Sogna di darlo lui, il colpo di grazia politico a Giuseppe Conte. E di farlo in aula, al Senato. E consumare così la vendetta per la disfatta che proprio da lì è iniziata, nell'agosto 2019. Matteo Salvini gioca di sponda con l'altro Matteo. Renzi che alza la palla ritirando il sostegno e i ministri di Iv, il leghista che la schiaccia contribuendo a sfiduciare il premier in carica. Forte dei nuovi, imminenti passaggi al suo gruppo. Si sente sicuro come mai finora, l'ex ministro dell'Interno. I report dei suoi a Palazzo Madama gli rivelano che almeno tre senatori M5S starebbero per passare con la Lega, addirittura cinque secondo la stima più ottimistica, come altri tre hanno già fatto nei mesi scorsi. E poi i deputati, addirittura cinque, a sentire la conta interna. Una progressiva emorragia che, sommata al fallimento dell'operazione "responsabili" al Senato, se davvero confermata, potrebbe contribuire a mettere fine all'esperienza Conte 2.
Il dialogo del "picconatore-rottamatore" di Italia Viva con i leghisti è ormai quotidiano. I due Matteo si intendono e non da ora. Soprattutto in chiave anti-Conte. Trait d'union i due capigruppo, Davide Faraone e Massimiliano Romeo. Renzi a Salvini l'ha spiegato in tutte le lingue che stavolta fa "sul serio". Ecco perché ieri pomeriggio, intervenendo a Mezz'ora in più da Lucia Annunziata, il segretario si è mostrato più spavaldo che mai, all'indomani dell'udienza preliminare del processo Open Arms a Palermo: "Non comprendo come si possa andare avanti in questo tiro e molla. Si vada in Parlamento e si veda lì. Se hanno i numeri vadano avanti altrimenti a casa". Parole che sembrano fare eco a quelle dell'omologo leader fiorentino che nell'intervista di ieri a Repubblica sosteneva che la "conta in aula" sarebbe un azzardo per il presidente del Consiglio, avvertendolo che Forza Italia "non basterà". Non ci sono "responsabili" a sufficienza a supporto del Conte due, a quanto pare. Né i senatori di Toti né i centristi di Cesa o altri ex grillini del Misto. Altra cosa se si apriranno nelle prossime settimane scenari da governo istituzionale. E così, la soglia 161 resta appesa a uno spillo. Servirebbe Forza Italia, appunto. Ma Silvio Berlusconi ha già alzato il ponte levatoio, almeno per ora. "Non sosterremo mai questo governo, noi siamo pronti a confrontarci col voto", fa sapere il suo consigliere ed ex presidente del Senato, Renato Schifani. Piuttosto, il Cavaliere - raccontano - è tornato al vecchio innamoramento per Matteo Renzi. "Non è utile picconarlo, sta facendo sul serio e può tornarci utile", ha mandato a dire all'alleata Giorgia Meloni che associa invece l'ex premier pd a tutto il resto del centrosinistra, nei suoi affondi. L'intransigente leader di Fratelli d'Italia in tutto questo scambio di amorosi sensi forza-leghisti con Renzi non ci vede chiaro. Anzi sospetta il peggio, dal suo punto di vista. "Non venga in mente a qualcuno dei nostri alleati, se la crisi precipitasse in elezioni, di fare un apparentamento del centrodestra col loro amico Matteo. No, perché, sia chiaro: o io o lui". Alleati avvertiti.
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Dentro Forza Italia, è rimasto solo Renato Brunetta a predicare "buon senso". Ci crede seriamente e ancora "all'unità nazionale", fosse pure con Conte al comando. Ma al Senato l'economista berlusconiano non dispone di "truppe". "Vedo molta irresponsabilità in giro - ammette mentre cucina il suo piatto forte, minestrone con pollo - Indecente questa crisi, nessuno che ascolta il monito sui "costruttori" del presidente Mattarella. Basta giocare a pocker, basta coi bluff da periferia fiorentina". Non ama Renzi e si sa. Come non lo amano molti forzisti e centristi. Convinti in tanti che il senatore di Rignano rischia di portarli a picco con sé da qui a qualche giorno, dato che molti berlusconiani stimano che in caso di elezioni si salveranno al più una quindicina di eletti nei collegi uninominali gentilmente concessi dalla Lega. Giusto ai "filo salviniani". Altro che 150 parlamentari. "Il fatto è che Renzi vorrebbe competere con Conte, ma non si rende conto che è il Mastella del 2021 - ragiona l'ex diccì Gianfanco Rotondi, deputato del gruppo Fi - Anche a Clemente, che nel 2008 causò la caduta di Prodi, Berlusconi fece credere che avrebbe trovato riparo nel centrodestra. Poi lo scaricò. Renzi sta vivendo il suo Papeete, ma dopo gli sfarzi c'è il declino. Al suo posto ci penserei".