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M5S, la via stretta per destituire Petrocelli. Il Pd a Conte: "Abbiate coraggio"

Il post che Vito Petrocelli ha pubblicato alla vigilia del 25 aprile: "Buona festa della LiberaZione" (ansa)

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Polemiche sul presidente della commissione Esteri al Senato, già noto per le sue posizioni apertamente filorusse, dopo il post pubblicato alla vigilia del 25 aprile con la Z di "Liberazione" maiuscola. I regolamenti di Palazzo Madama rendono impervia la strada per mandarlo via, la strategia grillina resta l'espulsione dal Movimento
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La strada è stretta e pure parecchio impervia. Ma, a questo punto, solo un atto di coraggio da parte del Movimento 5Stelle potrebbe, forse, riuscire nell'impresa di affrancare la commissione Esteri di Palazzo Madama dall'imbarazzante presidenza di Vito Petrocelli. Il senatore grillino di conclamate simpatie filo-russe e filo-cinesi che, dopo aver dato del guerrafondaio al premier Mario Draghi e invitato il suo partito a ritirare i ministri dal governo, alla vigilia del 25 aprile s'è permesso persino di irridere la Resistenza. Augurando su Twitter "Buona LiberaZione" con la Z simbolo dell'esercito d'invasione russo. Un oltraggio ai tanti italiani che durante il secondo conflitto mondiale pagarono con la vita la lotta contro gli occupanti nazifascisti. 

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La strada è stretta e pure parecchio impervia. Ma, a questo punto, solo un atto di coraggio da parte del Movimento 5Stelle potrebbe, forse, riuscire nell'impresa di affrancare la commissione Esteri di Palazzo Madama dall'imbarazzante presidenza di Vito Petrocelli. Il senatore grillino di conclamate simpatie filo-russe e filo-cinesi che, dopo aver dato del guerrafondaio al premier Mario Draghi e invitato il suo partito a ritirare i ministri dal governo, alla vigilia del 25 aprile s'è permesso persino di irridere la Resistenza. Augurando su Twitter "Buona LiberaZione" con la Z simbolo dell'esercito d'invasione russo. Un oltraggio ai tanti italiani che durante il secondo conflitto mondiale pagarono con la vita la lotta contro gli occupanti nazifascisti. 

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Il blitz per sostituirlo

È da più di tre settimane che il M5S tenta di buttarlo fuori dal gruppo di Palazzo Madama, che però può avvenire solo dopo aver cambiato il regolamento interno al gruppo grillino per evitare - come già accadde con l'espulsione di Nicola Morra e Barbara Lezzi - ricorsi potenzialmente perdenti. Altrettante ne sono trascorse dacché le forze politiche d'ogni colore ne hanno chiesto le dimissioni dalla guida della strategica commissione Esteri. Anche con toni piuttosto duri: "Imbecille o venduto ai russi poco importa, questo squallido individuo se ne deve andare", intima da ultimo il senatore Fazzolari di Fdi. Ma lui, niente. Abbarbicato alla poltrona, indisponibile a fare un passo indietro, Petrocelli va avanti come se nulla fosse, nascondendosi dietro i bizantinismi che disciplinano il funzionamento del Senato e non prevedono né la sfiducia né - almeno questa è l'interpretazione dei tecnici stellati - il suo spostamento ad altro organismo disposto dalla capogruppo Mariolina Castellone. La prova starebbe nell'assenza di precedenti di trasloco forzato di un presidente di commissione, "eletto da tutti i partiti e dunque titolare di una carica indipendente", spiegano dal quartier generale grillino. Mentre ce ne sono, e anche recenti, di singoli componenti, deputati o senatori che siano: accadde per esempio con alcuni piddini contrari alla riforma costituzionale di Matteo Renzi, avvicendati d'imperio in entrambi i rami del Parlamento.

Dimissioni di massa

L'unica via, egualmente accidentata, resta allora quella delle dimissioni in massa dei membri della commissione Esteri nelle mani di Maria Elisabetta Casellati, che sarebbe costretta a prendere atto dell'impasse e valutarne lo scioglimento. Ma, anche qui, non è affatto detto che si possa percorrere, sebbene non ci sia una sola forza politica contraria alla destituzione di Petrocelli. Guardando al passato, esisterebbe infatti un solo caso di presidente rimosso: 14 anni fa Riccardo Villari, eletto a capo della Vigilanza Rai grazie a un blitz del centrodestra, fu subito espulso dal Pd, con successivo abbandono di tutti i commissari. Al tempo, i presidenti di Camera e Senato, Fini e Schifani, non poterono far altro che decretarne la fine causa "paralisi oggettiva e irreversibile". Come propone il senatore Andrea Marcucci: "Nessun gruppo partecipi più alle sedute della Esteri". Allora però, si trattava di una Bicamerale che poteva essere sciolta, mentre - sempre a norma di regolamento - le commissioni permanenti come la Esteri non possono. A meno di forzare la mano per cambiare una prassi che rende di fatto inamovibili i presidenti come Petrocelli.

La richiesta del Pd al M5S

È esattamente quel che il Pd chiede ora al M5S di fare. ''Petrocelli non può restare al suo posto, lo abbiamo detto tante volte: con le sue provocazioni ha superato ogni limite", tuona la capogruppo dem Simona Malpezzi. "Vanno usati tutti gli strumenti utili affinché non sia più presidente, anche la sostituzione dalla Commissione'', esorta. Un richiamo alla omologa dei Cinquestelle in Senato perché si armi di coraggio e sposti il "compagno Petrov". "Solo se lo faranno Casellati potrà convocare la giunta per il regolamento e decidere quale dei due principi in conflitto debba prevalere", lancia la sfida il capo dei senatori pd in Commissione Esteri Alessandro Alfieri: "Se la facoltà di un capogruppo di trasferire i suoi parlamentari da un organismo all'altro oppure la non sfiduciabilità dei presidenti. E' necessario sollevare il problema per farà chiarezza, Petrocelli ha davvero passato il segno, non si può più aspettare". 

La strategia grillina

Lo faranno i Cinquestelle? L'impressione è no. Che non abbiano voglia di forzare e preferiscano completare le procedure di espulsione annunciate da Giuseppe Conte, così che a doversene occupare sarà poi la presidente del gruppo Misto Loredana De Petris. Una volta che Petrocelli sarà sotto la sua giurisdizione, toccherà infatti all'esponente di Leu decidere se farlo traslocare, rischiando un inevitabile conflitto, oppure lasciarlo dov'è. D'altra parte, lo diceva già il Manzoni, "il coraggio, se uno non ce l'ha, mica se lo può dare".