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Salvini molla Berlusconi: “In arrivo per il Colle una proposta della Lega”

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“Sarà una candidatura convincente per molti, se non per tutti”. Spuntano i nomi di Moratti e Pera. “Rimpasto di governo anche con Draghi premier”. In serata telefonata con il Cavaliere
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ROMA - La clessidra di Matteo Salvini si è già svuotata. Il leader della Lega è già oltre Silvio Berlusconi, è con la mente a una proposta che arriverà la prossima settimana e che "sarà convincente per tanti, se non per tutti". È il giorno che produce una nuova scossa, sulla strada del Quirinale, e l'epicentro è piazza San Luigi de' Francesi, dove il capo del Carroccio convoca i giornalisti e e decide di mettere alle strette il padre della coalizione che punta al Colle.

 

I toni non sono esattamente quelli di chi spinge senza indugi verso il palazzo dei Papi il Grande vecchio cui tre giorni prima ha chiesto in un documento di scendere in campo: "Aspettiamo che Berlusconi faccia i suoi incontri e faccia i suoi conti...", sospira Salvini con l'aria di chi a "quei conti", cioè ai numeri del Cavaliere, crede relativamente. Altro che "metodo scoiattolo", alt…


ROMA - La clessidra di Matteo Salvini si è già svuotata. Il leader della Lega è già oltre Silvio Berlusconi, è con la mente a una proposta che arriverà la prossima settimana e che "sarà convincente per tanti, se non per tutti". È il giorno che produce una nuova scossa, sulla strada del Quirinale, e l'epicentro è piazza San Luigi de' Francesi, dove il capo del Carroccio convoca i giornalisti e e decide di mettere alle strette il padre della coalizione che punta al Colle.

 

I toni non sono esattamente quelli di chi spinge senza indugi verso il palazzo dei Papi il Grande vecchio cui tre giorni prima ha chiesto in un documento di scendere in campo: "Aspettiamo che Berlusconi faccia i suoi incontri e faccia i suoi conti...", sospira Salvini con l'aria di chi a "quei conti", cioè ai numeri del Cavaliere, crede relativamente. Altro che "metodo scoiattolo", altro che lo scouting affidato a Sgarbi: la guida degli ex lumbard vede franare anche la parte centrale del proprio schieramento, con i distinguo ormai non solo accennati di Coraggio Italia, che conta una trentina di parlamentari.

 

E Salvini mette in mezzo un ostacolo non da poco per i progetti di Berlusconi: "Entro lunedì, giorno della prima votazione, deve sciogliere la riserva". Traduzione: il fondatore di Forza Italia non può pensare di trascinare l'intero schieramento sino alla quarta votazione e di fargli correre il rischio di una debacle d'aula, senza paracadute. Anzi una risposta, Salvini, la vorrebbe persino prima, suggerendo un anticipo del vertice di coalizione: domani, al massimo giovedì.

 

La mossa del senatore milanese sembra quasi dettata dalla lettera che Denis Verdini, dai domiciliari, ha inviato a Fedele Confalonieri e Marcello Dell'Utri, in cui indicava per Salvini il ruolo di kingmaker. "Sento sulle mie spalle la responsabilità della coalizione del centrodestra. Gli italiani ci hanno dato la maggioranza, abbiamo l'onore e l'onere di fare una proposta che sia condivisa. Non dico no a nessuno. E lavoro a 360 gradi", afferma Salvini.

Le sue parole scatenano un cortocircuito: in casa forzista vengono prese tutt'altro che bene, parte sottotraccia una richiesta di spiegazioni al segretario leghista, nel frattempo si parla di equivoci, di concetti mal spiegati. "Non c'è dubbio che il profilo del presidente Silvio Berlusconi sia quello più autorevole - sottolineano subito fonti azzurre - Ogni tentativo di creare polemiche o contrapposizioni fittizie, utili solo agli avversari politici, sarà respinto".

 

 

Passa quasi un'ora prima che lo staff di Salvini parli di "letture malevole". E alle otto della sera servirà un chiarimento diretto fra Berlusconi e Salvini. Dietro il rituale della "cordiale telefonata" restano le distanze, anche se vengono smentite le voci di un passo indietro dell'ex premier. Almeno per ora. Ma i due leader ora sospettano uno dell'altro, e si marcano su reciproci piani B.

 

Salvini nega di averne ma parla con tutti i capi partito, a cominciare da Matteo Renzi, e ieri ha incontrato il 5S Riccardo Fraccaro. Di certo la sua carta nascosta è un nome di area di centrodestra, su cui ricercare ampie convergenze: il suo pallino è Marcello Pera ma nel novero delle candidature c'è pure Letizia Moratti, forse più capace di trovare consensi oltre gli steccati. Ma Berlusconi ha davvero poca intenzione di farsi da parte a favore di due sue creature politiche. Così come di valutare altre ipotesi, quali Pierferdinando Casini o Franco Frattini, neopresidente del Consiglio di Stato. C'è Giuliano Amato, altra riserva istituzionale, ma negli ambienti della Lega non è un profilo che scalda i cuori.

Il timore di Salvini, d'altra parte, è che Berlusconi abbia un proprio piano B: in caso di fallimento della sua missione, il Cavaliere potrebbe riprendersi la sedia del regista e lanciare Mario Draghi, intestandosi un profilo alto. Questa lettura, al capo della Lega, è suggerita anche dalla visita di Gianni Letta a Palazzo Chigi, qualche giorno fa, dove l'ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio ha incontrato il capo di gabinetto Antonio Funiciello. Non a caso, Salvini continua a bloccare Draghi sula strada del Quirinale ("È meglio che resti dov'è") ma creando nei fatti anche condizioni difficili per la sua permanenza a Chigi, con l'invito a un rimpasto che dovrebbe premiare i leader di partito ma che certo destabilizzerebbe il governo.