✕

Manovra e decreti legge, 35 voti di fiducia in 11 mesi: il governo Draghi batte il record di Monti

(fotogramma)
L'attuale esecutivo scala la classifica e si posiziona in testa: la media è di quasi 3,2 voti di fiducia al mese, leggermente superiore a quello guidato dall'ex premier oggi senatore a vita
4 minuti di lettura

Ieri la deputata del Pd Marianna Madia ha parlato di "torsione della democrazia" e di "china pericolosa per il ruolo sempre più marginale del Parlamento". E questo timore espresso durante il suo intervento in aula nella discussione generale sulla manovra, ha basi fondate. Proprio con la fiducia chiesta alla Camera sulla legge di Bilancio tra le polemiche, il governo di Mario Draghi ha raggiunto quota 35 in quasi undici mesi. La media per l'attuale esecutivo è di quasi 3,2 voti di fiducia al mese, un record che supera quello dell'esecutivo di Mario Monti, che aveva una media di 3 al mese. Il confronto è sulle ultime tre legislature. Il "governo dei migliori", quindi, spesso decide di ricorrere a questo strumento che di fatto estromette l'attività parlamentare e impedisce ogni discussione e modifica ai testi portati in aula.

Negli ultimi anni, partendo dal governo giallo-verde Conte I, soprattutto l'approvazione …

Ieri la deputata del Pd Marianna Madia ha parlato di "torsione della democrazia" e di "china pericolosa per il ruolo sempre più marginale del Parlamento". E questo timore espresso durante il suo intervento in aula nella discussione generale sulla manovra, ha basi fondate. Proprio con la fiducia chiesta alla Camera sulla legge di Bilancio tra le polemiche, il governo di Mario Draghi ha raggiunto quota 35 in quasi undici mesi. La media per l'attuale esecutivo è di quasi 3,2 voti di fiducia al mese, un record che supera quello dell'esecutivo di Mario Monti, che aveva una media di 3 al mese. Il confronto è sulle ultime tre legislature. Il "governo dei migliori", quindi, spesso decide di ricorrere a questo strumento che di fatto estromette l'attività parlamentare e impedisce ogni discussione e modifica ai testi portati in aula.

Negli ultimi anni, partendo dal governo giallo-verde Conte I, soprattutto l'approvazione alla legge di bilancio è diventata sempre di più una corsa senza sosta per chiudere in tempo, entro il 31 dicembre. Una maratona che si ripete ormai ogni anno con il via libera 'in zona Cesarini', sempre a ridosso della fine dell'anno espropriando di fatto il Parlamento del suo ruolo. 

La classifica

Ma il ricorso eccessivo ai voti di fiducia per velocizzare l'iter delle leggi e vincolarne l'approvazione non è metodo introdotto dal governo guidato dall'ex numero uno della Bce. In base a dati elaborati da Openpolis, l'attuale esecutivo scala la classifica e si posiziona in testa davanti appunto a quello di Monti (altro tecnico e anche quello sostenuto da un'ampia maggioranza parlamentare), che aveva una media di 3 voti al mese. Seguono il Conte II, con una media di 2,25, i governi Gentiloni (2,13), Renzi (2), Letta (1,11), Berlusconi quattro (1,07), Conte I (1).

I provvedimenti dell'attuale esecutivo approvati con doppio voto di fiducia sono stati 13. Anche qui un'elaborazione di Openpolis offre un raffronto con i governi delle ultime tre legislature. Questa classifica è guidata da Renzi (22 testi), seguito dal Conte II (15), dal governo Draghi, quindi Gentiloni (11), Conte I (4), Letta (1).

Il governo Draghi

A settembre scorso in sole 48 ore il governo Draghi aveva pianificato 5 "blindature". I parlamentari erano stati chiamati a votare sul decreto Green Pass, riforma del processo civile e di quello penale senza poter discutere i testi. Inoltre, ovviamente, la fiducia posta all'atto dell'insediamento nei due rami del Parlamento. Dopo i 262 sì, i 40 no e i due astenuti al Senato (17 febbraio) e i 535 sì, i 56 no e i 5 astenuti alla Camera (18 febbraio), con i quali l'attuale premier e i suoi ministri ottennero la fiducia, le Assemblee di Palazzo Madama e Montecitorio sono state chiamate in altre 35 occasioni a rinnovare il proprio consenso su provvedimenti di iniziativa governativa.

Nelle prime due occasioni è stata la volta del Senato su testi ereditati dal precedente Governo: il decreto milleproroghe (25 febbraio, 222 favorevoli, 23 contrari, 7 astenuti) e il decreto sulla riforma del Coni (10 marzo, 214 a favore, 32 contro, 4 astenuti). Il 28 aprile è stata invece la Camera con 458 sì e 52 no a votare la fiducia sul decreto che ha stabilito il rinvio in autunno delle elezioni comunali, regionali e suppletive. Poi una doppia fiducia sul decreto legge sostegni: al Senato il 6 maggio (207 sì, 28 no e 5 astenuti), alla Camera il 18 (472 sì, 49 no e 2 astenuti). Dopo i 466 sì, i 47 no, con un astenuto, della Camera l'8 giugno sul decreto riaperture, nuova doppia fiducia sul dl sostegni bis: alla Camera il 14 luglio (444 favorevoli e 51 contrari), al Senato il 22 (213 a favore, 28 contro e un astenuto).

Ancora un doppio passaggio per il decreto legge sul Recovery: alla Camera il 23 luglio (350 sì e 44 no), al Senato il 28 ( 213 i sì, 33 i no). Poi il 2 agosto i due voti di fiducia della Camera su altrettanti articoli del ddl Cartabia di riforma della giustizia penale: 462 sì, 55 no e un astenuto; 458 sì, 46 no e un astenuto. In mezzo la fiducia del Senato, il 29 luglio, sul decreto legge sulla Pubblica amministrazione (168 a favore e 9 contrari), con replica alla Camera il 5 agosto (386 a favore, 43 contrari). Stesso copione con la ripresa dei lavori parlamentari dopo le vacanze estive: fiducia al Senato il 15 settembre sul decreto legge Green Pass I (189 sì, 32 no e 2 astenuti), quindi il 21 doppietta: a Montecitorio sul dl Green Pass bis (413 a favore e 48 contrari) e a Palazzo Madama sulla riforma del processo civile (201 sì e 30 no).

Il giorno dopo ancora al Senato due voti di fiducia su altrettanti articoli del ddl Cartabia di riforma della giustizia penale: 208 e 200 sì, 28 e 27 no. Poi il 23 via libera sul dl Green Pass bis, 189 favorevoli e 31 contrari. Ad ottobre appuntamenti diradati: 207 sì, 36 no e un astenuto il 13 al Senato sul decreto legge imprese, 371 sì e 47 no alla Camera il 28 sul dl Infrastrutture. A novembre invece si riprende con un ritmo sostenuto. Il 4 è la volta del Senato ancora sul decreto legge Infrastrutture che passa con 190 favorevoli e 34 contrari. Poi il 10 la Camera vota il decreto legge Proroghe con 546 a favore e 53 contro, mentre il Senato promuove il dl che rende obbligatorio il Green Pass sui luoghi di lavoro con 199 a favore e 38 contrari. Provvedimento che una settimana dopo, il 17, passa alla Camera con 453 sì e 42 no, mentre lo stesso giorno a palazzo Madama viene licenziato il dl Proroghe con 210 sì e 30 no. Il 24 Montecitorio promuove la riforma del processo civile con 443 a favore, 39 contro e un astenuto.

Quindi la cavalcata di dicembre. Il primo alla Camera 426 favorevoli e 47 contrari sul dl Capienze; il giorno dopo al Senato 175 sì e 13 no sul Dl fisco, testo promosso a Montecitorio il 14 con 429 sì e 46 no. Il 21 e il 23 ok della Camera e poi a palazzo Madama sul dl Pnrr, rispettivamente con 414 a favore e 47 contro, e con 229 favorevoli e 23 contrari. Quindi il sì al maxiemendamento alla legge di Bilancio al Senato alla vigilia di Natale con 215 sì e 16 no. Testo sul quale domani si pronuncerà la Camera. Proprio sul gong.