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Governo, offensiva M5S sulla manovra: si incrina anche il patto col Pd

Dopo lo scontro sulla Rai ora Conte reclama il relatore alla finanziaria. Ma è lite con i dem al Senato che rivendicano quel ruolo per Errani (Leu). E temono che l’indebolimento della leadership grillina renda l’alleato meno affidabile
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ROMA - "State dicendo che Vasco Errani non vi va bene? Un nome autorevole, gradito ai più, anche alla minoranza. Non vi capisco". Mattinata di ieri, ufficio di presidenza della Commissione Bilancio al Senato, il pd Alan Ferrari affronta incredulo il presidente della Commissione, il grillino Daniele Pesco, che gli ha appena prospettato una coppia di relatori M5S-centrodestra per la Manovra. Grande litigata. "Stavolta non tocca a voi Cinquestelle, per un fatto di turnazione. C'è un accordo", insiste il senatore democratico. Poi la decisione viene congelata.

L'episodio s'inserisce nella nuova complessa fase dei rapporti tra i due alleati. Il Movimento è balcanizzato. Giuseppe Conte, dopo essere rimasto con un pugno di mosche in mano sulle nomine Rai, ha annunciato l'Aventino televisivo. La sua leadership si sta rivelando debole, insidiata silenziosamente da Luigi Di Maio, che gestisce in proprio i dossier importanti, quelli decisi…

ROMA - "State dicendo che Vasco Errani non vi va bene? Un nome autorevole, gradito ai più, anche alla minoranza. Non vi capisco". Mattinata di ieri, ufficio di presidenza della Commissione Bilancio al Senato, il pd Alan Ferrari affronta incredulo il presidente della Commissione, il grillino Daniele Pesco, che gli ha appena prospettato una coppia di relatori M5S-centrodestra per la Manovra. Grande litigata. "Stavolta non tocca a voi Cinquestelle, per un fatto di turnazione. C'è un accordo", insiste il senatore democratico. Poi la decisione viene congelata.

L'episodio s'inserisce nella nuova complessa fase dei rapporti tra i due alleati. Il Movimento è balcanizzato. Giuseppe Conte, dopo essere rimasto con un pugno di mosche in mano sulle nomine Rai, ha annunciato l'Aventino televisivo. La sua leadership si sta rivelando debole, insidiata silenziosamente da Luigi Di Maio, che gestisce in proprio i dossier importanti, quelli decisivi.

 

L'ad della Rai, Carlo Fuortes, ha incontrato lui, non l'ex premier. Il Pd valuta l'episodio del Senato di ieri come un fallo di reazione. È stato Pesco a concordare con la nuova capogruppo, Maria Domenica Castellone, la proposta, che avrebbe avuto nella serata di mercoledì, l'avallo di Conte. È una tensione che si aggiunge alla fragilità del quadro politico, specie in vista della cruciale partita del Quirinale. Che affidamento può dare una compagine che mette in discussione i legami di buon vicinato? Quanto può reggere un cammino comune, con un Movimento il cui leader è messo internamente così in difficoltà?

 

Lo schema del M5S è che ci sia anche un relatore di minoranza, e si pensava, invece per la maggioranza, a un duo Paolo Tosatto (Lega)-Vincenzo Presutto (M5S) o in alternativa Gianmauro Dell'Olio. Il Pd vorrebbe limitarsi a due figure. Uno del centrodestra e l'altro appunto Errani. Anche perché il Movimento dispone già del Presidente della Commissione e del viceministro Laura Castelli, che per il governo segue l'iter della Finanziaria. Era stato quindi individuato l'ex governatore emiliano Errani, il cui nome sarebbe stato concordato con il precedente capogruppo del M5s, Ettore Licheri.

 

Dice Alain Ferrari: "La manovra è un passaggio molto delicato. Vista la situazione nel Paese non si può prestare a giochi". Il sospetto, tra molti dem, è che i Cinquestelle intendano "controllare" la legge di Bilancio anche in vista di probabili elezioni, nel caso in cui Draghi traslocasse al Quirinale. Per Antonio Misiani, il sottosegretario che fa parte della segreteria di Enrico Letta, Errani ha tutte le qualità per fare bene, "ma bisogna fare in fretta". Anche perché già oggi iniziano le audizioni.
Insomma, in vista della sfida per il Colle ognuno gioca la sua partita, come dimostra il voto di Italia viva con il centrodestra ieri a palazzo Madama. Soprattutto: il Pd ha sopravvalutato Conte? È un umore che serpeggia. I sondaggi di gradimento sono svaniti rapidamente di fronte alla difficoltà di saper nuotare in mare aperto. Il favore di Conte, "punto di riferimento fortissimo per il centrosinistra", come disse l'allora segretario Nicola Zingaretti, sembra non avere retto all'urto dei fatti. E soprattutto, ci si domandava tra i parlamentari pd, quanti dispetti farà ancora, per spirito di rivalsa?

Il duello Di Maio-Conte sembra solo alle prime puntate. E rischia di produrre altre tensioni in un quadro già parecchio instabile. "Ho letto di tutto, sono veline che producono il risultato di danneggiare il Movimento. Mi attribuiscono un potere che non ho", ha fatto il falso modesto il ministro degli esteri Luigi Di Maio a Pescara sulla Rai. Poi ha puntualizzato: "In questi tre giorni qualunque cosa sia accaduta non ero in Italia".
Insomma, Di Maio aveva l'alibi.