Pd-M5S, il pranzo tra Letta e Conte non cancella le tensioni. Soprattutto su Draghi
di Giovanna VitaleSi sono visti, si sono parlati ma il grande freddo accumulato nei giorni dello scontro sulle spese militari è tutt'altro che finito. Ci vorrà tempo perché torni il sereno fra Enrico Letta e Giuseppe Conte. Per smaltire quel "non siamo la succursale del Pd!" urlato in video dell'avvocato, con tanto di pugni sbattuti su tavolo. E archiviare le telefonate irritate del segretario dem, filtrate sui giornali, per esortarlo a smettere di piantar grane nel governo. Servirà molto più di un pranzo consumato nel centro di Roma.
Le distanze fra i due principali azionisti del "campo largo" sono rimaste intatte. Facendo emergere il crepaccio che rischia di dividerli per sempre. Ha un nome e un cognome: Mario Draghi. Il presidente del Consiglio che Conte considera un usurpatore, incapace di mostrare il rispetto dovuto alla prima forza parlamentare e al suo leader. Difeso invece a spada tratta da Letta. Il quale ha pure provato a spiegar…
Si sono visti, si sono parlati ma il grande freddo accumulato nei giorni dello scontro sulle spese militari è tutt'altro che finito. Ci vorrà tempo perché torni il sereno fra Enrico Letta e Giuseppe Conte. Per smaltire quel "non siamo la succursale del Pd!" urlato in video dell'avvocato, con tanto di pugni sbattuti su tavolo. E archiviare le telefonate irritate del segretario dem, filtrate sui giornali, per esortarlo a smettere di piantar grane nel governo. Servirà molto più di un pranzo consumato nel centro di Roma.
Le distanze fra i due principali azionisti del "campo largo" sono rimaste intatte. Facendo emergere il crepaccio che rischia di dividerli per sempre. Ha un nome e un cognome: Mario Draghi. Il presidente del Consiglio che Conte considera un usurpatore, incapace di mostrare il rispetto dovuto alla prima forza parlamentare e al suo leader. Difeso invece a spada tratta da Letta. Il quale ha pure provato a spiegare quanto sia importante garantire la stabilità in una fase tanto drammatica, "basta e avanza la Lega a creare fibrillazioni", ma l'altro non si è convinto.
Il solco sulle spese militari
Hai voglia a dire che "il confronto è stato utile, fra noi c'è sintonia". Alla fine ognuno è rimasto della sua idea. In particolare sugli investimenti per la Difesa, su cui l'ex premier giallorosso non intende arretrare. "Per noi è una questione politica seria, le posizioni che ho espresso sono convinte e radicate", chiarisce Conte con l'inquilino del Nazareno. "Non possiamo far credere ai cittadini che buttandoci ad aumentare le spese militari affrettiamo la soluzione del conflitto in Ucraina, né possiamo distrarre risorse che adesso servono più che mai ai cittadini e alle imprese". Lamentando, in più, la sgradevolezza di alcuni attacchi arrivati dal Pd, che in futuro non dovranno più ripetersi. La risposta di Letta non è meno netta. Prima ribadisce l'importanza di onorare gli impegni internazionali. Quindi illustra le proposte su carovita e coesione sociale che il suo partito è pronto ad avanzare dopo essersi confrontato con le parti sociali: "Dobbiamo puntare molto sui salari. L'Italia non può permettersi una stagione di conflitto sociale. Né ovviamente la terza recessione in 10 anni".
L'attacco a Draghi
Ed è allora che Conte coglie la palla al balzo per lanciare l'affondo contro il premier. "Io sono rimasto sorpreso perché quando ho incontrato Draghi mi ha parlato solo di spese militari - racconta - e nonostante abbia rappresentato le diffuse difficoltà del Paese per le bollette, il caro-energia, la scarsità di materie prime, l'inflazione e abbia insistito per avere soluzioni, non ho ricevuto risposte ma solo rinvii". Una storia che alle orecchie di Letta suona incredibile, anche lui parla spesso con Palazzo Chigi e mai gli è successa una cosa così. Ma il capo dei 5Stelle insiste. E provoca l'alleato. Anche sul Def: "Mi fa piacere che ora anche per voi del Pd lo scostamento di bilancio non è più un tabù". Come neppure la modifica della legge elettorale in senso proporzionale, su cui entrambi concordano un'accelerazione in Parlamento.
Le preoccupazioni
A preoccuparli in egual misura è invece l'escalation del centrodestra contro alcune riforme strategiche per il Paese. A partire dalla delega fiscale, ma pure il catasto: "Salvini è un irresponsabile, dice solo bugie, nessuno vuole aumentare le tasse", si confortano a vicenda i due commensali. Con Letta impegnato nello sforzo di far capire a Conte che sarebbe sbagliato seguire le orme del leader leghista, tentato un giorno sì e l'altro pure di uscire dalla maggioranza. Sospetti che però finiscono per irritare il capo dei 5Stelle: "Se davvero il Pd ha a cuore famiglie e imprese, allora non può rimanere schiacciato sulle posizioni del governo", tuona con i suoi, rientrato dal pranzo. "I 5 miliardi nel Def sono del tutto insufficienti e occorrerà definire subito un piano per affrontare in modo strutturale e risolutivo l'emergenza economica in corso". Manco a dirlo, un'altra bordata contro Draghi.