Governo, offensiva M5S sulla manovra: si incrina anche il patto col Pd
Concetto Vecchio , Giovanna VitaleROMA - "State dicendo che Vasco Errani non vi va bene? Un nome autorevole, gradito ai più, anche alla minoranza. Non vi capisco". Mattinata di ieri, ufficio di presidenza della Commissione Bilancio al Senato, il pd Alan Ferrari affronta incredulo il presidente della Commissione, il grillino Daniele Pesco, che gli ha appena prospettato una coppia di relatori M5S-centrodestra per la Manovra. Grande litigata. "Stavolta non tocca a voi Cinquestelle, per un fatto di turnazione. C'è un accordo", insiste il senatore democratico. Poi la decisione viene congelata.
L'episodio s'inserisce nella nuova complessa fase dei rapporti tra i due alleati. Il Movimento è balcanizzato. Giuseppe Conte, dopo essere rimasto con un pugno di mosche in mano sulle nomine Rai, ha annunciato l'Aventino televisivo. La sua leadership si sta rivelando debole, insidiata silenziosamente da Luigi Di Maio, che gestisce in proprio i dossier importanti, quelli decisi…
ROMA - "State dicendo che Vasco Errani non vi va bene? Un nome autorevole, gradito ai più, anche alla minoranza. Non vi capisco". Mattinata di ieri, ufficio di presidenza della Commissione Bilancio al Senato, il pd Alan Ferrari affronta incredulo il presidente della Commissione, il grillino Daniele Pesco, che gli ha appena prospettato una coppia di relatori M5S-centrodestra per la Manovra. Grande litigata. "Stavolta non tocca a voi Cinquestelle, per un fatto di turnazione. C'è un accordo", insiste il senatore democratico. Poi la decisione viene congelata.
L'episodio s'inserisce nella nuova complessa fase dei rapporti tra i due alleati. Il Movimento è balcanizzato. Giuseppe Conte, dopo essere rimasto con un pugno di mosche in mano sulle nomine Rai, ha annunciato l'Aventino televisivo. La sua leadership si sta rivelando debole, insidiata silenziosamente da Luigi Di Maio, che gestisce in proprio i dossier importanti, quelli decisivi.
Insomma, in vista della sfida per il Colle ognuno gioca la sua partita, come dimostra il voto di Italia viva con il centrodestra ieri a palazzo Madama. Soprattutto: il Pd ha sopravvalutato Conte? È un umore che serpeggia. I sondaggi di gradimento sono svaniti rapidamente di fronte alla difficoltà di saper nuotare in mare aperto. Il favore di Conte, "punto di riferimento fortissimo per il centrosinistra", come disse l'allora segretario Nicola Zingaretti, sembra non avere retto all'urto dei fatti. E soprattutto, ci si domandava tra i parlamentari pd, quanti dispetti farà ancora, per spirito di rivalsa?
Il duello Di Maio-Conte sembra solo alle prime puntate. E rischia di produrre altre tensioni in un quadro già parecchio instabile. "Ho letto di tutto, sono veline che producono il risultato di danneggiare il Movimento. Mi attribuiscono un potere che non ho", ha fatto il falso modesto il ministro degli esteri Luigi Di Maio a Pescara sulla Rai. Poi ha puntualizzato: "In questi tre giorni qualunque cosa sia accaduta non ero in Italia".
Insomma, Di Maio aveva l'alibi.