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Ucraina, “Limitare i congedi”: nell’esercito italiano scatta l’allerta

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Una circolare dello Stato Maggiore chiede la disponibilità delle forze e il loro addestramento svelando il rischio di un conflitto su larga scala
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ROMA -  C'è una guerra alle porte dell'Europa e l'esercito italiano cerca di prepararsi, affrontando di corsa le carenze accumulate da anni. Il significato della circolare diffusa dallo Stato Maggiore dopo l'invasione dell'Ucraina è semplice: i militari allestiscono sempre piani per ogni evenienza. Il comando della forza armata ha però cercato di fare passare questo documento come "routine", forse per minimizzare il fatto che non fosse coperto dal segreto, mentre invece si tratta di un'iniziativa doppiamente drammatica.

Anzitutto, perché fotografa la nuova realtà mondiale: la prospettiva di un conflitto su la…

ROMA -  C'è una guerra alle porte dell'Europa e l'esercito italiano cerca di prepararsi, affrontando di corsa le carenze accumulate da anni. Il significato della circolare diffusa dallo Stato Maggiore dopo l'invasione dell'Ucraina è semplice: i militari allestiscono sempre piani per ogni evenienza. Il comando della forza armata ha però cercato di fare passare questo documento come "routine", forse per minimizzare il fatto che non fosse coperto dal segreto, mentre invece si tratta di un'iniziativa doppiamente drammatica.

Anzitutto, perché fotografa la nuova realtà mondiale: la prospettiva di un conflitto su larga scala non è più remota. E perché mostra quali sono i punti deboli del nostro esercito, che da venti anni si era focalizzato su missioni molto diverse. Le spedizioni in Iraq, Afghanistan, Libano non richiedevano cannoni, né carri armati: bisognava misurarsi con una guerriglia insidiosa, ma impegnavano un reparto alla volta, con la possibilità di programmare l'addestramento. L'invasione dell'Ucraina ha cambiato tutto e gli ordini emanati dal generale Pietro Serino elencano le priorità imposte "dall'intensificarsi delle tensioni geopolitiche".

Il primo problema sono i numeri. Il personale non viene ritenuto sufficiente per lo scenario di un conflitto europeo. È una questione segnalata dai vertici della Difesa al Parlamento già dal 2019 e ribadita a Repubblica dal capo di Stato maggiore Giuseppe Cavo Dragone. Per aumentare gli organici però ci vuole una legge. Nell'attesa la circolare chiede "attenzione nel valutare le domande di congedo anticipato: deve essere effettuato ogni possibile sforzo affinché le capacità pregiate possano essere disponibili". Si tratta quindi di evitare che gli specialisti, la cui formazione richiede anni, lascino la divisa in anticipo. Allo stesso tempo, c'è la preoccupazione di garantire che le "unità in prontezza" - ossia le brigate in grado di intervenire in tempi rapidi - abbiano ranghi completi, con personale pronto all'azione ("ready to move") e "senza vincoli di impiego operativo, anche ricorrendo all'istituto del comando". Ossia imponendo questa mansione a chi la contesta per motivi familiari o di altro genere. Una consegna imperativa, che testimonia la gravità del momento.

Il secondo aspetto chiave è l'addestramento, finora condizionato dalla scarsità di fondi e dalle altre attività a cui vengono destinati i soldati. Non c'è più un giorno da perdere - sottolinea la circolare - e bisogna concentrare le risorse sul "warfighting": prepararsi alla guerra vera, dove c'è l'esigenza di schierare contemporaneamente numerose brigate e decine di migliaia di soldati. Tutte le altre esercitazioni sono rinviate.

 

Anche in questo caso, più volte i generali hanno denunciato al Parlamento come i pattugliamenti nelle città dell'operazione Strade Sicure o la mobilitazione per l'emergenza Covid abbiano impedito di completare la formazione del personale. Imparare a usare un drone, a gestire il tiro di un mortaio o a guidare un'autoblindo richiede corsi lunghi e pratica costante. Così, per non sguarnire le unità destinate alle missioni estere, venivano mandati a presidiare monumenti e metropolitane quei reparti che apparivano meno utili: soprattutto artiglieria e trasmissioni. Nel 2020 su 95 mila militari soltanto 2.698 hanno preso parte ad esercitazioni belliche mentre altri ottomila si sono occupati di Strade Sicure.

 

Adesso all'orizzonte ci sono prospettive cupe. E come si vede nelle terribili immagini dei combattimenti in Ucraina, all'improvviso l'artiglieria è di nuovo importante. La circolare chiede di "accelerare la disponibilità operativa del reggimento Torino dando la priorità alle batterie semoventi": si tratta di cannoni pesanti Pzh da 155 millimetri e di lanciarazzi multipli Mlrs, acquistati nella fase finale della Guerra Fredda e mai utilizzati nelle "operazioni di pace" all'estero.

Ora lo Stato Maggiore chiede che questi mezzi si preparino all'eventualità di un conflitto vero, in cui dovranno agire non alla spicciolata ma all'interno di vasti schieramenti. Per questo si torna a ripristinare i comandi di divisione, spesso esistenti solo sulla carta: sono le strutture più grandi, con centrali di trasmissione e con ogni sistema per controllare il campo di battaglia. Per questo viene cancellata un'altra prassi diffusa negli ultimi decenni: il "frazionamento" delle brigate in piccoli reparti, mescolati per rinforzare le task force afghane e libanesi o per la guardia agli aeroporti e alle stazioni ferroviarie.

Il terzo capitolo è forse il più velleitario. Raggiungere i "massimi livelli di efficienza di tutti i mezzi cingolati, gli elicotteri e i sistemi d'artiglieria". Attualmente solo la metà di questi sistemi è pronta all'uso: ricambi e riparazioni costano cari. E il prezzo aumenta con l'età dei veicoli: i carri armati Ariete e i cingolati da combattimento Dardo hanno più di venticinque anni e ogni pezzo da sostituire va fabbricato su misura. Quanti sono quelli operativi? Una sessantina di tank e un centinaio di blindati: la consistenza di una sola delle cento colonne corazzate scatenate da Putin contro l'Ucraina.

Infine, la circolare pone un accento sugli "assetti sanitari": "qualsiasi richiesta di supporto dovrà tenere nella dovuta considerazione i prioritari impegni". Inoltre medici e infermieri vengono inclusi nel contingente di rapido intervento. Insomma, se ci sarà un'altra ondata di Covid non si potrà usarli in massa per rinforzare le corsie e somministrare vaccini,

Rifondazione Comunista parla di "spirale di guerra": "Chi ha prestato servizio nell'esercito negli ultimi trent'anni non ha mai visto una circolare di questo tenore. Il nostro esercito si prepara a combattere". Vero. Ma negli ultimi trent'anni non si era mai visto invadere una nazione alla frontiera dell'Europa. Ed è dalla fine della Guerra Fredda che il nostro Paese non discute di quale ruolo devono avere le forze armate: forse è arrivato il momento che il Parlamento se ne occupi.