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Violenza contro le donne, Mattarella: "Rappresenta il fallimento della nostra società". Casellati: "Mattanza del mondo contemporaneo"

Sergio Mattarella
Sergio Mattarella (ansa)
Il Capo dello Stato in occasione della Giornata internazionale: "Bisogna educare al rispetto e alla parità". La presidente del Senato: "No al ricatto psicologico degli uomini tiranni". Alla Camera mozione trasversale sul ruolo della scuola e gli interventi da attuare
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Cosa resterà, già da domani, delle celebrazioni, delle parole d’indignazione, delle facciate dei palazzi delle istituzioni illuminati di rosso, è la vera scommessa contro la mattanza delle donne. La “più tragica mattanza del mondo contemporaneo”: così l’ha definita la presidente del Senato, Elisabetta Casellati.

L’aula di Palazzo Madama nella Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, ha fermato i lavori per parlare dei femminicidi: 109 in Italia dall’inizio dell’anno, uno ogni 72 ore, 93 in famiglia, nel 65% dei casi neppure confidate a una amica. Musica, politica, poesia in Senato, Liliana Segre in prima fila e i versi di Alda Merini – “Il mio primo trafugamento di madre avvenne in una notte d’estate quando un pazzo mi adagiò sopra l’erba…ma fui io ad essere oltraggiata” –  recitati da Claudia Gerini. Mentre alla Camera una mozione sottoscritta da tutte le forze politiche, votata poi all’unanimità, ha messo in fila i 42 impegni che il governo deve prendere, a partire dal capitolo delicatissimo dell’educazione. 

Perché da una consapevolezza non si può più tornare indietro: “La violenza contro le donne è un fallimento della nostra società nel suo insieme”. È l’ammonimento del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.  Dice il capo dello Stato in una analisi severa: "La nostra società è ancora pervasa, in differenti territori e in svariati contesti da episodi di violenza, verbale, economica, fisica, frutto dell’idea, inaccettabile, che l’omo possa prevaricare sulla dona utilizzando la forza”. Da questa spirale, da questa visione distorta dei rapporti tra uomo e donna, una via d’uscita c’è e Mattarella la indica nell’educazione: “È necessario educare: educare al rispetto, educare alla parità, educare all'idea che mai la forza può costituire uno strumento di dialogo. Già nelle famiglie si deve diffondere questa educazione e poi nelle scuole, fin dalla prima infanzia”.  

Nella mozione trasversale approvata a Montecitorio si parla proprio del ruolo della scuola e degli interventi da fare. È un punto da cui riavvolgere il filo di una battaglia culturale, radicale, strutturale. Osserva la capogruppo dem alla Camera, Debora Serracchiani: “Abbiamo voluto una mozione unitaria che chiede inpegni precisi al governo”.  

Ci vogliono evidentemente misure concrete, a cominciare dal finanziamento adeguato dei centri anti violenza. Il premier Draghi nei giorni scorsi ha assicurato un piano del governo di contrasto alla violenza di genere. Una task force di ministre – Luciana Lamorgese dell’Interno, Elena Bonetti delle Pari Opportunità, Mariastella Gelmini degli Affari regionali, Marta Cartabia della Giustizia – proporrà strategie e misure. A cominciare dall'uso del braccialetto elettronico, allerta tempestivi. Il puzzle delle iniziative del resto si è andato componendo in questi giorni, con la prima linea della polizia, delle operatrici, della associazioni di donne, delle reti solidali. E gli aspetti della violenza sonno molteplici, riguardano quella fisica, che la unta dell’iceberg, ma anche quella psicologica, sul lavoro, nel web.  

Dalla relazione della commissione parlamentare sui femminicidi, presieduta dalla dem Valeria Valente, emerge una situazione complessa difficoltà a denunciare per vergogna e per paura di non essere credute. Si mobilita anche il sindacato, invitando a fare emergere la violenza nascosta. Valeria Fedeli, ex ministra dell’Istruzione, senatrice del Pd - in un convegno sul rapporto su “Stereotipi e pregiudizi” a cura di Flaminia Saccà, dibattuto con la rettrice della Sapienza Antonella Polimeni e con il neo assessore capitolino Miguel Gotor – chiede di ragionare sui fatti, di studiare il fenomeno per trovare le soluzioni. Nella passata legislatura Fedeli aveva inaugurato un metodo: alla fine delle sedute, almeno una volta alla settimana, trattenersi per discutere di un fatto di violenza sulle donne avvenuto.

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