I conti della Rai, la precisazione di viale Mazzini
(ansa)
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In merito all’articolo di Giovanna Vitale pubblicato il 15 novembre “Ascolti in calo, flop e conti in rosso. La Rai di Foa e Salini è in default”, la Rai rileva che lo stesso articolo riporta notizie fuorvianti e l’ipotesi di default è inesistente e priva di qualsiasi fondamento. La Rai da due anni ha intrapreso un percorso che avrebbe portato il bilancio in sostanziale equilibrio nel triennio 2019-2021. Nel 2019 era prevista una perdita iniziale di 20 milioni e, in virtù del grande rigore e attenzione ai costi, lo stesso esercizio è stato chiuso con un bilancio in pareggio, in linea rispetto all’esercizio precedente. E questo nonostante il mancato riconoscimento dal 2019 dell’extragettito, cioè il maggior valore del canone dovuto al suo pagamento sulla bolletta elettrica: l’extragettito sarebbe dovuto andare tutto alla Rai, in quanto l’Azienda aveva deciso di sottoscrivere nel 2017 un contratto di servizio molto più oneroso, facendo conto proprio su quelle risorse. Peraltro, per il 2020, la Rai ha dovuto affrontare un calo dei ricavi pubblicitari, che è stato comunque inferiore a quello di altri competitor, oltre al calo dei ricavi da canoni speciali dovuti alla pandemia (ristoratori, bar etc colpiti dalla crisi economica).
Nel 2020 il risultato atteso sarà decisamente migliore delle previsioni formulate a seguito dello scoppio della pandemia grazie ad un accorto intervento sui costi e ad azioni di contenimento sia sugli staff sia sui costi di programmazione. Il costo del lavoro del Gruppo Rai si collocherà, per il 2020 su valori analoghi a quelli del 2018, con una riduzione di circa il 3 per cento rispetto alla chiusura del 2019, in tendenziale miglioramento. E grazie a questo lavoro, che ha comportato non pochi sacrifici, nonostante la pandemia, i conti chiuderanno quest’anno non lontano dal pareggio. L’organico del Gruppo Rai si attesta sostanzialmente sui livelli del 2019. Deve inoltre essere messo in evidenza che i costi di funzionamento sono stati ridotti in modo significativo nel corso degli ultimi anni. Si tratta di costi legati alla struttura peculiare del servizio pubblico che ha, per obblighi di contratto di servizio, sedi sparse in tutto il territorio e deve garantire la programmazione in territori bilingue per garantire il bilinguismo. Quanto all’indebitamento, è stato alimentato per un verso da una serie di maggiori oneri previsti dal contratto di servizio e da una normativa che chiede al Servizio Pubblico un maggior impegno per il refarming, gli investimenti in cinema, fiction, cartoni, documentari e da un forte incremento dell’offerta digitale che ha richiesto importanti investimenti sia in tecnologia sia in contenuti. Ciò nonostante l’ipotesi di default è inesistente e priva di qualsiasi fondamento: la Rai aveva già ipotizzato un percorso di razionalizzazione volto ad evitare una crisi finanziaria. Parliamo di un contesto in cui, come è evidente, il covid ha impattato a livello di comparto sulla pubblicità per Rai oltre il 15%, con una crisi pubblicitaria che nei mesi del lockdown ha portato a minori introiti per circa il 40% e ha colpito tutto il comparto.
In merito sempre alla gestione aziendale, gli interventi programmati per l’area del prodotto televisivo e radiofonico hanno portato risultati importanti, salvaguardando sempre la qualità dell'offerta. L’azione avviata dall’Amministratore delegato della Rai lo scorso 8 luglio sulla riduzione dei compensi agli artisti e, più in generale, a tutti i collaboratori esterni ha portato risultati importanti: tutti gli artisti, nessuno escluso, hanno accettato un taglio del 15% sul compenso. Soltanto attraverso questa azione specifica, si prevede un risparmio, a regime, di circa 5 milioni di euro sui contratti direttamente sottoscritti da Rai; analogo risparmio è atteso dai tagli sui compensi dei collaboratori impegnati nei programmi realizzati dalle società di produzione esterne. Quanto alla tesi secondo cui la Rai non intercetterebbe più il pubblico giovane, si tratta di una tendenza che riguarda l’intero settore televisivo: proprio per questo motivo la Rai ha potenziato e creato una nuova strategia per Rai Play al fine di intercettare proprio quel tipo di pubblico. Relativamente alla stagione in corso dal 6 settembre al 13 novembre 2020 la Rai è indiscusso leader nell’informazione televisiva. Sul versante degli ascolti, va rilevato che nel 2020 la Rai ha assolto come sempre ai suoi compiti di Servizio Pubblico informando il Paese sulla gravissima crisi epidemica in corso, rivoluzionando la propria programmazione per far posto alle notizie relative al Coronavirus, senza pensare alla massimizzazione degli ascolti quanto piuttosto al miglior servizio possibile nei riguardi del pubblico e delle istituzioni. In ogni caso, soprassedendo sulla supremazia che la fiction Rai ha nel mercato interno del genere, l'Azienda mantiene la leadership non solo su generi da contratto di servizio come informazione e bambini, ma anche nell’intrattenimento e nel talk show. Per quanto riguarda il confronto tra reti generaliste, i dati dal 1 settembre al 14 novembre indicano per il servizio pubblico un incremento sul competitor di 104.735 spettatori nel giorno medio e di 198.957 in prime time. Riguardo alle reti specializzate, negli ultimi due anni, seguendo una precisa e coerente strategia, la RAI ha interpretato il proprio ruolo di Servizio Pubblico all’insegna della qualità e dell’innovazione, con un’offerta inclusiva in grado di esprimere identità, emozioni e valori condivisi e capace di coinvolgere e fare incontrare generazioni diverse. Il palinsesto RAI è ricco di programmi di ogni genere - dalla fiction all'animazione - e campagne sociali finalizzate anche a sensibilizzare i più giovani su tematiche di rilevanza sociale. Infine, la RAI è l'unico editore ad offrire ai più giovani anche un'offerta di contenuti didattici di supporto alla loro attività scolastica e i canali Rai dedicati ai più giovani ottengono ottime valutazioni dalle rilevazioni relative al gradimento e alla qualità percepita (disponibili sul sito RAI), con un’offerta ritenuta adeguata da parte dei genitori e sostanzialmente priva di criticità.