Delega fiscale, Martino (FI): "Se Draghi vuole andarsene, lo dica subito"
di Serenella Mattera , di Serenella Mattera"Se ci pongono di fronte alla scelta se aumentare le tasse o far cadere il governo, noi preferiamo andare a casa". Il quarantacinquenne abruzzese Antonio Martino è capogruppo di Forza Italia in commissione Finanze alla Camera. Questa frase - parola più, parola meno - gliel'hanno sentita pronunciare la scorsa notte i colleghi di maggioranza, durante la soffertissima discussione sulla riforma del fisco, finita in rissa, con urla, spintoni. Ora la frase di Martino gli altri deputati la riferiscono un po' preoccupati, a testimoniare la gravità della situazione. Lui conferma: "Non siamo disposti ad arretrare". Poi ribalta il ragionamento: "Se c'è una voglia di Draghi di andare via prima possibile - afferma - ce lo dicesse subito".
Onorevole Martino, partiamo da quella frase: l'ha detta?
"Io rispondevo al deputato Pd Fragomeli, che ci contestava l'aver irrigidito la posizione su una serie di nostri emendame…
"Se ci pongono di fronte alla scelta se aumentare le tasse o far cadere il governo, noi preferiamo andare a casa". Il quarantacinquenne abruzzese Antonio Martino è capogruppo di Forza Italia in commissione Finanze alla Camera. Questa frase - parola più, parola meno - gliel'hanno sentita pronunciare la scorsa notte i colleghi di maggioranza, durante la soffertissima discussione sulla riforma del fisco, finita in rissa, con urla, spintoni. Ora la frase di Martino gli altri deputati la riferiscono un po' preoccupati, a testimoniare la gravità della situazione. Lui conferma: "Non siamo disposti ad arretrare". Poi ribalta il ragionamento: "Se c'è una voglia di Draghi di andare via prima possibile - afferma - ce lo dicesse subito".
Onorevole Martino, partiamo da quella frase: l'ha detta?
"Io rispondevo al deputato Pd Fragomeli, che ci contestava l'aver irrigidito la posizione su una serie di nostri emendamenti utili da approvare per evitare di aumentare le tasse. Gli ho detto che noi tra aumentare le tasse e far cadere il governo, preferiamo andare a casa. Ma siamo soci fondanti del governo e siamo convinti che le nostre ragioni avranno ascolto".
La trattativa sul testo è fallita, chiedete una nuova mediazione?
"Una mediazione sì, senza arretrare. Abbiamo chiesto che il parere sui decreti attuativi della delega sia vincolante: non mi pare un'offesa a Draghi o al governo, ma una difesa del Parlamento sovrano, perché non possiamo lasciare l'ultima parola sulle tasse ai tecnici del Mef. E poi per noi sono fondamentali il catasto e la flat tax. C'è un limite che non possiamo superare, perché agganciare la riforma del catasto al valore di mercato degli immobili è preannunciare un potenziale aumento delle tasse e il fatto che si vincolino gli effetti al 2026 non vuol dire molto".
Ma Draghi ha garantito che non ci sarà aumento delle tasse. Non ci credete?
"Se Draghi vuol entrare in politica e vuole fare il leader di una coalizione se ne parli, ma lui ha un mandato a scadenza, non può dare garanzie oltre il marzo 2023, sempre che si arrivi al marzo 2023. Il dato è politico, non tecnico: non sappiamo quale governo ci sarà il prossimo anno e avere visione politica vuol dire non mettere nessuno nelle condizioni di aumentare le tasse sulla casa".
Quindi cosa chiedete?
"Sul catasto vogliamo capire se c'è spazio per togliere tre parole: "valore di mercato". Vuole cadere il governo per tre parole? Vedremo. Nelle prossime ore ci saranno contatti tra i leader, noi siamo sempre disposti al dialogo nell'interesse del Paese. Ma non capisco l'irrigidimento, non solo sul fisco. Di fronte a passaggi complessi come la riforma della giustizia e il decreto energia, il governo sta dimostrando di avere capacità tecniche, capacità politiche un po' meno. Noi siamo stati dialoganti come Fi rispetto ad altri, siamo andati a Palazzo Chigi a parlare con gli stakeholder della presidenza del Consiglio, ma a un certo punto la politica vuole che ci si trovi a metà, altrimenti uno nomina un direttore generale e ci si vede dopo cinque anni rispetto agli obiettivi aziendali".
La critica riguarda anche Draghi?
"Io penso che si debba registrare la macchina di governo e iniziare a parlare un po' più di politica. Se c'è, come qualcuno fa trapelare, una voglia di Draghi - e io spero e sono convinto di no - di andare via il prima possibile, ce lo chiarisca subito. E' inutile fare scontri in Parlamento. Io sono convinto che il premier sia una risorsa utile e debba continuare, ma dandoci degli obiettivi. Se non vuole continuare ce lo dicesse subito".
Ma Draghi sulla riforma del fisco ha detto che vuole andare avanti a votare gli emendamenti e che il governo "ha già vinto due volte". Sul catasto in commissione si è già deciso e siete stati battuti.
"Non so chi ha vinto. Per vincere uno deve rappresentare un popolo, si deve candidare, deve essere eletto e allora usa questi termini. Draghi rappresenta una maggioranza, che è come una famiglia: se ha quattro figli e due vanno avanti, due no, non ha vinto".
Sì, d'accordo, ma se votaste i vostri emendamenti su cui non c'è accordo, come quello sui pareri vincolanti del Parlamento, in commissione come finirebbe?
"In questo momento i numeri sono pari, 24 per l'area di centrodestra, 23 per l'area di campo largo, più il presidente Marattin. Se vota Marattin sarebbe pareggio e i nostri emendamenti non passerebbero".
Sul catasto però è finita 24 a 23 perché contro il centrodestra si è schierato il partito di Lupi, Noi con l'Italia.
"Ieri Noi con l'Italia è stato col centrodestra nella discussione".
E se il governo in Aula metterà la fiducia Forza Italia che farà?
"A quel punto il tema esce dalla mia competenza, ma spero che prevalga il primato della politica, non il primato del Mef".