“Salario minimo nella legislatura”. E Orlando incassa l’ok di Landini
di Giovanna VitaleMarciano uniti il ministro del Lavoro Andrea Orlando e il segretario della Cgil Maurizio Landini nella battaglia per adeguare le buste paga rosicchiate dall'inflazione e, soprattutto, per imboccare "la via italiana" al salario minimo. Lo strumento a cui pure la Bce guarda ora con favore perché in grado di spingere verso l'alto le retribuzioni complessive di tutti i lavoratori, mettendoli al riparo da forme sempre più aggressive di sfruttamento. Ne hanno parlato ieri con Gerardo Greco e il direttore Maurizio Molinari a Metropolis, il podcast trasmesso ogni pomeriggio sul sito di Repubblica. Trovandosi d'accordo nella critica a Carlo Bonomi, leader della "Confindustria dei no", ironizza il sindacalista, "è cambiato il mondo".
Marciano uniti il ministro del Lavoro Andrea Orlando e il segretario della Cgil Maurizio Landini nella battaglia per adeguare le buste paga rosicchiate dall'inflazione e, soprattutto, per imboccare "la via italiana" al salario minimo. Lo strumento a cui pure la Bce guarda ora con favore perché in grado di spingere verso l'alto le retribuzioni complessive di tutti i lavoratori, mettendoli al riparo da forme sempre più aggressive di sfruttamento. Ne hanno parlato ieri con Gerardo Greco e il direttore Maurizio Molinari a Metropolis, il podcast trasmesso ogni pomeriggio sul sito di Repubblica. Trovandosi d'accordo nella critica a Carlo Bonomi, leader della "Confindustria dei no", ironizza il sindacalista, "è cambiato il mondo".
A dividerli non c'è solo la bozza di patto illustrato da Orlando alle parti sociali: per incassare gli aiuti pubblici, gli industriali devono alzare gli stipendi nel rinnovo dei contratti. Bollato come "ricatto" e subito rispedito al mittente. "In quell'incontro a Palazzo Chigi avevamo anche avanzato l'idea di un salario minimo di base, prendendo a riferimento il trattamento economico complessivo ", racconta il ministro. Anche lì però: "Confindustria ci ha detto di no. Secondo noi invece serviva per sostenere il reddito dei lavoratori. E io continuo a ritenere che senza una corrispettività è complicato costruire l'accordo necessario a fronteggiare il rischio sociale che nei prossimi mesi può venirsi a creare a causa della guerra in Ucraina". È sconfortato, Orlando: "La verità è che per molti il patto è solo prendere qualcosa, non metterci anche qualcosa".
Sulla stessa linea Landini. "Io non voglio conflitti, ma risolvere problemi. Oggi la situazione è più grave di due anni fa, quando è iniziata la pandemia ", incalza il capo della Cgil. "E se Bonomi pensa che l'aumento dei salari - utile pure per sostenere i consumi - è una questione che non dev'essere affrontata, fa un errore che va anche contro le imprese che rappresenta". Sono veti che bloccano il Paese, da rimuovere in fretta. Specie quelli sul salario minimo, su cui persino i sindacati, dopo molte resistenze, hanno dato via libera.
"Quando noi siamo stati coinvolti dal ministro ci siamo detti assolutamente d'accordo", ricorda Landini. "Nel nostro Paese abbiamo tanti contratti pirata", spiega, "e arrivare a una legge sulla rappresentanza che stabilisca per tutti, anche per le partite Iva, un minimo sotto il quale nessuna azienda può andare (non solo per la paga oraria, ma per tutto ciò che è trattamento complessivo, dalle ferie agli infortuni) significa che la competizione la giochi sulla qualità del lavoro e del servizio, non sul fatto che ti pago di meno". Non è cosa da poco. Anche se realizzarla senza il consenso di tutti è una chimera.
"Col clima politico che c'è e questa maggioranza vedo delle difficoltà ", conferma Orlando. Anche se la spinta della Bce, osserva il direttore Molinari, potrebbe forse dare una mano. "Sì, penso anch'io che sia questa la direzione giusta", concorda il ministro. "L'ipotesi di una via italiana al salario minimo che utilizzi come parametro i contratti già siglati, secondo me è a portata di mano se c'è un'intesa tra le parti sociali. Non può essere una cosa calata dall'alto ". Persino entro la legislatura, se si trova una quadra. "Non l'ho particolarmente pubblicizzato perché stiamo cercando di arrivare a un punto ", aggiunge Orlando, "ma il fatto nuovo positivo è che c'è un'apertura di tutte le forze sindacali". Resta solo un ostacolo, non proprio trascurabile: "Confindustria non la ritiene una strada praticabile".
Ciò non significa che non ci si debba provare. Oltretutto, "la nostra proposta non richiederebbe modifiche normative particolari, non sarebbe infatti il Parlamento a fissare il salario minimo, ma lo si desumerebbe dalla media dei contratti nazionali ", insiste Orlando. "E questo aiuta perché non avverrebbe per legge ma si utilizzerebbe la negogaziazione. Però ripeto, serve l'accordo di tutte le parti sociali. Senza, non si può fare". E le imprese, al momento, hanno posto il veto.
Ed è qui che Landini sbotta: "È cambiato il mondo, è la Confindustria dei no! Di fronte al disastro che stiamo vivendo, continua a far finta che non ci sia stata una pandemia, non esista una crisi sociale". Ma Orlando frena, si fa all'improvviso più cauto. "Con loro in questi mesi abbiamo stretto molti accordi, sull'emergenza sanitaria, lo smart working, gli ammortizzatori". Fine delle concessioni, però. Il finale è una zampata: "Forse c'è una postura del presidente Bonomi a porsi come uomo forte, che capisco ma non sempre aiuta un ragionamento sereno".