Regionali in Calabria il 3 e 4 ottobre: l'ex pd Oliverio tentato dalla candidatura autonoma
di Alessia Candito , di Alessia CanditoAnche la Calabria galoppa verso il voto, ma lo scenario è più ingarbugliato che mai. In attesa del decreto di fissazione delle elezioni per il 3 e 4 ottobre del governatore facente funzioni Nino Spirlì, cui per legge spetta la convocazione ufficiale dell'appuntamento con le urne, i candidati alla presidenza della Regione rischiano di moltiplicarsi.
Dopo aver tentato inutilmente di convincere il Pd a tornare sui propri passi, convocando le primarie, l'ex governatore dem Mario Oliverio sembra deciso di correre da solo. Formalmente la proposta arriva dai "comitati Oliverio presidente", che nel 2005 avevano fatto da motore …
Anche la Calabria galoppa verso il voto, ma lo scenario è più ingarbugliato che mai. In attesa del decreto di fissazione delle elezioni per il 3 e 4 ottobre del governatore facente funzioni Nino Spirlì, cui per legge spetta la convocazione ufficiale dell'appuntamento con le urne, i candidati alla presidenza della Regione rischiano di moltiplicarsi.
Dopo aver tentato inutilmente di convincere il Pd a tornare sui propri passi, convocando le primarie, l'ex governatore dem Mario Oliverio sembra deciso di correre da solo. Formalmente la proposta arriva dai "comitati Oliverio presidente", che nel 2005 avevano fatto da motore alla sua campagna elettorale e oggi sono diventati approdo del malcontento dem di diversa estrazione. E ufficialmente una risposta del diretto interessato non c'è ancora. Ma sarebbe solo questione di tempo. "Non più tardi di sabato" dice Oliverio che sottolinea "noi siamo sempre stati in campo con un progetto politico che recuperi tutto quello che la gestione commissariale del Pd sta disperdendo".
Fallito il tentativo di rientrare nel centrosinistra da protagonista e scartata, a quanto pare, l'ipotesi di trovare un'intesa con il polo civico di Luigi de Magistris, l'ex governatore ha deciso di dar seguito alle minacce di candidatura autonoma. Speranze di vittoria? Sulla carta, poche se non nulle. Ma di certo è mossa che a un centrosinistra già in difficoltà potrebbe causare magari piccole, ma di certo fastidiose emorragie di consensi. Anche pericolose in alcuni collegi, secondo alcuni, se è vero che la legge elettorale calabrese impone che una coalizione raggiunga almeno il 12%.
Nel centrosinistra che qualche settimana fa ha ufficializzato la candidatura della scienziata Amalia Bruni, nessuno si sbilancia. "Vedremo se andrà fino in fondo" si lascia strappare qualche dirigente locale. Ma la preoccupazione c'è perché attorno a Oliverio si è coagulato tanto malcontento ex dem, inclusi un paio di storici portatori di voti, mentre l'annunciata coalizione "ampia e civica" che avrebbe dovuto prendere forma attorno a Bruni è ancora cantiere aperto. Allo stato, a bordo è salito solo l'ex responsabile della protezione civile regionale Carlo Tansi, ma nel transito al centrosinistra ha perso tutti i candidati delle sue liste che appartenevano all'area di Rifondazione Comunista, rimasti nel polo civico di De Magistris.
"Ogni giorno sulla stampa locale leggiamo di accordi fra la nostra coalizione e Oliverio e persino di incontri, con tanto di data, luogo e circostanza. Ma da coordinatore della campagna elettorale - dice Michele Conia, giovane sindaco di Cinquefrondi e fra i pionieri di Dema in Calabria - posso smentire categoricamente che Luigi De Magistris e l'ex governatore si siano incontrati o che si sia arrivati a qualche tipo di convergenza". Un'ipotesi che aveva creato scompiglio all'interno della variegata coalizione civica che sostiene il sindaco di Napoli, con le realtà della sinistra alternativa pronte a scendere dal carro, mentre qualche pontiere in nome della realpolitik provava a forzare la mano. Ma, allo stato, il discorso pubblico di De Magistris non è cambiato. "Siamo pronti a ragionare - ha ripetuto più e più volte - con chi rinuncia al simbolo di partito ed a presentare liste con nomi puliti e in linea con il nostro progetto di riscatto della Calabria. Ribadiamo ancora una volta che la mia candidatura e la nostra coalizione sono totalmente alternativa al trasversalismo politico che da 40 anni governa la Regione Calabria".
Meno tempestoso e frastagliato, a quanto pare, l'orizzonte elettorale del centrodestra, che dovrebbe presentarsi alla prova delle urne con il ticket Roberto Occhiuto candidato governatore e l'attuale presidente facente funzione Nino Spirlì con già in tasca l'incarico da numero due, senza neanche l'obbligo di affrontare le urne.
Così avevano deciso i leader del centrodestra prima che le nomine Rai facessero inalberare Fratelli d'Italia tanto da minacciare persino la corsa in solitaria in Calabria. Strappo poi ricucito, con l'incontro di ieri a Villa Certosa fra Giorgia Meloni, Ignazio La Russa e Silvio Berlusconi a sigillare la rinnovata stagione di concordia. Il dossier amministrative nelle grandi città e regionali in Calabria non sarebbe stato affrontato in dettaglio, fanno sapere oggi dai vertici di Fdi ma "la candidatura di Roberto Occhiuto non è in discussione". E il ticket con Spirlì? Su quello nessuno si sbilancia, al massimo ci si limita a sottolineare che "noi gli accordi siamo abituati a rispettarli".
Certo è che molto, a partire dalla leadership del centrodestra, dopo le elezioni di ottobre potrebbe cambiare. La regola - ha ricordato più volte la leader di Fdi, Giorgia Meloni - è che a guidare la coalizione sia il partito con maggiori consensi e più di uno fra i suoi, confortato da sondaggi e acquisti sui territori, sogna di strappare il primato. Un sorpasso a cui le regionali calabresi potrebbero contribuire non poco.
Regione "nera" per tradizione, nonostante le percentuali di consensi a doppia cifra che Forza Italia riesce a mantenere, la Calabria ha sempre regalato risultati positivi al partito di Meloni. In più, da mesi ormai più o meno noti esponenti del Carroccio stanno ammainando le bandiere blu salviniano, per bussare alla porta di Fdi. Tema delicato per i meloniani di Calabria. Le ultime campagne acquisti pre o post elettorali, nelle ultime due legislature hanno regalato a Fdi due consiglieri regionali - Sandro Nicolò in arrivo da Forza Italia, Domenico Creazzo strappato al centrosinistra - arrestati per legami e rapporti con i clan.
Un problema non solo per Fratelli d'Italia. Inaugurata con l'arresto di Domenico Creazzo, appena eletto consigliere per il partito di Meloni, la legislatura regionale si avvia a conclusione con l'arresto di un altro collega di maggioranza, Nicola Paris, entrato sotto le bandiere dell'Udc. In mezzo, si contano l'arresto dell'ex presidente del Consiglio regionale, Mimmo Tallini di Forza Italia, e dell'attuale assessore al Bilancio, Franco Talarico dell'Udc, riaccolto in Giunta appena liberato dai domiciliari.
Bubboni che nel centrodestra rischiano di esplodere quando toccherà mettere mano alle liste. Ma se Sparta piange, Atene non ride e anche nel centrosinistra si lavora di cesello, con Amalia Bruni che promette di pretendere l'ultima parola su ogni singolo nome in lista. Ufficialmente, tutti promettono candidature ineccepibili e contrasto netto alla 'Ndrangheta, ma gli imbarazzi sono attualmente molteplici e trasversali.
Di certo, nessuno potrà scoprire stupito di avere impresentabili in lista. Per le prossime regionali potrebbe essere pienamente operativo il nuovo codice di autoregolamentazione della Commissione antimafia sul controllo delle liste elettorali, che potranno essere inviate per i controlli fino a 75 giorni prima delle elezioni, per avere un responso prima che le candidature diventino ufficiali. Una battaglia della deputata Wanda Ferro, che in precedenza si è vista bocciare il progetto dalla Camera salvo poi riuscire a recuperarlo in commissione antimafia, con il senatore pentastellato Marco Pellegrini correlatore.