Renzi e la tattica dell'attesa: Conte e Speranza non lo vogliono ma "col Pd mai così in sintonia"
di Giovanna Casadio , di Giovanna CasadioROMA - La strada (quasi) obbligata è quella di creare un polo riformista e liberale, un macronismo in salsa italiana, trovando però anche un leader giusto, alla Emmanuel Macron. Per Matteo Renzi è l'ora di cominciare seriamente a pensare a cosa farà Italia Viva da grande, alle elezioni politiche del 2023.
Dal campo progressista sembra ormai essere fuori. Il congresso di Articolo Uno nel fine settimana, che ha rieletto Roberto Speranza alla guida del partito fondato da Pierluigi Bersani per scissione proprio dal Pd di Renzi, lo ha escluso. Non è stato neppure invitato. E soprattutto la linea politica che ha avuto il placet del segretario dem, Enrico Letta, è quella di un campo largo dei progressisti, anche con il capo del M5S, Giuseppe Conte. E Conte e Renzi sono incompatibili: Renzi ha fatto cadere il governo Conte e non manca occasione per attaccarlo. Ricambiato.
ROMA - La strada (quasi) obbligata è quella di creare un polo riformista e liberale, un macronismo in salsa italiana, trovando però anche un leader giusto, alla Emmanuel Macron. Per Matteo Renzi è l'ora di cominciare seriamente a pensare a cosa farà Italia Viva da grande, alle elezioni politiche del 2023.
Dal campo progressista sembra ormai essere fuori. Il congresso di Articolo Uno nel fine settimana, che ha rieletto Roberto Speranza alla guida del partito fondato da Pierluigi Bersani per scissione proprio dal Pd di Renzi, lo ha escluso. Non è stato neppure invitato. E soprattutto la linea politica che ha avuto il placet del segretario dem, Enrico Letta, è quella di un campo largo dei progressisti, anche con il capo del M5S, Giuseppe Conte. E Conte e Renzi sono incompatibili: Renzi ha fatto cadere il governo Conte e non manca occasione per attaccarlo. Ricambiato.
Però il leader di IV vorrebbe ancora tenersi tutte le porte aperte. Inaugura la tattica dell'attesa: aspettiamo e vediamo cosa accade. Dice infatti: "Speranza e Conte non ci vogliono, è vero. Letta non so. I rapporti con il Pd non sono mai stati così buoni". È il leit motiv, che non abbandona. Pur sostenendo che è un polo liberal riformista a mancare all'Italia e da creare: la vittoria di Macron in Francia rende la cosa più che mai evidente.
Gli fa eco Ettore Rosato, il coordinatore di Italia Viva: "La nostra strada è di essere alternativi ai populisti, perciò andremo da soli ma non saremo soli. Dopo le amministrative ci sarà spazio per aggregare quelli che intendono percorrere la nostra stessa strada".
La previsione è che il centrodestra si sfaldi, non reggendo la competizione tra Matteo Salvini e Giorgia Meloni, né Forza Italia di essere subalterna alla Lega. E che i 5Stelle cambino per l'ennesima volta pelle e strategia. A proposito di Conte, in una intervista al Messaggero, Renzi ha ribadito: "Conte è un'anima inquieta, un grande bluff" e "le contraddizioni dei 5Stelle esploderanno".
A bocce ferme, con il centrodestra i renziani dichiarano di non andare, nonostante a Genova abbiano deciso di appoggiare il sindaco della destra Marco Bucci. Raffaella Paita, la renziana che ha condotto la trattativa per le amministrative genovesi, spiega che "quella di Genova non è il preliminare di alleanze con il centrodestra, abbiamo semplicemente rafforzato la componente civica che appoggia Bucci". Fa l'esempio delle ragioni che li hanno portati alla scelta di Bucci, legate alle questioni concrete sul fronte delle strutte viarie e energetiche. "Noi siamo per costruire un polo liberal riformista, stiamo lavorando per questo", insiste a sua volta. Elencano, sia Paita che Rosato, le città dove vanno da soli con altri centristi, da La Spezia a Palermo.
Però una cosa sono le Amministrative, dove Renzi ha sempre puntato a scelte pragmatiche, città per città, altra le elezioni politiche dove ci si gioca il tutto per tutto. Per i renziani sarà davvero il momento per capire se si scioglieranno o se sopravviveranno, magari in un contenitore più ampio. Il tanto invocato polo riformista è un terreno minato per due ragioni. La prima: i partner naturali come Carlo Calenda di Azione e +Europa di Emma Bonino sono restii all'unione con Renzi. L'altra: il futuro renziano si intreccia con la legge elettorale. Se resta il Rosatellum attuale, e quindi le coalizioni, anche Italia Viva sarà costretta ad accasarsi. Se passa il proporzionale, allora liberi tutti e, forse, diventa più probabile un rassemblement liberale. Marco Di Maio, capogruppo renziano in commissione Affari costituzionali, afferma che per ora di riforma elettorale non se ne parla. "Se la si vuole davvero fare, la finestra è tra fine giugno e ottobre", ricorda.