Lega e M5S, quelle mozioni filo-russe che imbarazzano i partiti di Salvini e Conte
di Giuliano Foschini , Emanuele Lauria , di Giuliano Foschini, Emanuele LauriaDalla Russia, con amore. Sarà stata una passione per 007, magari, fatto sta che letti oggi - e ancora più dopo i documenti riservati rivelati dall'Espresso che raccontano i rapporti tra un pezzo di Lega e Konstantin Malofeev, magnate al servizio della propaganda del Cremlino dal 2013 al 2019 - gli ultimi anni di una parte di politica italiana sembrano una continua dichiarazione di amore al governo di Vladimir Putin. Frange consistenti di Lega e di Movimento 5 Stelle, soprattutto nel corso dell'esperienza comune nel governo gialloverde, non hanno infatti mai nascosto una fascinazione per Mosca. Accordi commerciali (negli ultimi dieci anni l'importazione del gas russo in Italia è praticamente raddoppiata), finanziamenti a onlus amiche. E ancora: attività parlamentari, con decine di mozioni, interrogazioni e interpellanze presentate per aiutare la Russia a uscire dalla stretta delle sanzioni. Fino al cortocircuito che ha portato l'attuale…
Dalla Russia, con amore. Sarà stata una passione per 007, magari, fatto sta che letti oggi - e ancora più dopo i documenti riservati rivelati dall'Espresso che raccontano i rapporti tra un pezzo di Lega e Konstantin Malofeev, magnate al servizio della propaganda del Cremlino dal 2013 al 2019 - gli ultimi anni di una parte di politica italiana sembrano una continua dichiarazione di amore al governo di Vladimir Putin. Frange consistenti di Lega e di Movimento 5 Stelle, soprattutto nel corso dell'esperienza comune nel governo gialloverde, non hanno infatti mai nascosto una fascinazione per Mosca. Accordi commerciali (negli ultimi dieci anni l'importazione del gas russo in Italia è praticamente raddoppiata), finanziamenti a onlus amiche. E ancora: attività parlamentari, con decine di mozioni, interrogazioni e interpellanze presentate per aiutare la Russia a uscire dalla stretta delle sanzioni. Fino al cortocircuito che ha portato l'attuale sottosegretario agli Esteri, Manlio Di Stefano, ma soprattutto l'attuale presidente della delegazione italiana presso la Nato, Luca Frusone, a presentare una mozione per chiedere l'uscita dell'Italia dall'Alleanza atlantica.
I finanziamenti
È ormai storia il dialogo all'Hotel Metropol di Londra il 18 ottobre del 2018 quando Gianluca Savoini, presidente dell'associazione Lombardo-Russia ed ex portavoce di Matteo Salvini, parlò con tre russi di un presunto finanziamento di 65 milioni di dollari alla Lega nell'ambito di una trattativa mai conclusa. Per questo Savoini è indagato per corruzione internazionale in un'indagine che, spiegavano fonti della procura di Milano, difficilmente potrà avere più uno sbocco: l'uscita di Mosca dal consiglio d'Europa blocca ogni collaborazione giudiziaria. E dunque la possibilità di ottenere una risposta alla rogatoria. È già agli atti, invece, la storia di Novae Terrae una fondazione di cui il senatore leghista Simone Pillon è dirigente dal 2015. Si tratta della onlus su cui l'ex parlamentare Udc, Luca Volontè, fa transitare poco meno di due milioni e mezzo di fondi azeri, oggetto di un'inchiesta della procura di Milano. Ed è una delle fondazioni che fanno parte del World Congress of Families, il congresso mondiale delle famiglie organizzato a Verona nel 2019. E che tanto piacque alla Lega. All'organizzazione della manifestazione ha partecipato anche l'associazione Pro Vita che ha sempre rivendicato la propria autonomia ma che, secondo un'informativa della Guardia di Finanza, avrebbe avuto rapporti economici stretti con Roberto Fiore e Forza Nuova. Ulteriore coincidenza: uno degli strumenti di comunicazione del mondo che ruota attorno a Fiore è una chat telegram, Catholic Information Hub, con posizioni cattoliche oltranziste. Che durante la pandemia è stato un faro per i no vax e oggi rimbalza propaganda russa anti ucraina.
Tutti contro le sanzioni
D'altronde, si diceva, l'amore per la Russia di un certo ambiente è cosa grande. E antica. Fra il 2015 e il 2016 solo in Senato sono nove gli atti ispettivi (mozioni, interrogazioni, interpellanze) presentati per chiedere all'esecutivo la revoca delle sanzioni a Mosca. Tre portano la firma di esponenti dei 5S, due sono depositati dalla Lega. Un'interrogazione è di Paolo Tosato e ha la data dell'8 luglio 2015: il senatore veneto chiede "se sia nelle intenzioni del governo mettere in atto una più incisiva attività diplomatica finalizzata a trovare strumenti alternativi alle sanzioni, al fine di superare gli attuali embarghi". In sostanza, Tosato affronta l'argomento già un anno prima di presentare la risoluzione dietro cui - scrive l'Espresso - c'è il sospetto di un contributo di 20 mila euro da parte dell'oligarca russo Malofeev.
A chiedere lo stop alle sanzioni è pure un'altra interrogazione leghista quasi contemporanea - è del 15 luglio 2015 - e con parole pressoché identiche: la prima firma, in questo caso, è dell'attuale sottosegretario Gian Marco Centinaio. Nel gruppo dei presentatori di nuovo Tosato ma anche il senatore lombardo Stefano Candiani: "Oggi, alla luce dell'invasione dell'Ucraina da parte di Putin, quelle interrogazioni vengono lette in modo distorto - ricorda Candiani - ma nascevano semplicemente dalla preoccupazione per la sorte delle nostre imprese penalizzate dall'embargo". In un'altra interrogazione del 12 settembre 2017, il senatore Tosato chiede al ministero degli Esteri di intervenire per concedere il visto a un cittadino russo residente in Calmucchia, Vladimir Megmerov. In quell'occasione si fa promotore di un'istanza che giunge dall'associazione culturale Veneto-Russia, una sorta di ente gemello rispetto a quello milanese di Gianluca Savoini. L'associazione ha fra i suoi principali rappresentanti Palmerino Zoccatelli, leghista, tradizionalista cattolico, indipendentista veneto e da due anni responsabile dell'ufficio territoriale a Verona della Repubblica Popolare di Donetsk. Zoccatelli e l'associazione da anni hanno messo nel mirino il governo "nazionalista e antirusso" di Kiev. Solo sabato scorso, in pieno conflitto, l'associazione ha organizzato una conferenza pubblica per "confutare la valanga di informazioni faziose e false dei media occidentali che vorrebbero additare nella Russia e in Putin gli unici responsabili del conflitto". L'evento si è svolto in collegamento con un deputato della Duma, Vitaly Milonov, e con la partecipazione del deputato leghista filo-russo Vito Comencini.
"Ogni accusa nei miei confronti è priva di fondamento", dice oggi Tosato che minaccia querele. "Su Paolo metto la mano sul fuoco", sibila il collega Candiani.
Il paradosso pentastellato
La passione dei populisti per la Russia era proprio forte, qualche anno fa. E così l'attuale tormento dei 5Stelle si spiega facilmente anche con gli atti parlamentari della scorsa legislatura. A partire dalla mozione con cui, nel gennaio del 2016, i grillini dichiaravano esaurite "le motivazioni dell'adesione italiana alla Nato". A firmare quel documento era Manlio Di Stefano, oggi sottosegretario agli Esteri. Fra gli altri c'era poi un deputato Luca Frusone, sconosciuto ai più ma che oggi ha un ruolo di spicco: è il presidente della delegazione italiana presso la Nato. Il paradosso dei paradossi, dunque: chi oggi rappresenta il nostro Paese nell'Alleanza atlantica sei anni fa voleva che ne uscissimo. D'altronde lo stesso Di Stefano nella passata legislatura aveva sostenuto, da relatore di minoranza, un progetto di legge che aveva gli stessi obiettivi della mozione. Dopo una battaglia in commissione e in aula portata avanti soprattutto dall'ex presidente della commissione Esteri Fabrizio Cicchitto e da Andrea Manciulli, relatore di maggioranza del Pd, l'iniziativa legislativa è stata bloccata.