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Scholz : "Presidenzialismo non prioritario”. Un messaggio dal Meeting

Intervista al presidente della Fondazione Meeting. Apre a Rimini la 43esima kermesse di Comunione e Liberazione
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"Il presidenzialismo? Non mi sembrabra la priorità del Paese. Ne vedo altre in grado di unire invece di strappare". Bernhard Scholz, presidente della Fondazione Meeting, apre domani a Rimini la 43esima kermesse di Comunione e Liberazione, consapevole che sarà dura tenere fuori dal Palafiera tensioni e scontri, mentre il denso parterre (fino al 25) incrocia la campagna elettorale. Torna in "casa" di Cl il premier Draghi che da qui, nell'agosto 2020, cominciò la scalata a Palazzo Chigi. Intervengono 9 ministri (tra cui Giorgetti, Gelmini, Giovannini, Colao, Orlando, Speranza), arriva il commissario Ue Gentiloni, si parla di pace anche con il direttore di Repubblica, Maurizio Molinari. Sarà invece il primo incontro dal vivo tra il popolo di Cl e Giorgia Meloni che parteciperà, martedì, al dibattito dell'Intergruppo coordinato da Giorgio Vittadini insieme con gli altri leader Di Maio, Letta, Salvini, Tajani, Rosato e Lu…

"Il presidenzialismo? Non mi sembrabra la priorità del Paese. Ne vedo altre in grado di unire invece di strappare". Bernhard Scholz, presidente della Fondazione Meeting, apre domani a Rimini la 43esima kermesse di Comunione e Liberazione, consapevole che sarà dura tenere fuori dal Palafiera tensioni e scontri, mentre il denso parterre (fino al 25) incrocia la campagna elettorale. Torna in "casa" di Cl il premier Draghi che da qui, nell'agosto 2020, cominciò la scalata a Palazzo Chigi. Intervengono 9 ministri (tra cui Giorgetti, Gelmini, Giovannini, Colao, Orlando, Speranza), arriva il commissario Ue Gentiloni, si parla di pace anche con il direttore di Repubblica, Maurizio Molinari. Sarà invece il primo incontro dal vivo tra il popolo di Cl e Giorgia Meloni che parteciperà, martedì, al dibattito dell'Intergruppo coordinato da Giorgio Vittadini insieme con gli altri leader Di Maio, Letta, Salvini, Tajani, Rosato e Lupi. Il tema è "Una passione per l'uomo", parole di don Giussani, di cui si celebrano i cento anni dalla nascita.
Effetto delle Politiche sul Meeting?
"Ci responsabilizza ulteriormente su questioni decisive: la formazione dei giovani, la trasformazione del mondo del lavoro, la valorizzazione delle iniziative nate in seno alla società civile. Snodi su cui c'è poca attenzione da parte della politica".

Meloni spinge il presidenzialismo, Berlusconi cade in fallo su Mattarella. Cosa ci aspetta?
"Io dico che per porre mano a una tale modifica della Costituzione occorrerebbe una larghissima condivisione, obiettivo che mi sembra lontano dalla realtà, vista la frammentazione dello scenario".
Il Paese non rischia un arretramento, con questa destra?
"La democrazia non è un automatismo e va ricostruita ogni giorno, la cronaca ci sta ricordando ciò abbiamo dimenticato della storia. E le conflittualità che vediamo, insieme ad alcune tendenze estremiste, ci investono di una missione. Ma il Meeting si propone oggi più che mai di mostrare che un sistema democratico vive della diversità: o diventa ricchezza per tutti, o è divisiva. E innesca processi rischiosi. È questo il bivio. E poi in questo momento andrei in altra direzione...".


Pensa aI ruolo del Parlamento?
"È quello il consolidamento di cui c'è bisogno. Concentrarsi su una più efficace azione del Parlamento, in termini di operosità e responsabilità, per costruire il famoso bene comune che tutti invocano e pochi praticano. Solo un Parlamento forte e coeso, nonostante le differenze, porta a casa dei risultati".
Il centrodestra preme anche da qui sull'Autonomia: altra riforma che allarma, e divide.
"Io non vedo rischi. L'Autonomia vuole valorizzare la specificità di un territorio, responsabilizzare la sua amministrazione e renderla più efficace. Non credo vada di per sé a scapito della nazione".


Mercoledì, è atteso il discorso di Draghi. Farà volare sassolini?
"Penso ad altro. Il fatto che il presidente Draghi torni al Meeting ha il senso di una testimonianza: la politica ha dignità e può essere rilanciata se costruisce soluzioni e risposte per la comunità nazionale. Anche se, osservando questa campagna, nutro dubbi sul fatto che si possa imparare dagli errori".
Dopo le speranze accese a Rimini due anni fa, il premier ha dovuto gettare la spugna. Fallimento collettivo?
"Nel 2020, quando qui fu a lungo applaudito, Draghi ci diede un messaggio profondo: nelle scelte politiche bisogna guardare al futuro, alle generazioni che verranno. Con quello spirito, gli interessi generali prima di quelli particolari, il governo aveva varato riforme importanti... Poi è andata come è andata".
E ora le cancellerie europee hanno la guardia alta sull'Italia.
"Sono convinto che l'Italia deve rimanere fortemente ancorata in Europa, anche in un dialogo critico su alcune scelte. E spero proprio che i partiti che andranno al governo lo mostrino, con vera cooperazione. Serve una politica europea sul fronte economico ed energetico : le insidie si superano con l'alleanza tra Stati. Poi, certamente, alcune questioni impongono serietà e concretezza".
Come il tema migranti?
"Sicuramente è uno dei temi che devono essere affrontati con realismo e nel pieno rispetto della dignità di ogni persona. Altrimenti certe paure incidono, in forma ideologica e a livello politico".


Sulla guerra, farete dialogare intellettuali ed artisti ucraini e russi.
"Perché c'è una irriducibilità dell'uomo che rende sempre possibile una ripartenza. L'Europa non è immaginabile senza la cultura russa e quella ucraina. Ciò non significa eludere i drammi che questa guerra atroce pone. Papa Francesco si sta spendendo tanto per la pace, è ora che questa pace si costruisca tutti insieme".