ROMA — Le scosse non si fermano più. A far muovere il sismografo del centrodestra pensa Matteo Salvini. Il segretario della Lega, in isolamento nella sua abitazione di Roma perché positivo al Covid, dice che l’attuale coalizione "si è sciolta come neve al sole" e delimita i confini dello schieramento del futuro con pesanti fendenti per chi potrebbe restarne fuori. Ne ha per Giorgia Meloni: "Se ognuno pensa al proprio orticello non si vince. Io non sto con chi vuole essere il più forte dei perdenti".
Nel mirino ci sono pure quei moderati che lavorano per un progetto di centro: "Leggo che in queste ore qualcuno sta cercando un’anima e un obiettivo comune con Renzi e Mastella. Vecchi esperimenti che hanno come unica ambizione la propria ricandidatura e possibilmente la propria rielezione". È a un attacco a Coraggio Italia e a uno dei fondatori, Giovanni Toti, con cui anche i rapporti nella giunta ligure sono in crisi. L’infaticabile frontman del centrodestra si sente usato, nel suo ruolo. "Mandiamo avanti Salvini, diciamogli sempre di no così non fa bella figura: questo non è il mio modello", annota il segretario della Lega.
Salvini crede di poter rifondare il centrodestra dalle macerie dello scontro del Quirinale: parla di "un progetto più ampio" e ha pronto un test per chi vorrà parteciparvi. "I referendum sulla giustizia saranno un banco di prova per il centrodestra". I forzisti hanno poca voglia di consegnare ancora a Salvini la leadership della coalizione. Berlusconi riunisce lo stato maggiore del partito ad Arcore e sottolinea la sua centralità: "FI vuole e deve essere protagonista del rinnovamento del centrodestra".
E al leghista indica una strada prima di pensare al partito repubblicano in stile Usa. Ribadendo l’importanza di una collocazione nel Ppe. Il Cavaliere non nasconde ai suoi il risentimento verso Meloni, che in tv aveva detto"di non dovere nulla" all’ex premier. Berlusconi va giù duro, ripete già da giorni che nel 2008 fu lui a volerla ministro della Gioventù nel suo governo. "Ormai Giorgia è isolata - sbotta il Cavaliere - rischia la fine di Marine Le Pen". È caldo anche il fronte interno, perché a Berlusconi non è andata giù l’intervista a Repubblica di Renato Brunetta, che ha rilanciato la legge proporzionale. A
bruciare, in casa Meloni, è soprattutto il veto sulla partecipazione a trasmissioni Mediaset da parte di esponenti di FdI. Berlusconi ritiene che la leader della Destra abbia usato le sue tv per farsi propaganda elettorale, negli ambienti di FdI si additano pressioni politiche su una rete commerciale che configurerebbe un conflitto d’interesse.