Politica

Intervista

Donatella Di Pietrantonio: "Meloni senza ancoraggio nella politica delle donne. Ha commentato uno stupro con un gesto violento"

Donatella Di Pietrantonio
Donatella Di Pietrantonio 
La scrittrice abruzzese, autrice dell'Arminuta: "Non credo alle sue profferte, la leader di FdI Lascia intravedere il vero retropensiero verso la questione femminile: non amichevole, né solidale, né promettente"
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"Assolutamente no". Non ha molti dubbi Donatella Di Pietrantonio, su quanto possa essere rassicurata da Giorgia Meloni in quanto donna, in caso di ascesa a Palazzo Chigi. "Perché Meloni è una donna che possiamo definire candidata premier, ma senza alcun ancoraggio nella politica delle donne".

Chiediamo all'autrice dell'Arminuta, premio Campiello e candidata allo Strega, dove sia radicata allora, la leader FdI.
"Sicuramente nel luogo del potere. Non è certamente l'unica, ma non è quello che le donne e la galassia del femminismo si aspettano da una politica. Come ha ricordato in un recente convegno la mia amica Ida Dominijanni. Né ci si aspetta solo di sostituire gli uomini nelle posizioni apicali, di strappargli il potere. Non è sufficiente. Lei parla per slogan, come tutti, e getta ossi ai cani, anche nel campo delle donne. A sessant'anni non sono così ingenua da credere alle sue profferte".

Cosa promette di offrire Giorgia Meloni alle donne?
"Proprio nel momento in cui si vuole far vedere che ci sarà una difesa più efficace delle donne, si usa un linguaggio che è un misto di violenza, di arroganza e anche di tanta ignoranza. C'è da reprimere? La destra lo sa fare, e lo farà anche a vantaggio delle donne. Questo lasciano intendere, ma non riesco a sentire sincerità. Solo un uso strumentale dei temi che fa davvero paura".

Come condividere il video dello stupro di Piacenza?
"E anche un infortunio clamoroso. È stato un gesto estremamente violento a commento di una violenza. Il fine elettorale di quella esposizione ha fatto completamente perdere di vista l'obbrobrio stesso dello stupro. Causando una violenza ulteriore, per di più moltiplicata dalla potenza dei social".

Ieri Meloni dal palco di Perugia ha parlato di "morra cinese della sinistra in cui il clandestino batte la violentata".
"Una cosa terribile.Una forma di lapsus che lascia intravedere il vero retropensiero verso la questione femminile. Non amichevole, né solidale, né promettente. Certe uscite svelano un retroterra francamente preoccupante. Come quella sulle devianze, in cui sono state derubricate delle patologie causa di sofferenza per parlare dello sport che ci rende sani".

Fratelli d'Italia ha rilanciato la proposta del cimitero dei feti, della sepoltura a prescindere dalla volontà dei genitori. Lo ritiene un segnale anche sulla 194? Al governo, potrebbero cambiare la legge sull'aborto?
"È un segnale molto sinistro di quello che ci attende in tema di attacchi ai diritti consolidati. Vuol dire che tutto potrebbe essere messo in discussione. Tutto quello che le donne hanno ottenuto in lunghe battaglie".

La stessa idea è stata lanciata in Abruzzo, dove lei vive, dal presidente Marsilio, sempre di FdI.
"Guardi, io sono mortificata dalla politica locale della mia regione. Credo che Marsilio sia stato il primo governatore di Fratelli d'Italia. Non abruzzese, abbastanza ignaro della nostra geografia. Con tutti i sindaci di destra, siamo purtroppo abituati a questo tipo di uscite, anche molto massimaliste. Che è lo stesso a livello nazionale. È per questo che, pur arrabbiata con la sinistra come molte altre e altri, ritengo corretto lo slogan "Scegli" di Enrico Letta. Stavolta si tratta davvero di fare una scelta di campo".

Ma questo essere sempre davanti a un'emergenza, prima economica, poi pandemica, poi democratica, non rivela una mancanza di scelta? Il fatto che per molti anni il Pd è stato al governo, non ha contribuito anche alla sua delusione?
"Purtroppo, è così. Come elettori siamo molto stanchi di tutto questo rincorrere continuo dell'emergenza, che giustifica tutto, qualsiasi provvedimento, senza mai avere una visione di futuro, ma con un orizzonte asfittico".

Non è però anche questo colpa di Meloni. A proposito di colpe, da scrittrice che ha indagato molto e bene sulle relazioni tra genitori e figli, ritiene che parte della costruzione della sua leadership attuale, così aggressiva e revanchista, possa derivare anche dal trauma di un abbandono - da lei reso noto - da parte del padre? È una leadership fondata sul risentimento familiare?
"Non andrei sul personale. Ognuno di noi ha i suoi momenti bui, talvolta traumatici. Ci sono vite particolarmente segnate da eventi o atmosfere familiari croniche. Ma su questo non ho nulla da aggiungere. Meloni ha avuto una vita come noi tutti e non ho nulla da contestarle in relazione al suo passato. Quello che le contesto è il disvalore della sua offerta politica attuale. Con quello che c'è dietro, ognuno di noi è costretto a farci i conti. Certo, di sicuro per quanto possa dispiacermi che abbia avuto la vita segnata da un abbandono importante, non la giustificherò oggi in alcun modo, né cederò alla pietas nel valutare eventuali atti politici".

 

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