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Commissione Esteri, ribaltone in Senato: Craxi beffa il candidato 5S, Conte evoca la crisi

Intanto alla Camera il M5S vota contro un ordine del giorno sullo stop alle armi a Kiev
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E alla fine per il M5S la coda del caso Petrocelli diventa anche peggiore del caso in sé: sulla sostituzione dell'ex presidente della commissione Esteri del Senato, da settimane agli onori della cronaca per le sue sortite filo-russe, si consuma ciò che Giuseppe Conte considera un tradimento: uno schiaffo di un pezzo della strana maggioranza che sostiene il governo di Mario Draghi. Un pasticcio che potrebbe spingerlo a staccare la spina al governo? Ancora ieri in serata i rumors erano di nuovo fortissimi, anche se Conte stesso dal suo fortino di via di Campo Marzio rassicura che non ci saranno "falli di reazione".

 

Comunque, il Movimento al posto di Vito Petrocelli aveva indicato E…

E alla fine per il M5S la coda del caso Petrocelli diventa anche peggiore del caso in sé: sulla sostituzione dell'ex presidente della commissione Esteri del Senato, da settimane agli onori della cronaca per le sue sortite filo-russe, si consuma ciò che Giuseppe Conte considera un tradimento: uno schiaffo di un pezzo della strana maggioranza che sostiene il governo di Mario Draghi. Un pasticcio che potrebbe spingerlo a staccare la spina al governo? Ancora ieri in serata i rumors erano di nuovo fortissimi, anche se Conte stesso dal suo fortino di via di Campo Marzio rassicura che non ci saranno "falli di reazione".

 

Comunque, il Movimento al posto di Vito Petrocelli aveva indicato Ettore Licheri, ex capogruppo al Senato, ma nel segreto dell'urna i 22 membri della commissione hanno scelto la forzista Stefania Craxi: 12 voti per lei, nove per Licheri, una scheda bianca. Un flop annunciato. Due giorni fa l'ex presidente del Consiglio aveva incaricato il ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D'Incà di avvertire lo stesso Draghi, spiegando che "la situazione stava degenerando"; ovvero che il centrodestra, allargato a Fratelli d'Italia e Italia viva, si stava organizzando per bocciare Licheri e sgambettare il M5S. Chiedendo quindi un intervento diretto di Palazzo Chigi. "Quanto accaduto rischia di compromettere la piena funzionalità e il dialogo nella maggioranza. Draghi ha appena incontrato Matteo Salvini: fossi in lui lo richiamerei per chiedergli conto. C'è stata una conventio ad excludendum rispetto al M5S, senza la complicità di Pd e Leu", è il ragionamento di Conte. "Questa maggioranza dilatata - sottolinea - rischia di perdere il senso di una minima coesione e leale collaborazione ed è per questo che rischiando anche un fraintendimento, senza doppiezze, stiamo chiedendo un confronto in Parlamento sulla guerra in Ucraina. Palazzo Chigi deve garantire una corretta dialettica politica, è stata una manovra di basso conio in violazione di atti, patti e regole".

Al di là delle dichiarazioni pubbliche - anche il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, da New York, interviene per dire che "non c'è stato il fair play da parte di alcuni partiti" - nei gruppi parlamentari del Movimento qualche domanda sull'operato dei vertici ce la si pone: da quando Conte è presidente dei 5 Stelle i momenti parlamentari legati a delle elezioni non gli sono andati mai bene. Si voleva la riconferma di Licheri a Palazzo Madama, fu eletta Mariolina Castellone; si voleva sostituire Davide Crippa alla guida del gruppo 5 Stelle della Camera, è rimasto Crippa; si voleva una donna al posto di Sergio Mattarella, al Quirinale è rimasto Mattarella; si (ri)voleva Licheri per sostituire Petrocelli, è arrivata Craxi.

Cosa non ha funzionato stavolta? Un papabile per il dopo-Petrocelli era Gianluca Ferrara, il suo nome però è stato bruciato la settimana scorsa (anche) dal fuoco amico, accusato di anti-americanismo; Licheri poi non era membro della commissione, lo è diventato nei giorni scorsi indicato ad hoc proprio con l'intento di farlo eleggere presidente, cosa che non ha giocato a suo favore essendo gli Esteri una commissione delicata e dove era necessaria una certa esperienza; infine il Movimento ha scartato la propria senatrice Simona Nocerino, considerata troppo vicina a Di Maio, e che invece trovava maggior favore dei colleghi degli altri partiti. Licheri poteva contare su 11 voti: cinque M5S, tre Pd, due misto (Di Micco, Monti), un voto di Italia viva (Cucca). Casini ha votato, dichiarandolo, scheda bianca. I voti per Licheri di M5S e Pd sarebbero stati "segnati", cioè riconoscibili. Per Craxi hanno votato certamente 3 di Forza Italia, i 4 leghisti, l'ex M5S Dessì, Pacifico del Misto. Il sospetto è che abbiano scelto Craxi anche Mario Monti e il renziano Giuseppe Cucca (quest'ultimo smentisce nettamente). Manca all'appello comunque un voto, perché Craxi ha ricevuto 12 preferenze. La sostanza è che il leader del M5S si sente sempre più messo ai margini della maggioranza: "C'è la riprova che ci sono delle forze che stanno tramando per metterci in difficoltà e spingerci fuori dal governo. Va chiarito se si pensa di acquisire Fdi nella maggioranza o se Italia viva, visto il consenso molto basso da cui non riesce a schiodarsi, ha deciso di essere organica al centrodestra". L'accusa come detto non coinvolge il Pd. Di certo comunque il solco tra il M5S e la maggioranza si è ulteriormente allargato. E all'orizzonte c'è un altro scoglio dove può accadere di tutto: il voto sul decreto aiuti, dov'è inserito il via libera al termovalorizzatore di Roma. Se il governo decidesse di porre la fiducia sul provvedimento, che i ministri del Movimento non hanno votato in Consiglio dei ministri? "Sarebbe una scelta irragionevole", commenta Conte. Ma se invece così fosse, quel voto previsto a giugno rappresenterebbe la resa dei conti. "Io non ho problemi a incontrare il presidente del Consiglio. Certo - chiosa Conte - l'ultima volta che l'ho incontrato non è stata molto felice, visto che subito dopo lui è salito al Quirinale a dire che volevo la crisi di governo...".

Che i tempi per una rottura vera e propria non siano ancora maturi, per un sempre più deluso e insofferente Conte, lo dimostra il fatto che ieri alla Camera i 5 Stelle non hanno votato un ordine del giorno di Alternativa (gli ex Movimento) al decreto Energia alla Camera. Avrebbe impegnato il governo "a sospendere qualsiasi autorizzazione per l'esportazione di equipaggiamenti militari e armi letali". Ciò che vorrebbe proprio il M5S ma appunto, non così e non adesso.