Politica

M5S, il colpo a Conte rafforza i nemici. I veleni su Di Maio

I contiani puntano il dito conto il ministro che si è dimesso poco prima della sentenza. Gli avversari: "Meno male che è un avvocato"
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MILANO - La battuta che è andata per la maggiore nella ridda di telefonate, messaggi, vocali e caffè amari, in una ennesima giornata di impazzimento generale per i 5 Stelle, è stata una: "E menomale che è pure un grande avvocato...". La faccenda a colpi di ricorsi, cavilli e legalese è in realtà tutta politica e comunque verrà risolta Giuseppe Conte ne esce un po' più ammaccato di quanto già non lo fosse. C'erano voluti dei mesi per arrivare a concludere la transizione, ed era stata piena di affanni: la rottura con Davide Casaleggio, la creazione di una nuova piattaforma neutra, il lavoro sullo statuto riscritto daccapo, la lite a un passo dalla rottura totale con Beppe Grillo e poi la riappacificazione. Ora, nel mezzo di una nuova bagarre - stavolta con Luigi Di Maio, l'ex capo politico - rieccoci punto e a capo, tutto da rifare.

Appena uscita la notizia del provvedimento cautelare, l'ex presidente del Consiglio ha riunito i cinque vice e i fedelissimi, poi s'è visto con Vito Crimi e il notaio di fiducia Alfonso Colucci e sono questi ultimi due, si vocifera, ad aver sbagliato alcuni riferimenti normativi nell'amministrare il passaggio; ma insomma, al netto dei perché e dei per come, c'è anche chi al presidente ha consigliato a mezza voce, "Giuseppe cogli la palla al balzo, rifacciamo una cosa tutta nuova e daccapo".

Non è però cosa da Conte, personalità pacata e allo stesso tempo incline all'intestardirsi nelle cose, anche quando le priorità sarebbero altre. E così, nel mentre si cercava di capire cosa fare, proprio dal punto di vista tecnico-giuridico, i suoi erano tutti soddisfatti di un sondaggio di Swg appena sfornato dove si chiedeva: "Se ci dovesse essere una scissione tra Conte e Di Maio, lei chi seguirebbe?". Il 75 per cento degli intervistati aveva risposto Conte, percentuale sì bulgara, ma che adesso dovrebbe lasciare il tempo che trova. A dimostrazione che se pure il (piccolo) mondo a 5 Stelle crolla, il pensiero va sempre lì, al compagno e nemico di stanza alla Farnesina. Un pensiero anche cattivo: tribunale di Napoli, quindi "zona" sua, l'amicizia ostentata con la numero uno dei servizi segreti Elisabetta Belloni, le dimissioni a sorpresa da un organo che si scopre poco dopo non valere più nulla; nelle stanze dei supercontiani si è pure pensato una cosa tipo, tu guarda le coincidenze (molto banalmente, comunque, l'ordinanza è datata 3 febbraio...).

Comunque sia andata, alla fine l'avvocato Conte ha scelto la risposta politica all'ingarbugliato fatto civilistico: "La mia leadership non dipende dalle carte bollate". Che però ora restano lì da dover sbrogliare, con il carico tutto politico che si portano appresso: l'associazione Rousseau cacciata in soffitta che ora rialza la testa e rivuole centralità, Alessandro Di Battista che invoca lo spirito di Gianroberto Casaleggio, gli avversari interni che sognano un ritorno alla guida collegiale che pure fu varata dagli Stati generali del M5S pre-pandemia, Crimi che torna a essere il crocevia burocratico e parecchio pasticcione al quale aggrapparsi per provare a riaggiustare la situazione, Grillo che aveva previsto lo scatafascio giuridico con una lettera aperta proprio a Crimi, ma che non fu ascoltato e oggi chissà cosa pensa e quanta voglia ha di sfoderare il vaffa, ma stavolta verso quei suoi "figli" un po' duri di comprendonio. Il nervosismo nel gabinetto di guerra contiano è quindi comprensibilmente tanto e, con il solito metodo delle note alle agenzie di stampa firmate "fonti Movimento", in mezzo ci finisce pure il Pd, "impieghi il tempo per occuparsi delle sue divisioni interne", è la stilettata in risposta alle preoccupazione emerse dai dem. Mentre la resa dei conti, il cosiddetto "confronto" auspicato per giorni con Di Maio e non ancora fissato, adesso slitterà a chissà quando. Ospite in serata da Lilli Gruber, un Conte con l'elmetto ha pure toccato l'argomento letale in casa 5 Stelle, cioè il limite dei due mandati: "Resta il principio ispiratore, che la politica non è una professione ma una vocazione. Questa regola ha un fondamento che va mantenuto, ne vorrei discutere con Grillo, ma ragionerei sul trovare qualche volta delle deroghe...". È l'ennesimo elemento di cui discutere, tra puristi (quasi tutti al primo mandato) che lo vedono come un tradimento e pragmatici che invece sono già avanti, anzi parecchio oltre, tutto l'antico bagaglio populista. Il "logoramento" temuto da Conte è nei fatti, ma è anche un processo autoindotto.

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