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Eutanasia, no della Consulta: "Il referendum non tutela la vita"

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La Corte costituzionale dichiara inammissibile il quesito "sull'omicidio del consenziente". Salvini: "Bocciatura non è mai una buona notizia". Letta: "Ora il Parlamento approvi una legge". Conte: "Il M5S traini altre forze"
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"Inammissibile". Con una parola netta, dopo quasi tre ore di camera di consiglio, la Consulta chiude la porta al referendum sull'eutanasia - che ci tiene a definire, come ha già fatto nei giorni scorsi, "omicidio del consenziente" - lanciato dall'Associazione Luca Coscioni con l'appoggio di ben un milione e 200mila firme. Ma non è il consenso popolare, bensì il ricasco costituzionale, cui bada la Corte.

E in questo caso, come recita alle 19 e 41 l'annuncio stampa che anticipa la sentenza, "il quesito è inammissibile perché, a seguito dell'abrogazione, ancorché parziale, della norma sull'omicidio del consenziente, non sarebbe preservata la tutela minima costituzionalmente necessaria della vita umana, in generale, e con particolare riferimento alle persone deboli e vulnerabili". Proprio a Repubblica lo aveva detto l'ex Guardasigilli Giovanni Maria Flick, individuando il pericolo. P…

"Inammissibile". Con una parola netta, dopo quasi tre ore di camera di consiglio, la Consulta chiude la porta al referendum sull'eutanasia - che ci tiene a definire, come ha già fatto nei giorni scorsi, "omicidio del consenziente" - lanciato dall'Associazione Luca Coscioni con l'appoggio di ben un milione e 200mila firme. Ma non è il consenso popolare, bensì il ricasco costituzionale, cui bada la Corte.

E in questo caso, come recita alle 19 e 41 l'annuncio stampa che anticipa la sentenza, "il quesito è inammissibile perché, a seguito dell'abrogazione, ancorché parziale, della norma sull'omicidio del consenziente, non sarebbe preservata la tutela minima costituzionalmente necessaria della vita umana, in generale, e con particolare riferimento alle persone deboli e vulnerabili". Proprio a Repubblica lo aveva detto l'ex Guardasigilli Giovanni Maria Flick, individuando il pericolo. Perché se all'articolo 579 del codice penale - intitolato appunto all'omicidio del consenziente - si tagliano le parti indicate nel referendum, si mettono in pericolo, per usare le parole della Consulta, "le persone deboli e vulnerabili".

Se la "brutta notizia" delude chi ha proposto il referendum, produce invece la voglia di affrontare al più presto il problema dell'eutanasia. Lo dice il segretario del Pd Enrico Letta, "il Parlamento adesso approvi la legge sul suicidio assistito secondo le indicazioni della Corte". E Giuseppe Conte, nella riunione dei parlamentari M5S, dice che ora "bisogna correre più decisi e sollecitare le altre forze politiche a portare avanti quella legge". Mentre nel centrodestra, se Giorgia Meloni definisce "inaccettabile" il quesito, ecco un Matteo Salvini "dispiaciuto perché la bocciatura di un referendum non è mai una buona notizia".

Eh già, perché se ieri sera la Consulta ha chiuso la porta dell'omicidio del consenziente, che aveva un relatore come il costituzionalista della Sapienza Franco Modugno, oggi dovrà decidere sugli altri sette quesiti che ieri hanno affrontato la camera di consiglio. Dalla liberalizzazione della cannabis per uso personale, ai sei quesiti sulla giustizia. E proprio Salvini gioca la scommessa su questi ultimi presentati con i Radicali e su cui ha messo tutto il peso della sua persona.

Anche tornando alla frase del presidente della Consulta Giuliano Amato - "nei referendum non andiamo a cercare il pelo nell'uovo" - che però da lui, come da altri, era stata erroneamente interpretata come una sorta di via libera preventivo. Che non c'è stato. E la decisione sull'eutanasia lo dimostra. C'è da prevedere un identico rigore, soprattutto di fronte a decisioni difficili come quelle sulla giustizia, che toccano punti nevralgici della Costituzione. Dalla netta separazione delle funzioni che di fatto porta a una separazione delle carriere, alla responsabilità civile "diretta" dei giudici, alla cancellazione totale della legge Severino sull'incandidabilità e decadenza dei politici condannati.

Certo è che la decisione sull'eutanasia era la più attesa, non solo per i tanti casi di malati gravissimi che chiedono di porre fine alle sofferenze, ma anche per l'estremo ritardo con cui il Parlamento sta affrontano la questione, a ben tre anni dalla decisione della stessa Corte sul caso Cappato-Dj Fabo. Dopo quella sentenza, ora la Consulta mette un'altra pietra miliare con il no al taglio dell'articolo 579 che lascerebbe in piedi un moncone rischioso di possibili abusi.

Il presidente della commissione Giustizia della Camera Mario Perantoni, relatore della legge sul suicidio assistito, non si stupisce della bocciatura e vede nella legge che proprio domani torna in aula alla Camera "un modo equilibrato per dare risposte a malati sofferenti". Vedremo se il Parlamento saprà uscire dalle secche, superando lo scontro tra il sì e il no sul fine vita. Soprattutto di fronte a interpretazioni estreme come quella data ieri dalla senatrice dell'Udc Paola Binetti, "sono soddisfatta, sulla vita non si vota".