Franceschini: "Non vedo il ritorno del Centro. Ma una Lega moderata può essere la svolta”
di Lavinia Rivara , di Lavinia RivaraROMA - Mattarella al Quirinale e Draghi alla guida del governo rappresentano "l'assetto migliore" che potevamo immaginare, tanto che il 2022 potrebbe essere per noi "l'anno della svolta". Non solo sul piano dei risultati di governo, ma anche per una trasformazione del sistema politico, a partire da "uno spostamento della Lega verso il centro moderato, da cui avremmo tutti da guadagnare". Dario Franceschini, ministro della Cultura e leader di una consistente componente del Pd, prova a orientare l'esito della crisi che ha investito i partiti dopo il voto sul Quirinale. Non certo per immaginare future alleanze con Matteo Salvini, che resta "avversario", né per spingere sulla nascita di un Grande Centro. Ma affinché "l'alternanza tra i due poli avvenga in un quadro di regole condivise", senza rotture di sistema.
ROMA - Mattarella al Quirinale e Draghi alla guida del governo rappresentano "l'assetto migliore" che potevamo immaginare, tanto che il 2022 potrebbe essere per noi "l'anno della svolta". Non solo sul piano dei risultati di governo, ma anche per una trasformazione del sistema politico, a partire da "uno spostamento della Lega verso il centro moderato, da cui avremmo tutti da guadagnare". Dario Franceschini, ministro della Cultura e leader di una consistente componente del Pd, prova a orientare l'esito della crisi che ha investito i partiti dopo il voto sul Quirinale. Non certo per immaginare future alleanze con Matteo Salvini, che resta "avversario", né per spingere sulla nascita di un Grande Centro. Ma affinché "l'alternanza tra i due poli avvenga in un quadro di regole condivise", senza rotture di sistema.
Ministro Franceschini, ora che ha deciso di uscire da un riserbo divenuto quasi proverbiale negli ultimi mesi, qual è il suo bilancio sull'esito della partita che ha portato alla rielezione di Sergio Mattarella e alla permanenza di Mario Draghi a palazzo Chigi?
"Il 2022 sarà certamente un anno pieno di problemi, tra attuazione del Pnrr, crisi ucraina, caro bollette e uscita dalla pandemia. Ma può essere anche l'anno della svolta per il nostro sistema politico, ci sono tutte le condizioni perché questo accada. Fortunatamente ci siamo lasciati alle spalle le fasi della casta, della rottamazione e del sovranismo. Oggi alla politica viene richiesta competenza, esperienza e buon senso nel risolvere i problemi. E noi ora abbiamo l'assetto migliore per dare queste risposte, con Mattarella al Quirinale e Draghi alla guida del governo. Una soluzione che, per una volta, risponde a quello che chiedevano insieme i cittadini, l'Europa e le forze sociali".
La maggioranza però è attraversata da forti tensioni, dall'emergenza energetica all'uscita dal Covid, al Superbonus. Non teme che la campagna elettorale sia già cominciata e possa impedire al governo un'azione efficace in quest'ultimo anno di legislatura?
"No ma dobbiamo lavorare su due piani paralleli. Da una parte c'è la qualità dell'azione di governo, necessaria proprio per affrontare quei problemi, e per questo avere Draghi al timone garantisce tutti. Dall'altro questo deve essere anche l'anno in cui favorire un'evoluzione del sistema politico. Mi spiego: in tutti i Paesi europei l'alternanza di forze diverse al potere avviene senza mettere in discussione le regole condivise o la collocazione internazionale. Che in Germania governino i socialdemocratici o la Cdu il sistema di valori resta lo stesso, le alleanze internazionali pure. Da noi invece quasi mai è stato così: per molti anni non c'è stata una alternativa "nel" sistema, ma "di" sistema. Basti pensare anche a questa legislatura che si è aperta con un governo gialloverde che sembrava voler rimettere in discussione il nostro posto in Europa. Se ora finiamo la legislatura con Draghi a Palazzo Chigi non è stato per una congiunzione astrale favorevole ma perché c'è stata una azione operosa che ci ha portato fin qui".
Di quale evoluzione parla? Dopo il voto sul Quirinale nulla sembra più come prima. Il centrodestra si frantumato, il fronte sovranista anche. E Salvini lancia l'idea di un Partito repubblicano con dentro moderati e forzisti.
"Il centrodestra per molto tempo si è retto su un centro forte che viaggiava attorno al 30 per cento, cioè Forza Italia, e una destra marginale. Non è normale che negli ultimi tempi siano invece cresciute due forze, la Lega e Fratelli d'Italia, che si contendono uno spazio a destra ai confini del sovranismo mentre il centro è divenuto quasi marginale. Il mio auspicio è che ci sia un riequilibrio. Avremmo tutti da guadagnare da un avvicinamento della Lega al centro, da una sua evoluzione in questa direzione".
Pensa che Salvini sia la persona più adatta per guidare questa trasformazione?
"Non ho nessun titolo per entrare nelle dinamiche di un altro partito, ma vedo che anche Salvini si sta positivamente interrogando sul futuro posizionamento della Lega".
Se ciò avvenisse come cambierebbero i rapporti con il Pd e il centrosinistra?
"Finita questa fase di unità nazionale noi e la Lega resteremmo sempre avversari nella battaglia politica, ma condividendo lo stesso sistema di punti di riferimento, chiunque vinca le elezioni. A cominciare da europeismo e atlantismo".
Il ritorno ad una legge elettorale proporzionale può favorire questa evoluzione?
"Sì, potrebbe aiutare la formazione di un'area conservatrice moderata nel centrodestra, perché verrebbe meno la necessità di coalizzarsi forzatamente prima del voto. Tuttavia credo che questo percorso possa compiersi lo stesso anche senza cambiare la legge".
Al centro però c'è molto movimento: Toti e Renzi pensano di costruire una federazione per correre insieme alle Politiche del 2023. Il campo largo di Letta potrà allargarsi fino a loro?
"Non credo alla rinascita di un Grande Centro trasversale, ago della bilancia. Penso invece che lo spazio del centro sia comunque dentro i due rispettivi poli".
Tuttavia anche nell'area progressista il quadro sembra in evoluzione. Le convergenze tra Salvini e Conte durante la partita Quirinale hanno incrinato il vostro rapporto con i 5Stelle, che peraltro appaiono indeboliti da guai giudiziari e divisioni. Vi fidate ancora dell'ex premier?
"Assolutamente sì. Il Pd oggi ha una guida riconosciuta e forte in Enrico Letta, ha condotto bene le trattative sulla presidenza della Repubblica, ha vinto le amministrative e vanta buoni sondaggi e una unità interna che gli consente di lavorare bene con i suoi alleati, nel centrosinistra e con i 5Stelle. Con i quali non c'è stata nessuna frattura. L'elezione del capo dello Stato non è mai una faccenda semplice, abbiamo avuto giornate problematiche, ma non tali da incrinare il rapporto con il Movimento, che certo sta vivendo un percorso di maturazione. Ogni partito ha le sue dinamiche interne e più sono grandi più è normale che ci sia un dibattito tra le varie componenti. Anche dentro i 5Stelle".