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Dallo stop alle porte girevoli alla legge elettorale, ecco cosa prevede la riforma del Csm

La ministra della Giustizia, Marta Cartabia, ha ricevuto un dottorato honoris causa dalla Universidad Complutense di Madrid. In passato lo avevano ricevuto Pertini, Eco, Bobbio e Levi Montalcini  
Approvata in via definitiva dal Senato, ecco i punti principali. La legge consentirà di eleggere il nuovo Csm in autunno. Concorso in magistratura direttamente dall’università. Stretta sui magistrati fuori ruolo.  Le toghe sono in allarme per il fascicolo personale   
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ROMA - Dal "fascicolo" personale di ogni magistrato, alla legge elettorale, allo stop alle "porte girevoli", ai nuovi illeciti disciplinare, anche quello per chi viola le nuove regole sulla presunzione d'innocenza. Ecco cosa c'è nella riforma del Csm contro cui le toghe hanno scioperato il 16 maggio, anche se con una bassa affluenza (il 48%) alle urne.

Cambia il concorso per diventare magistrato

Quelli in vigore, saranno gli ultimi due concorsi per diventare magistrato con le vecchie regole. Partono quelle nuove. Si potrà correre direttamente dopo la laurea, e quindi non ci sarà più l'obbligo di frequentare le scuole di specializzazione. Conterà essere stati componenti dell'ufficio per il processo (partito con i fondi del Pnrr). La Scuola superiore della magistratura organizzerà corsi per i tirocinanti. Sono previsti tre compiti scritti, ma la riduzione delle materie orali. 

Più togati e laici…

ROMA - Dal "fascicolo" personale di ogni magistrato, alla legge elettorale, allo stop alle "porte girevoli", ai nuovi illeciti disciplinare, anche quello per chi viola le nuove regole sulla presunzione d'innocenza. Ecco cosa c'è nella riforma del Csm contro cui le toghe hanno scioperato il 16 maggio, anche se con una bassa affluenza (il 48%) alle urne.

Cambia il concorso per diventare magistrato

Quelli in vigore, saranno gli ultimi due concorsi per diventare magistrato con le vecchie regole. Partono quelle nuove. Si potrà correre direttamente dopo la laurea, e quindi non ci sarà più l'obbligo di frequentare le scuole di specializzazione. Conterà essere stati componenti dell'ufficio per il processo (partito con i fondi del Pnrr). La Scuola superiore della magistratura organizzerà corsi per i tirocinanti. Sono previsti tre compiti scritti, ma la riduzione delle materie orali. 

Più togati e laici al Csm

Non più solo 16 consiglieri togati e 8 laici, ma rispettivamente 20 togati e 10 membri laici eletti dal Parlamento tra avvocati e professori universitari, ma anche ex parlamentari. Va garantita la parità di genere. Dei 20 togati, due sono scelti dai colleghi tra quelli della Cassazione, 13 tra i giudici, 5 tra i pubblici ministeri. La composizione delle commissioni del Csm non cambierà più ogni quattro anni, ma ogni tre. Chi farà parte della sezione disciplinare non potrà, contemporaneamente, essere componente della commissione che sceglie i capi degli uffici, né tantomeno i semidirettivi. Nella segreteria e nell'ufficio studi del Csm potranno entrare anche componenti esterni, avvocati, professori universitari, dirigenti amministrativi, dopo aver superato un concorso. 

La nuova legge elettorale per il Csm 

Niente sorteggio come chiedeva la Lega, ma anche Articolo 101, il gruppo della magistratura all'opposizione dell'attuale giunta dell'Anm. Nel referendum del 27 gennaio della stessa Anm (https://puntoitalia.online/politica/2022/01/28/news/csm_referendum_giudici_bocciato_sorteggio-335605128/) era finita così: per il sì al sorteggio avevano votato 1.787 toghe, contro 2.740. E al quesito su quale sistema di voto scegliere, 3.189 magistrati si erano dichiarati a favore del sistema proporzionale, e solo 745 per il maggioritario. E già qui c'era la protesta delle toghe contro la scelta maggioritaria. Tant'è, invece sarà proprio maggioritario.

Un sistema binominale, solo con una quota proporzionale, e però la garanzia almeno nelle candidature, ma non nell'elezione, della parità di genere. I collegi saranno formati in modo da essere composti, tendenzialmente, dal medesimo numero di elettori e sono messi a punto con un decreto del ministro della Giustizia, sentito il Csm, ma emanato almeno quattro mesi prima del giorno fissato per le elezioni. Questo significa che non si potrà votare prima dell'autunno, anche perché l'attuale Csm finisce il suo compito il 25 settembre, quando nel 2018 è stato eletto il vice presidente David Ermini.

Stop alle porte girevoli

Sull'onda del caso Maresca (l'ex pm di Napoli, contemporaneamente consigliere comunale e giudice della corte di Appello di Campobasso), la legge mette fine alla possibilità di tornare con un ruolo attivo in magistratura dopo un'esperienza in politica, sia nazionale che locale, o anche la sola candidatura non seguita da un successo elettorale. Ma in questo caso solo per tre anni i candidati non possono tornare a lavorare nella Regione che ricomprende la circoscrizione elettorale in cui si sono candidati, né in quella in cui si trova il distretto dove lavoravano. In più non possono assumere incarichi direttivi, né possono fare il pm o il gip o il gup.

Stretta sui magistrati fuori ruolo 

È stata una delle battaglie più dure di Enrico Costa di Azione. La futura legge delega ridurrà il numero complessivo dei magistrati "fuori ruolo", oggi 200. I magistrati possono essere collocati fuori ruolo non prima di 10 anni di effettivo esercizio delle funzioni giurisdizionali. Viene abbassato da 10 a 7 il limite massimo di anni in cui restare fuori ruolo, con l'eccezione per gli organi costituzionali, di rilievo costituzionale e per gli organi di governo. 

La separazione delle funzioni di giudice e pm 

Non c'è lo stop netto al passaggio - nel corso di una stessa carriera - da giudice a pm e viceversa, come chiedeva la Lega, ma una stretta c'è, perché dagli attuali 4 passaggi possibili ne resterà soltanto uno, e per giunta solo nei primi dieci anni di carriera. Il ddl Bonafede ne consentiva due. Poi sarà possibile solo passare al civile. Un'altra regola che vede contrarissima la magistratura e toghe di prestigio. Lo stesso Piero Grasso - che è stato giudice del primo maxi processo, ma poi procuratore di Palermo e procuratore nazionale antimafia - si è battuto per consentire i passaggi che, dice, "arricchiscono una carriera". 

Il fascicolo di ogni toga 

È un'altra delle note "dolenti" per l'Anm della legge Cartabia. Già esiste, ma sarà potenziato, il cosiddetto "fascicolo" delle performance del singolo magistrato. Dentro ci sarà tutta la sua vita professionale, i suoi passaggi di ruolo, ma anche - seppure "a campione" - l'esito dei casi che ha trattato e se rispetto a una decisione presa, ne è scaturita una modifica significativa. Non più ogni 4 anni, ma ogni anno, il fascicolo verrà aggiornato.

L'illecito disciplinare sulla presunzione d'innocenza 

Tra i nuovi illeciti disciplinari preoccupa molto le toghe quello contro chi viola le nuove regole stabilite, a dicembre, dalla direttiva sulla presunzione d'innocenza, che attua quella europea del 2016. E che vieta del tutto le conferenze stampa - tranne i casi di "interesse pubblico" - e obbliga il procuratore a comunicare solo tramite comunicati stampa. Vietato qualsiasi contatto diretto tra i pm e i giornalisti. Vietato anche dare dei "nomi" alle inchieste. Le regole valgono anche per la polizia giudiziaria che non potrà più muoversi in autonomia nei rapporti con i giornali. Tutto questo si sta traducendo in una chiusura del tutto negativa dei palazzi di giustizia alla stampa. 

Stop alle nomine "a pacchetto"

In realtà è stato già così nell'attuale Csm in carica, ma la legge stabilisce che non si possono fare nomine "a pacchetto", cioè più magistrati contemporaneamente, perché questo può portare a una spartizione correntizia. Nella scelta del candidato risulteranno rilevanti le sue caratteristiche rispetto al posto messo a concorso. Procedure di selezione trasparenti, pubblicando sul sito del Csm i curricula dei candidati. Ci saranno, come già oggi, le audizioni. Nei consigli giudiziari dei singoli distretti potranno votare sullo stesso curriculum anche gli avvocati, ma solo dopo un deliberato dell'Ordine per evitare una personalizzazione del giudizio, magari influenzato da un processo in cui quel pm o quel giudice si sono espressi.