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Mario Draghi 

Misure anti-Covid, a metà aprile verifica sulla zona gialla. Stipendio sospeso ai sanitari no vax

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Il governo non esclude di alleggerire la stretta se i dati miglioreranno. La Lega insiste, scettico il resto degli alleati. Locatelli: le misure vanno mantenute. Mercoledì il decreto in Cdm con l’obbligo di vaccino per i medici
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ROMA - Giancarlo Giorgetti ha parlato più volte con Mario Draghi, ieri. Di vaccini soprattutto. Della produzione italiana, che sarà al centro di un nuovo tavolo mercoledì e che si sta concretizzando. Ma inevitabilmente, il ministro dello Sviluppo leghista ha chiesto rassicurazioni anche riguardo al decreto chiusure che era stato al centro delle critiche di Matteo Salvini.

Che venga scritto o meno poco importa, ma il governo ha detto chiaramente che se la curva lo consentirà il congelamento della zona gialla potrebbe decadere. Ci potrebbero insomma essere degli allentamenti dopo la metà di aprile, anche se tutto dipenderà dai dati. Non solo l’indice di contagio, quell’Rt che le misure in corso sono già riuscite a raffreddare, ma anche il tasso di saturazione degli ospedali, dei reparti Covid, delle terapie intensive che - come ha detto ieri il presidente del Consiglio superiore di Sanità Franco Locatelli - sono a 3700…
ROMA - Giancarlo Giorgetti ha parlato più volte con Mario Draghi, ieri. Di vaccini soprattutto. Della produzione italiana, che sarà al centro di un nuovo tavolo mercoledì e che si sta concretizzando. Ma inevitabilmente, il ministro dello Sviluppo leghista ha chiesto rassicurazioni anche riguardo al decreto chiusure che era stato al centro delle critiche di Matteo Salvini.

Che venga scritto o meno poco importa, ma il governo ha detto chiaramente che se la curva lo consentirà il congelamento della zona gialla potrebbe decadere. Ci potrebbero insomma essere degli allentamenti dopo la metà di aprile, anche se tutto dipenderà dai dati. Non solo l’indice di contagio, quell’Rt che le misure in corso sono già riuscite a raffreddare, ma anche il tasso di saturazione degli ospedali, dei reparti Covid, delle terapie intensive che - come ha detto ieri il presidente del Consiglio superiore di Sanità Franco Locatelli - sono a 3700 ricoverati, pericolosamente vicine al picco della prima ondata, quando furono 4063.

"Stiamo lavorando fianco a fianco al presidente Draghi per offrire agli italiani tre risultati - ha detto Salvini, apparentemente pacificato - le cure, i vaccini, le terapie domiciliari; i rimborsi alle famiglie e alle imprese. E poi, dopo Pasqua, nelle città con la situazione sanitaria sotto controllo, un piano di riaperture, di ritorno alla normalità". Che avvenga così presto, però, non è affatto detto. Anzi, sul punto sono scettici sia il resto della maggioranza che molti governatori. E lo stesso Locatelli: "Le misure vanno mantenute".

Chi lavora al testo aveva pensato al coinvolgimento delle Regioni del tipo: “una valutazione periodica della stretta sarà concordata con le Regioni”, ma quel che precisano al ministero della Salute è che è sempre stato così. Le ordinanze si fanno ogni due settimane, si calibrano in base a numeri. Aspettare di avere quelli di questa settimana per varare il decreto non è possibile. E quindi già mercoledì la norma dovrebbe arrivare in Consiglio dei ministri confermando, da dopo Pasqua, il congelamento della zona gialla, l’esistenza solo di rosse e arancioni, quindi con bar e ristoranti chiusi e il divieto di muoversi tra Regioni. Con l’unico sconto fatto alla scuola: tutti in classe fino alla prima media nelle zone rosse, fino alla terza media in quelle arancioni e al 50 per cento in presenza alle superiori.

Per parlare di tutto questo e di come far procedere velocemente la campagna vaccinale, senza più corsie preferenziali per nessuno che non siano gli anziani e i fragili, il presidente del Consiglio sarà oggi alla cabina di regia con le Regioni insieme alla ministra degli Affari regionali Maria Stella Gelmini, che ha detto ieri a Che tempo che fa: "Non esiste il partito delle aperture e delle chiusure, tutti vogliamo riaprire, compatibilmente con la guerra che il virus ci fa".

Il decreto in arrivo mercoledì comprende un’ampia parte allo studio della ministra della Giustizia Marta Cartabia. Si tratta dell’obbligo vaccinale per il personale sanitario che è a contatto con i pazienti e della norma a tutela dei medici, dei farmacisti e in generale degli operatori che somministrano il vaccino. Nel primo caso, per chi non rispetta l’obbligo di vaccinarsi sono previste sanzioni crescenti, dallo spostamento ad altro incarico - lontano dai pazienti - all’interdizione dal lavoro con la sospensione dello stipendio. Non c’è, almeno stando alla bozza di ieri, la possibilità di licenziare. Le aziende ospedaliere sono obbligate a segnalare alla Asl il rifiuto e sono sottoposte a sanzione amministrativa se non intervengono con lo spostamento dell’operatore no vax.

Quanto al secondo punto, a via Arenula non vogliono si parli di “scudo” perché non può impedire che - in caso di danno alla salute dopo la somministrazione del vaccino - ci sia un’indagine giudiziaria. Si può però costruire, ed è quello che si vuol fare, una norma che salvaguardi chi materialmente somministra il vaccino dalle conseguenze penali, salvo i casi di colpa grave.