Stop ai cambi di casacca e tagli alle commissioni: entro un mese via libera ai nuovi regolamenti parlamentari
di Giovanna Casadio , di Giovanna CasadioIl primo round è quasi concluso: la riforma dei regolamenti parlamentari con lo stop ai cambi di casacca entra nella settimana cruciale. Al Senato, in Giunta per il regolamento, si fisserà la data della discussione generale per l'approvazione definitiva a inizio marzo. Alla Camera è pronto un testo comune che in gran parte ricalca quello di Palazzo Madama ed è previsto un iter veloce.
L'invito del presidente Sergio Mattarella nel suo discorso di insediamento ha portato a una accelerazione. E la "messa a terra" delle riforme parlamentari più a portata di mano, e su cui già c'era un accordo di massima delle forze politiche, potrà essere varato entro un mese o poco più. Dario Parrini, il presidente dem della commissione Affari costituzionali del Senato, dice che la rotta è quella di una "maggiore centralità del Parlamento, altro che presidenzialismo! I presidenzialisti di questi giorni…
Il primo round è quasi concluso: la riforma dei regolamenti parlamentari con lo stop ai cambi di casacca entra nella settimana cruciale. Al Senato, in Giunta per il regolamento, si fisserà la data della discussione generale per l'approvazione definitiva a inizio marzo. Alla Camera è pronto un testo comune che in gran parte ricalca quello di Palazzo Madama ed è previsto un iter veloce.
L'invito del presidente Sergio Mattarella nel suo discorso di insediamento ha portato a una accelerazione. E la "messa a terra" delle riforme parlamentari più a portata di mano, e su cui già c'era un accordo di massima delle forze politiche, potrà essere varato entro un mese o poco più. Dario Parrini, il presidente dem della commissione Affari costituzionali del Senato, dice che la rotta è quella di una "maggiore centralità del Parlamento, altro che presidenzialismo! I presidenzialisti di questi giorni sono in realtà degli immobilisti, perché in quattordici mesi di legislatura - al di là della contrarietà del Pd - è impensabile discuterne seriamente".
Mentre velocizzare, adeguare, restituire maggiore credibilà alla politica, anche fermando il trasformismo, si può fare subito. "E si farà", segnala Andrea Giorgis, responsabile Riforme del Pd che con Emanuele Fiano fa pressing perché in questa settimana anche alla Camera ci sia la discussione-clou per chiudere su una proposta che stia bene a tutta la maggioranza.
Cosa cambia
Ma cosa cambia. Per i trasformisti innanzitutto, niente staff, meno soldi e addio agli incarichi. Il Parlamento a porte girevoli a cui abbiamo assistito in questa legislatura - con ben 267 addii ai gruppi di appartenenza, ma anche ripensamenti e ritorni a casa - sarà, forse, un ricordo. Tra le punizioni per il cambio di casacca ci saranno meno soldi a disposizione del parlamentare transfuga, l'approdo al non-gruppo dei non iscritti, ma anche la perdita degli incarichi ottenuti precedentemente.
Su questo al Senato c'è stato un altolà, sollevato dalla stessa presidente di Palazzo Madama, Elisabetta Casellati che ha chiesto un supplemento di riflessione, perché non può valere per tutti, qualsiasi sia il ruolo che si ricopra. Di certo la regola non è applicabile se è la seconda carica dello Stato a sganciarsi dal partito con cui si è presentato alle elezioni, è stata una delle osservazioni. Un problema che in realtà non è sul tavolo, secondo Parrini, perché il presidente del Senato viene eletto prima che ciascun senatore scelga il gruppo in cui convergere.
L'altro nodo su cui a Palazzo Madama sembra esserci l'accordo è sulle commissioni parlamentari, che passeranno da 14 a 10. Quando nella prossima legislatura i senatori saranno 200 da 315 (i deputati da 630 a 400), le riduzioni sono indispensabili, così come vanno modificati i quorum. Su come verranno accorpate le commissioni, il cantiere è in corso. Comunque le Politiche Ue non dovrebbero perdere autonomia, dopo le proteste e le polemiche. A questo punto ad essere sacrificata dovrebbe essere la commissione Salute accorpata a Lavoro e Affari sociali, insieme poi sarebbero Esteri e Difesa, mentre Affari costituzionali si accompagnerebbe con Editoria, insieme Industria e Agricoltura.
Il Pd insiste per un coordinamento. Giorgis ha chiesto che i presidenti di Camera e Senato, Roberto Fico e Casellati insieme con le giunte di entrambe le Camere si incontrino per concordare i regolamenti. Sul ritardo con cui si arriva all'appuntamento delle riforme punta il dito il forzista Simone Baldelli, tra i promotori della campagna contro il taglio dei parlamentari voluto dai 5Stelle e che ormai è cosa fatta. "Ora, a un anno dalla fine della legislatura, c'è spazio per approvare un adeguamento condiviso dei regolamenti parlamentari e, se ci fosse la volontà, di instituire un'assemblea elettiva di revisione costituzionale", scrive su Facebook.
È la capogruppo del Pd al Senato, Simona Malpezzi, a prevede che ci sia un secondo tempo nella riforma dei regolamenti per affrontare un'altra delle indicazioni venute dal presidente Mattarella, ovvero una riduzione della decretazione d'urgenza e però anche introdurre la "data certa" sui provvedimenti del governo. "Sempre per restituire maggiore centralità al Parlamento", osserva Malpezzi.
I 5Stelle condividono. Giuseppe Conte, il capo del Movimento, ha anzi rilanciato sulla "sfiducia costruttiva". Che però non si può introdurre in una semplice riforma dei regolamenti.