprirle, è un problema. E rinviare l'avvio dell'anno scolastico a ottobre inoltrato, impensabile.
Giovanni Toti, il presidente della Liguria lo ha ribadito in una lettera al premier Giuseppe Conte firmata con Bonaccini, e a cui aderiscono Michele Emiliano, il governatore dem della Puglia, Vincenzo De Luca della Campania e il leghista Luca Zaia del Veneto. Le Regioni al voto sono sette, con Marche e Valle d'Aosta. Vanno anche alle urne oltre 1.200 Comuni.
Il governo in una prima discussione in commissione Affari costituzionali si era quasi convinto della data del 13 e 14 settembre per venire incontro alla richiesta delle Regioni. Ma ha dovuto fare rapidamente retromarcia: neppure alla maggioranza l'idea di presentare le liste a Ferragosto era parsa un granché. E la destra ha minacciato l'ostruzionismo.
Per l'esecutivo quindi il punto di mediazione resta il 20 settembre.
C'è poi la questione referendaria. Riccardo Magi di +Europa ha presentato emendamenti perché il referendendum non sia accorpato alle elezioni. I comitati per il NO al taglio dei parlamentari minacciano una valanga di ricorsi, se si va all'election day. L'ipotesi di mediazione sarebbe quella di fare slittare al 4 ottobre - data degli eventuali ballottaggi per Toscana e un centinaio di Comuni - il referendum. Ma anche qui molti i contrari. I 5Stelle sottolineano quell'articolo del decreto elezioni in cui è scritto: "... fermo il principio di concentrazione delle scadenze elettorali... che si applica altresì al referendum confermativo della legge costituzionale sulla riduzione del numero dei parlamentari".
Previsto anche l'ordine di scrutinio: prima il referendum quindi, senza interruzione, il voto delle Regioni. "Lo scrutinio per le amministrative - si legge - è rinviato alle 9 del martedì".