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Ucraina, l'appello di Papa Francesco dal Colosseo: "I governanti ascoltino il grido della pace"

(agf)
Bergoglio conclude la tre giorni organizzata dalla comunità di Sant’Egidio aperta da Mattarella e Macron e di fronte alla minaccia nucleare fa proprio l’appello che Giovanni XXIII per le crisi dei missili a Cuba
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Disinnescare i conflitti con l’arma del dialogo. È la via che Papa Francesco continua a perseguire sullo sfondo della guerra russa in Ucraina, e che ha indicato ancora una volta concludendo al Colosseo la tre-giorni organizzata dalla comunità di Sant’Egidio, intitolata “Il grido della pace”, facendo proprio l’appello che sessant’anni fa Giovanni XXIII fece per la crisi dei missili a Cuba. 

“Il grido della pace viene spesso zittito, oltre che dalla retorica bellica, anche dall’indifferenza. È tacitato dall’odio che cresce mentre ci si combatte”, ha detto Jorge Mario Bergoglio. “Ma l’invocazione della pace non può essere soppressa: sale dal cuore delle madri, è scritta sui volti dei profughi, delle famiglie in fuga, dei feriti o dei morenti. E questo grido silenzioso sale al Cielo. Non conosce formule magiche per uscire dai conflitti, ma ha il diritto sacrosanto di …

Disinnescare i conflitti con l’arma del dialogo. È la via che Papa Francesco continua a perseguire sullo sfondo della guerra russa in Ucraina, e che ha indicato ancora una volta concludendo al Colosseo la tre-giorni organizzata dalla comunità di Sant’Egidio, intitolata “Il grido della pace”, facendo proprio l’appello che sessant’anni fa Giovanni XXIII fece per la crisi dei missili a Cuba. 

“Il grido della pace viene spesso zittito, oltre che dalla retorica bellica, anche dall’indifferenza. È tacitato dall’odio che cresce mentre ci si combatte”, ha detto Jorge Mario Bergoglio. “Ma l’invocazione della pace non può essere soppressa: sale dal cuore delle madri, è scritta sui volti dei profughi, delle famiglie in fuga, dei feriti o dei morenti. E questo grido silenzioso sale al Cielo. Non conosce formule magiche per uscire dai conflitti, ma ha il diritto sacrosanto di chiedere pace in nome delle sofferenze patite, e merita ascolto. Merita che tutti, a partire dai governanti, si chinino ad ascoltare con serietà e rispetto. Il grido della pace esprime il dolore e l’orrore della guerra, madre di tutte le povertà”. 

A Roma il “ministro degli Esteri” del patriarca russo 

La guerra russa in Ucraina ha fatto da sfondo all’incontro della comunità fondata da Andrea Riccardi, fin dall’apertura, alla Nuvola dell’Eur, con Sergio Mattarella e Emmanuel Macron. Il tema è stato poi al centro dell’udienza che Francesco ha concesso lunedì al presidente francese, il quale, ha poi riferito a Le Point, ha suggerito al Pontefice di chiamare tanto il patriarca russo quanto il presidente statunitense Joe Biden per favorire un negoziato. In un intreccio tra religione e diplomazia, all’incontro interreligioso di Roma hanno partecipato rappresentanti della Chiesa greco-cattolica ucraina, della Chiesa ortodossa canonicamente affiliata – ma critica – al patriarcato di Mosca e, in rappresentanza del patriarca russo Kirill, il suo “ministro degli Esteri”, il metropolita Antonio, che peraltro ha approfittato del soggiorno romano per incontrare l’ambasciatore russo presso la Santa Sede. 

Oggi, infine, la cerimonia conclusiva con circa duemila persone: ogni comunità di fede ha avuto un momento di preghiera proprio – i cristiani, con il Papa, per la prima volta all’interno del Colosseo – e poi tutti insieme davanti all’anfiteatro Flavio. Presenti i neoministri Matteo Piantedosi, Gennaro Sangiuliano e il sindaco di Roma Roberto Gualtieri. “Dall’Ucraina bombardata, dalle trincee del Donbass, si alza il grido dei feriti, dei morenti, il lamento dei familiari e degli amici”, ha detto il presidente della comunità di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo. “Le stesse urla di dolore, le stesse implorazioni di pace, si alzano dalla Siria, dal Caucaso, dall’Afghanistan, dallo Yemen, dalla Libia, dall’Etiopia, dal Sahel, dal Nord del Mozambico, da decine di altri luoghi conosciuti o sconosciuti”. 

L’appello di Giovanni XXIII per la crisi dei missili di Cuba 

“Oggi”, ha sottolineato il Papa nel suo discorso, “si sta verificando quello che si temeva e che mai avremmo voluto ascoltare: che cioè l’uso delle armi atomiche, che colpevolmente dopo Hiroshima e Nagasaki si è continuato a produrre e sperimentare, viene ora apertamente minacciato”. Da qui l’appello di Francesco: “Per favore non lasciamoci contagiare dalla logica perversa della guerra; non cadiamo nella trappola dell’odio per il nemico. Rimettiamo la pace al cuore della visione del futuro, come obiettivo centrale del nostro agire personale, sociale e politico, a tutti i livelli. Disinneschiamo i conflitti con l’arma del dialogo”. Il Papa, infine, ha fatto un parallelo, tra gli applausi, con la crisi dei missili di Cuba: “Durante una grave crisi internazionale, nell’ottobre 1962, mentre sembravano vicini uno scontro militare e una deflagrazione nucleare, San Giovanni XXIII fece questo appello: ‘Noi supplichiamo tutti i governanti a non restare sordi a questo grido dell’umanità. Che facciano tutto quello che è in loro potere per salvare la pace’”. Sessant’anni dopo, “queste parole suonano di impressionante attualità. Le faccio mie”.  

I rappresentanti delle diverse religioni presenti sul palco hanno firmato un appello per la pace e la fine di ogni conflitto che non menziona specificamente la guerra in Ucraina. La scrittrice Edith Bruck, ebrea sopravvissuta ai lager nazisti, amica del Papa, ha consegnato l’appello ad un gruppo di ragazzi, che lo hanno poi distribuito tra gli altri leader religiosi.