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Referendum sulla cannabis, bocciato il tentativo della Lega di bloccarlo. Ma la maggioranza si divide

Il partito di Salvini resta da solo. Forza Italia si astiene. Il dem Ceccanti annuncia che “il referendum è salvo”. Magi di Più Europa parla di “porcata” del Carroccio. L’associazione Luca Coscioni: "Golpe sventato”
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La Lega ha cercato di fermare a tutti i costi il referendum sulla cannabis, ma in commissione Affari costituzionali alla Camera è stata sconfitta. Forza Italia si è astenuta. Il resto della maggioranza - Pd, M5S, Leu, Italia viva, Azione-Più Europa - ha scelto di confermare il decreto del governo che dava un mese in più per la raccolta delle firme.

Per usare le parole di Igor Iezzi, capogruppo nella commissione Affari costituzionali, quel referendum “è una truffa sulle droghe leggere e pesanti”. Per questo la Lega ha cercato di bloccarlo. La strada utilizzata è semplice: un emendamento soppressivo per eliminare la proroga di un mese - dal 30 settembre al 31 ottobre - che era stata inserita in un decreto tuttofare che contiene anche l’obbligo del via libera del gip sui tabulati telefonici chiesti dal pm e nuove regole sull’Irap. Con la Lega, uniti nella stessa battaglia, anche i deputati di Fratelli d’Italia. Ma a…

La Lega ha cercato di fermare a tutti i costi il referendum sulla cannabis, ma in commissione Affari costituzionali alla Camera è stata sconfitta. Forza Italia si è astenuta. Il resto della maggioranza - Pd, M5S, Leu, Italia viva, Azione-Più Europa - ha scelto di confermare il decreto del governo che dava un mese in più per la raccolta delle firme.

Per usare le parole di Igor Iezzi, capogruppo nella commissione Affari costituzionali, quel referendum “è una truffa sulle droghe leggere e pesanti”. Per questo la Lega ha cercato di bloccarlo. La strada utilizzata è semplice: un emendamento soppressivo per eliminare la proroga di un mese - dal 30 settembre al 31 ottobre - che era stata inserita in un decreto tuttofare che contiene anche l’obbligo del via libera del gip sui tabulati telefonici chiesti dal pm e nuove regole sull’Irap. Con la Lega, uniti nella stessa battaglia, anche i deputati di Fratelli d’Italia. Ma anche il loro emendamento è stato bocciato. Dopo una giornata di tensione e di scontro, con una doppia riunione della commissione. 

Approvato il 29 settembre dal consiglio dei ministri, il decreto ha visto subito l’altolà dei leghisti che sono andati via da palazzo Chigi e quindi non hanno approvato il decreto che sanava un’anomalia. Quella di un referendum che avrebbe avuto solo tre mesi per le firme, mentre sia i sei referendum della Lega e dei radicali sulla giustizia, sia quello dell’Associazione Luca Coscioni sull’eutanasia, in forza di un decreto precedente, avevano ottenuto la proroga, quindi quattro mesi di tempo. Anche se poi proprio la Lega, appena una settimana fa, non ha depositato in Cassazione le firme raccolte senza spiegare in modo chiaro la ragione per cui buttava al macero gli scatoloni. 

Per tutta la giornata è stata battaglia alla Camera sul decreto da convertire. Da una parte Pd, M5S, Leu, Iv e Azione-Piu' Europa decisi a confermare il decreto. Dall’altra invece la Lega con il suo emendamento soppressivo, che è stato presentato anche da Fratelli d’Italia. L’ago della bilancia era Forza Italia che a palazzo Chigi ha votato a favore. Ma che adesso invece ha deciso di astenersi, anche se il gruppo si è ritrovato diviso tra l’ala governista e quella filo leghista. Gli emendamenti di Lega e FdI, in questo caso, avrebbero potuto prendere solo 12 voti, 9 della Lega e 3 di FdI, mentre il fronte favorevole alla proroga avrebbe chiuso con 23 voti. Ma nessuno ha chiesto il conteggio dei voti, quindi l’unica certezza è che le proposte di Lega e FdI sono state respinte.

Ma cosa proponeva il partito di Salvini? Un emendamento che avrebbe cancellato del tutto la proroga per la consegna delle firme. Con una conseguenza tecnica che ha diviso anche i costituzionalisti. I catastrofisti ritengono che se la proroga fosse stata cancellata questo avrebbe provocato la débâcle per lo stesso referendum, perché le firme raccolte dopo la prima data di scadenza - il 30 settembre - avrebbero potuto non essere più valide. E il referendum stesso avrebbe rischiato di saltare perché sarebbe venuta meno la legittimazione della raccolta nel mese di ottobre.

Altri studiosi del diritto invece sono convinti che con il decreto pienamente in vigore i promotori del referendum cannabis erano comunque in regola, indipendentemente dalle eventuali modifiche successive in sede di conversione. Ovviamente l’obiettivo dell’emendamento leghista sarebbe stato proprio quello di aprire una controversia tecnica e far saltare il referendum. Così la Lega, dopo aver a sua volta fruito di una proroga per decreto per i suoi referendum, avrebbe ostacolato la stessa proroga per la cannabis. Il dibattito nella commissione Affari costituzionali su questo è stato durissimo.

Riccardo Magi di Più Europa, a voto avvenuto, parla di “emendamento porcata anti referendum” e dice: “La parola porcata non l'ho (quasi) mai usata per un giudizio politico, ma in questo caso ci sta tutto. Ci si confronti e ci si scontri nel merito e dando la parola ai cittadini senza travolgere le regole del gioco”. Di “porcata” aveva parlato Marco Cappato dell’Associazione Luca Coscioni. Che, a emendamento bocciato, esulta per il “golpe sventato”. Per Magi in ballo in questo voto non c’era solo “la stabilità del diritto, ma anche la credibilità del governo che ha emanato il decreto”. E tutto sarebbe divenuto ancora più grave se Forza Italia avesse votato con la Lega dopo aver votato a favore del decreto a palazzo Chigi.

E proprio di “coerenza da parte di tutti i componenti della maggioranza” parla il costituzionalista dem Stefano Ceccanti che fa parte della prima commissione. Ceccanti è tra i costituzionalisti che prevedevano un vulnus al referendum se la proroga fosse stata cancellata. “Oltre al profilo politico generale di lealtà verso il governo - dice Ceccanti - sarebbero gravi anche le conseguenze specifiche: decadendo il fondamento del deposito al 31 ottobre per alcuni promotori (nel caso concreto cannabis e referendum sulla caccia) la regolarità delle firme sarebbe travolta nuocendo ai diritti dei cittadini”. A emendamento respinto, Ceccanti vede “un voto della commissione che conferma la corretta scelta del governo di non discriminare tra un quesito referendario e un altro, consentendo a tutti di depositare le firme entro il 31 ottobre. I referendum che non si condividono si affrontano in campo aperti davanti ai cittadini. Altra cosa sono le regole che devono essere uguali per tutti”.

In pratica la Cassazione, se l’emendamento fosse passato, avrebbe potuto non considerare valide le firme perché nel frattempo sarebbe venuto meno il presupposto legislativo che le aveva legittimate. Cioè il decreto di proroga. Duro il giudizio di Riccardo Fraccaro di M5S che nell’emendamento della Lega ha visto “un chiaro tentativo di boicottaggio verso alcuni referendum e un attacco alla democrazia per impedire ai cittadini di esprimersi sui temi che non piacciono alla destra". Il forzista Elio Vito ha definito i leghisti “ladri di democrazia”.