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Nelle città il Pd punta sulle donne: “Vogliamo un partito femminista”

Alle elezioni di giugno i dem presentano 9 candidate nei 26 capoluoghi al voto
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ROMA - "Mai più tutti maschi". L’aveva giurato, Enrico Letta, alla vigilia delle ultime amministrative nelle quali il Pd s’era presentato ai blocchi di partenza senza una sola donna in corsa per la massima carica nei grandi centri urbani. Sei mesi dopo, quella promessa è stata onorata.


"Sono molto fiero di poter dire che ci apprestiamo alla campagna elettorale del 12 giugno con nove candidate sindache nei comuni capoluogo, un numero che si avvicina alla metà dei 26 capoluoghi in cui si vota", annuncia Letta con un sorriso largo così, schiudendo le porte del Nazareno alle donne che, con sprezzo del pericolo, hanno deciso di tentare l’impresa. Poiché è innegabile, e il segretario non lo nasconde, che di impresa si tratta: cinque anni fa il centrodestra di quelle sfide ne vinse addirittura venti, il centrosinistra appena cinque, in pratica una debacle, che ora tocca al gentil sesso ribaltare. E chissà…

ROMA - "Mai più tutti maschi". L’aveva giurato, Enrico Letta, alla vigilia delle ultime amministrative nelle quali il Pd s’era presentato ai blocchi di partenza senza una sola donna in corsa per la massima carica nei grandi centri urbani. Sei mesi dopo, quella promessa è stata onorata.


"Sono molto fiero di poter dire che ci apprestiamo alla campagna elettorale del 12 giugno con nove candidate sindache nei comuni capoluogo, un numero che si avvicina alla metà dei 26 capoluoghi in cui si vota", annuncia Letta con un sorriso largo così, schiudendo le porte del Nazareno alle donne che, con sprezzo del pericolo, hanno deciso di tentare l’impresa. Poiché è innegabile, e il segretario non lo nasconde, che di impresa si tratta: cinque anni fa il centrodestra di quelle sfide ne vinse addirittura venti, il centrosinistra appena cinque, in pratica una debacle, che ora tocca al gentil sesso ribaltare. E chissà che la svolta rosa non si debba anche alla natura proibitiva della gara.


"Questa tornata è fatta di città in cui solo in poche governiamo, da sempre ostiche per noi", ammette infatti il numero 1 democratico. "È una tappa dolomitica — la definisce, utilizzando una metafora ciclistica — perché è tutta in salita. E siccome il gioco si fa duro, abbiamo pensato di affidarci alle donne, che sono naturalmente in grado di affrontare le partite più difficili". Il primo tassello di un progetto in realtà più ambizioso: "Voglio trasformare questo partito tradizionalmente maschilista in un partito femminista, che abbia a cuore l’uguaglianza di genere e dia spazio alle donne. È uno degli obiettivi della mia segreteria", proclama il segretario, seminando il panico fra gli uomini dem, che in Parlamento sono netta maggioranza.


C’è un po’ di tutto nel dream team lettiano: dall’avvocata impegnata nel sociale alla senatrice, dall’attivista anti-biodigestore all’assessora regionale che tiene insieme il diavolo e l’acqua santa, il M5S di Conte e Azione di Calenda. Una squadra non figlia del caso, bensì di "una scelta di discontinuità", rivendica Cecilia D’Elia, responsabile della Consulta femminile del partito. "Un chiaro investimento nella democrazia paritaria" affinché cessi l’egemonia maschile in politica, a partire dalle città; "Sui 26 capoluoghi di provincia che vanno al voto, oggi ci sono due sole sindache", denuncia D’Elia. "In tutta Italia sono appena il 5%. Parliamo di una realtà fortemente segnata dall’assenza di donne alla guida dei comuni, che va invertita".


Le lenti rosa indossate dal Pd non sono tuttavia sufficienti a oscurare i problemi. In particolare con i 5Stelle, il cui leader pare essersi specializzato nei distinguo rispetto al Pd. Letta, però, è fiducioso: "Sul territorio il campo largo esiste e sta funzionando". Convinto che alle Politiche, specie se la legge elettorale non cambierà, replicare lo schema delle amministrative sarà inevitabile. Sebbene "che Iv corra con il centrodestra in molti comuni certo non aiuta", sospira il segretario dem. Una tecnica, incassare senza reagire alle provocazioni, che sta comunque dando i suoi frutti. "Il campo largo ci sarà nel 70% delle città", certifica Francesco Boccia, gran tessitore di alleanze, "e dove non siamo riusciti a costruirlo attorno al candidato sindaco, cercheremo di farlo con gli elettori". Non sarà semplice: "Stavolta giochiamo fuori casa, visto che nel 2017 il centrodestra vinse quasi ovunque perché il centrosinistra non era unito", ricorda Boccia. Ma ora la musica è cambiata: "Nel 2021 il campo largo c’è stato nel 50% dei grandi comuni, dove abbiamo trionfato. E lo stesso sono sicuro accadrà a giugno, grazie anche alle nostre straordinarie aspiranti sindache".