Un passaggio obbligato, per un Capo dello Stato a fine mandato, ma che nella eccitazione che accompagna da molte settimane ormai ogni indiscrezione sulla partita relativa all'elezione del prossimo inquilino del Quirinale provoca l'ennesima fioritura di ricami e congetture nel piccolo mondo politico romano. Mattarella, si sa, è indisponibile a un bis. E il fatto che sia stata resa nota, con tanto anticipo, la data del saluto al Pontefice va nella direzione di voler smorzare ogni tipo di illazione su un secondo settennato. Anche se va detto che è stato il Vaticano a diffondere ieri sera la notizia.
Mancano cinque mesi a febbraio e i retroscena impazzano. Ieri anche il leader Pd Enrico Letta ha chiesto una moratoria, "non parliamone più fino a gennaio", ma siccome stavolta l'elezione al Colle è strettamente legata al futuro del governo (e i candidati più accreditati sono Mario Draghi e Sergio Mattarella), sarà impossibile sgombrare la discussione dal tavolo del dibattito politico.
Il 20 settembre a Pizzo Calabro Mattarella inaugurerà l'anno scolastico.
Mario Draghi ha detto nell'unico intervento a tema: "Trovo un po' offensivo pensare al Quirinale come altra possibilità, anche nei confronti del presidente della Repubblica". La vera partita si giocherà a gennaio. Dipenderà dallo stato del Paese, e dagli umori che oggi sono in larga parte per una permanenza di Draghi a capo dell'esecutivo. Il centrodestra spinge per Draghi al Colle, perché la sua elezione aprirebbe la strada al voto. Pd e M5S vorrebbero arrivare con lui a palazzo Chigi fino al termine della legislatura, nel 2023. Quale linea di pensiero prevarrà? Conteranno molti gli umori in Europa. Nessuno al momento può nemmeno escludere che, a dispetto degli intendimenti dell'attuale Capo dello Stato, alla fine non s'imponga la rielezione di Mattarella.