ROMA - Dritto verso un governo liberale di centrodestra e verso un'allenza dei sovranisti europei. Giorgia Meloni compresa. Concluso con un sì unanime alla guida di Matteo Salvini il Consiglio federale, la Lega viaggia verso il "congresso" dell'11 e 12 dicembre con il proposito di darsi un'identità più chiara (ne ha sottolineato l'esigenza anche il segretario) ma pure con alcune certezze. Salvini, forte di un'ampia maggioranza dentro il partito, non ha alcuna intenzione di stare un minuto in più, terminata l'emergenza Covid, in un esecutivo di unità nazionale.
È la principale opzione che lo separa da Giancarlo Giorgetti, il rivale interno che propende p…
ROMA - Dritto verso un governo liberale di centrodestra e verso un'allenza dei sovranisti europei. Giorgia Meloni compresa. Concluso con un sì unanime alla guida di Matteo Salvini il Consiglio federale, la Lega viaggia verso il "congresso" dell'11 e 12 dicembre con il proposito di darsi un'identità più chiara (ne ha sottolineato l'esigenza anche il segretario) ma pure con alcune certezze. Salvini, forte di un'ampia maggioranza dentro il partito, non ha alcuna intenzione di stare un minuto in più, terminata l'emergenza Covid, in un esecutivo di unità nazionale.
È la principale opzione che lo separa da Giancarlo Giorgetti, il rivale interno che propende per un'estensione a lungo termine della maggioranza draghiana, pena l'isolamento in Europa. Il dubbio, a questo punto, è solo sulla durata del Carroccio al governo: fino al voto per il Quirinale o alla scadenza naturale della legislatura. Dipenderà, ovviamente, anche dalle scelte del premier tentato dal Colle, ma l'obiettivo di Salvini è quello di dare alla Lega un programma preciso per lanciare l'assalto elettorale: dentro, appunto, il recinto del centrodestra.
In questo senso, sarà solo l'assemblea di dicembre a dire qualcosa in più, a riempire di contenuti la "mozione" del segretario: taglio delle tasse, difesa della famiglia e delle libertà, misure per l'aumento della natalità, energia (Salvini è per il nucleare di ultima generazione). Non è alle viste l'avvicinamento al Ppe auspicato da Giorgetti, tutt'altro: è aperto il cantiere per un fronte unico delle destre in Europa.
Che, attenzione, non significa necessariamente un gruppo unico con Orban e i polacchi del Pis: si sta lavorando sull'ipotesi di una federazione fra Id (il gruppo dove c'è la Lega ma dal quale uscirebbero gli ultranazionalisti tedeschi di Afd) ed Ecr, ovvero i Conservatori, che comprende Fratelli d'Italia. Questa soluzione "salverebbe" Ecr dal trauma di una fuoriuscita dei sovranisti polacchi, e dunque non attenterebbe a una famiglia politica oggi guidata da Giorgia Meloni. E comunque darebbe il senso politico chiaro di un blocco sovranista.
Sono fitte le trattative, in queste ore, con incontri multilaterali che vedono protagonisti soprattutto i rappresentanti del Pis, con il premier Morawiecki restio a restare fra i Conservatori. Anche questa partita dovrà chiudersi nel giro di un mese, quindi prima del congresso sui generis della Lega (non ci sarà una competizione per la leadership): la legislatura europea, infatti, si avvia alla scadenza del midterm, alla quale bisogna avere una mappa precisa dei gruppi per il rinnovo delle cariche, a partire dal presidente del Parlamento di Strasburgo e delle commissioni.
Da parte di Fratelli d'Italia, comunque, non c'è alcuna preclusione verso la soluzione di una federazione europea delle Destre, a patto che ci sia pari dignità di tutte le forze rappresentate. Fdi, d'altronde, nei sondaggi duella con il Pd per il ruolo di primo partito italiano.
Ma la collocazione sovranista è una scelta evidente, e non manca di suscitare perplessità nell'ala moderata della coalizione: "Pensare che chi si candida a governare il Paese possa avere simpatie per partiti euroscettiici - dice la ministra forzista Mara Carfagna - è un lusso e un azzardo che non possiamo permetterci. Una cosa è fare la campagna elettorale da partito di opposizione, un conto da partito di governo che si candida a guidare il Paese nel 2023. O prima".