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Petrocelli, ok dalla giunta del Senato: "Sciogliere la Commissione Esteri"

Via libera di Palazzo Madama alla destituzione del presidente filo-Mosca. La firma di Casellati entro 48 ore
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"È la volta buona: entro stasera Petrocelli è fuori", assicuravano stamattina dal Pd e da Italia Viva. Nel Movimento 5 Stelle erano più cauti: "Potrebbe volerci ancora qualche seduta...". Invece no: alle 18.02  la Giunta del regolamento del Senato, presieduta da Elisabetta Alberti Casellati, ha messo fine alla resistenza del "compagno Petrov", alias Vito Petrocelli, il presidente filo-russo della Commissione Esteri di Palazzo Madama, quasi ex del M5S, che ha promesso di espellerlo ma non l'ha ancora fatto. La giunta ha dato parare favorevole allo scioglimento della Commissione, dato che 20 componenti su 22 hanno rassegnato le dimissioni e i partiti non hanno indicato i rimpiazzi. A questo punto la presidente del Senato, Casellati  - "entro 2-3 giorni", dice chi l'ha sentita in queste ore - firmerà l'atto di scioglimento dell'organismo, chiedendo ai partiti di rinominarne i comp…

"È la volta buona: entro stasera Petrocelli è fuori", assicuravano stamattina dal Pd e da Italia Viva. Nel Movimento 5 Stelle erano più cauti: "Potrebbe volerci ancora qualche seduta...". Invece no: alle 18.02  la Giunta del regolamento del Senato, presieduta da Elisabetta Alberti Casellati, ha messo fine alla resistenza del "compagno Petrov", alias Vito Petrocelli, il presidente filo-russo della Commissione Esteri di Palazzo Madama, quasi ex del M5S, che ha promesso di espellerlo ma non l'ha ancora fatto. La giunta ha dato parare favorevole allo scioglimento della Commissione, dato che 20 componenti su 22 hanno rassegnato le dimissioni e i partiti non hanno indicato i rimpiazzi. A questo punto la presidente del Senato, Casellati  - "entro 2-3 giorni", dice chi l'ha sentita in queste ore - firmerà l'atto di scioglimento dell'organismo, chiedendo ai partiti di rinominarne i componenti e di eleggere un nuovo presidente. In questo modo l'esponente grillino, che non ha votato il decreto Ucraina e che il 25 aprile ha twittato la Z di Putin, sarà tagliato fuori, retrocesso a semplice peone. Immediata la reazione di Petrocelli: "La decisione era nell'aria e la considero una vendetta politica della gran parte dei gruppi parlamentari - ha attaccato - gruppi che io considero pericolosamente schierati sul fronte guerrafondaio, nei confronti di un senatore che legittimamente ha votato no all'invio delle armi in Ucraina".

I primi a festeggiare sono i renziani, col capogruppo Davide Faraone e Laura Garavini: "Esprimiamo soddisfazione per il voto unanime della Giunta per il Regolamento sul rinnovo della commissione Esteri. Iv aveva chiesto alla presidente Casellati questo passaggio per uscire dall'impasse causata dal senatore Petrocelli". E la capogruppo del Pd al Senato, Simona Malpezzi sottolinea: "L'interpretazione della giunta per il regolamento indica la strada da seguire per chiudere definitivamente una brutta pagina che abbiamo vissuto nelle istituzioni. Un'interpretazione in linea con quanto sostenuto dal gruppo dei senatori del Pd fin dall'inizio. Finalmente la commissione potrà essere rinnovata e tornare a svolgere le sue regolari attività con un presidente all'altezza delle sue funzioni".

La settimana scorsa, come detto, si erano dimessi in massa i membri della Commissione - tutti tranne uno, l'ex M5S Emanuele Dessì, ora nel Partito comunista di Marco Rizzo ed estimatore di Lukashenko - e la presidente Casellati ha chiesto ai partiti se avessero intenzione di riassegnare i posti vacanti a stretto giro di posta. Ma i sostituti non sono mai stati nominati. Risultato: stallo. Lavori bloccati. Ecco perché, si legge nel parere appena licenziato dalla giunta di Palazzo Madama, "il presidente del Senato è tenuto, al fine di garantire il regolare svolgimento dei lavori parlamentari, a provvedere agli adempimenti necessari al rinnovo dell'organismo in analogia all'articolo 21, comma 7 del regolamento".

Il precedente a cui si rifanno i senatori è quello di Riccardo Villari, capo della Commissione di Vigilanza Rai tra la fine del 2009 e l'inizio del 2009, nominato in quota opposizione dalla maggioranza di centrodestra e costretto a lasciare l'incarico proprio tramite le dimissioni in blocco di tutti i membri della bicamerale. L'altro precedente studiato a Palazzo Madama - dove i presidenti di Commissione non possono essere sfiduciati  - è stato quello di Renzo Gubert, rimosso dalla vicepresidenza della Difesa nel 1999, con un semplice cambio di commissione imposto dal suo gruppo parlamentare. Ma la capogruppo del M5S, Mariolina Castellone, ha fatto capire di interpretare la mossa come una forzatura. Quindi niente da fare: l'unica via è lo scioglimento.

In corsa per il post-Petrocelli sono in tre. Tutti grillini. Questo almeno è il patto giallorosso, cioè l'offerta del Pd, accettata dai 5 Stelle, per far digerire agli alleati la rimozione dell'ormai ex "compagno Petrov". Il favorito per la presidenza è Gianluca Ferrara, capogruppo M5S in commissione Esteri, vicino a Giuseppe Conte. Le alternative sono Simona Nocerino, membro della commissione ma solo da pochi mesi, ed Ettore Licheri, ex capogruppo del Movimento. Potrebbe comunque non finire qui: Petrocelli già minaccia la battaglia legale: "Andrò alla Corte costituzionale".