Fine vita, catasto, cittadinanza, elezione diretta del presidente della Repubblica, appalti, catasto. Diritti e riforme sono al centro dei lavori parlamentari di questa settimana. Dopo una lunga pausa, riparte l'iter di alcune proposte di legge di iniziativa parlamentare che si preannuncia a ostacoli e con il rischio concreto di incidenti che possono spaccare la maggioranza di governo, così variegata e sempre in bilico. Come nei giorni scorsi è già successo con la riforma del catasto.
Intanto, torna a riaprire il Transatlantico di Montecitorio, dopo la nuova chiusura per l'allestimento delle postazioni riservate ai deputati per le votazioni, a seguito delle norme restrittive anti Covid. Da domani quindi i deputati torneranno a sedersi nei banchi all'interno dell'emiciclo e il Transatlantico sarà nuovamente accessibile a tutti. Mercoledì, invece, il premier Mario Draghi risponderà in Aula della Camera al question time.
Vediamo nel dettaglio.
Proposta di legge sul fine vita
L'Aula della Camera è impegnata da domani con il seguito dell'esame del testo sul fine vita. Il cammino che porterà al voto finale dell'Assemblea di Montecitorio è in salita. Sono ancora infatti oltre 200 gli emendamenti da esaminare, tra cui anche alcuni soppressivi e nuovi voti segreti. La maggioranza ancora una volta è spaccata: Lega e Forza Italia sono contrarie alla legge e M5S, Pd, Iv e Leu a favore (stesso schieramento per la riforma del catasto che alla fine è passata con un solo voto di differenza). E anche se dovesse andare tutto liscio alla Camera, la situazione potrebbe complicarsi in Senato dove la precaria maggioranza potrebbe decretarne l'affossamento. Proprio come è già accaduto per il ddl Zan contro l'omofobia.
Cittadinanza
Poi c'è il tema della cittadinanza. Un altro tasto dolente che divide le forze politiche che sostengono il governo Draghi. Questa settimana, infatti, riparte l'iter in commissione Affari costituzionali delle proposte di legge per modificare l'attuale normativa. Il presidente della commissione e relatore, Giuseppe Brescia del M5S, ha creato nuovi malumori nei partiti di maggioranza presentando una proposta di testo base che mira a introdurre lo Ius scholae: i circa 800 mila bambini figli di immigrati, nati e cresciuti in Italia, potranno diventare italiani a tutti gli effetti, a patto che abbiano frequentato almeno un ciclo di 5 anni di scuola. Anche qui la Lega è contraria ma è scettico anche il resto del centrodestra. Anche in questo caso il percorso si preannuncia complicato.
Riforma degli appalti
C'è poi il capitolo riforme. Fra lunedì sera e martedì si chiude la riforma degli appalti in commissione Lavori Pubblici del Senato. Il provvedimento è atteso in Aula mercoledì, ma potrebbe slittare di alcuni giorni. Anche qui si preannuncia battaglia, soprattutto su sei emendamenti: il governo vorrebbe blindare il testo e la maggioranza cerca correzioni migliorative. ll ministro delle Infrastrutture Enrico Giovannini proverà a fare da mediatore nella speranza che qualche limatura potrà far passare il testo senza intoppi.
Sempre mercoledì l'Aula esaminerà la relazione della Giunta delle immunità sull'utilizzo di intercettazioni telefoniche del senatore Armando Siri. Sarà l'unica seduta della settimana. La commissione Bilancio sarà impegnata nell'esame del ddl Sostegni Ter mentre nelle commissioni si svolgeranno diverse audizioni sull'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza dei ministri del Lavoro, della Famiglia, della Transizione digitale e della Giustizia.
Riforma del catasto
Dopo il voto che giovedì ha salvato per un soffio la riforma del fisco, resta il rischio imboscata sul catasto. Palazzo Chigi ha già chiarito di voler tirare dritto. Il presidente della commissione Luigi Marattin (Iv) ostenta sicurezza sui numeri che ci sono stati la scorsa settimana "e ci saranno martedì", quando si voterà su un emendamento presentato dall'opposizione. La Lega resta contraria, ancora scettica Forza Italia che però apre al dialogo.
Modifiche alla base elettiva del Senato
Sempre in settimana riprende in commissione alla Camera l'esame del testo Fornaro che modifica gli articoli 57 e 83 della Costituzione, in materia di base territoriale per l'elezione del Senato della Repubblica e di riduzione del numero dei delegati regionali per l'elezione del presidente della Repubblica. La riforma rientra nel pacchetto di modifiche alla Carta frutto dell'accordo dell'allora maggioranza giallorossa durante il governo Conte II, con l'obiettivo di controbilanciare gli effetti della riduzione del numero dei parlamentari. Nell'ultima seduta della commissione, il relatore ha presentato due emendamenti per modificare il testo della pdl in esame. Il primo emendamento riguarda la base elettiva del Senato e recita: "Il Senato della Repubblica è eletto a suffragio universale e diretto". Dunque, nessun riferimento a una legge elettorale specifica o alla base elettiva del Senato, se non che non deve essere più regionale. L'obiettivo della riforma è evitare in futuro, come spesso accaduto, di avere due maggioranze diverse tra Camera e Senato. Il secondo emendamento chiede di sopprimere l'articolo del testo che modifica il numero dei delegati regionali riducendoli da tre a due.
Riforma sull'elezione diretta del presidente della Repubblica
Più delicato l'iter della riforma targata FdI sull'elezione diretta del presidente della Repubblica. Domani si entra nel vivo dell'esame, tema caro al centrodestra ma che potrebbe spaccare la maggioranza. M5S, Pd e Leu non condividono la proposta di FdI, mentre qualche apertura potrebbe arrivare da Italia viva, alla luce delle ultime dichiarazioni del leader Matteo Renzi che, dopo la rielezione di Mattarella, ha spiegato: "Andare all'elezione diretta del Presidente della Repubblica mi sembra una necessità rafforzata dallo show triste di questi giorni: che poi sia presidenzialismo all'americano o semipresidenzialismo alla francese, vedremo". In verità Renzi ha fissato temporalmente più in là il momento in cui affrontare il tema, ovvero la prossima legislatura. I pentastellati sono pronti a dare battaglia e hanno presentato emendamenti soppressivi per ogni articolo del testo, mentre il Pd si prepara a bocciare l'intero articolato una volta che si dovrà votare il mandato al relatore per l'Aula, dove l'approdo è fissato per lunedì 21 marzo (ma si ipotizza un possibile rinvio). Il testo di FdI mira a modificare la Carta introducendo un sistema presidenziale alla francese, con un capo dello Stato a cui spetterebbero anche alcune funzioni e poteri specifici di governo. Il che comporterebbe una riforma più complessiva degli attuali assetti istituzionali. Il che, tradotto, significa tempi lunghi.
Riduzione del numero dei componenti delle commissioni Bicamerali
Infine, c'è una proposta non divisiva ma un testo in esame condiviso dalle forze politiche. È la proposta di legge sulla riduzione del numero dei componenti delle commissioni Bicamerali (su cui se ne discute in commissione alla Camera), proposta legata al taglio del numero dei parlamentari che produrrà i suoi effetti dalla prossima legislatura.